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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17399/2023 del 27/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato l'istanza di revoca dell'ingiunzione a demolire opere abusive realizzate in Casoria. La ricorrente ha dedotto due motivi: (1) carenza di legittimazione passiva della stessa in quanto, pur essendo erede del condannato Francesco Martone, non era mai divenuta titolare di alcun diritto reale o personale di godimento sull'immobile oggetto delle opere (la proprietà risultava essere della Immobiliare Stadera S.r.l.); (2) le opere contestate erano, secondo documentazione prodotta e riconoscimento dell'ufficio tecnico comunale, di natura di manutenzione straordinaria, per cui non ricorrerebbero i presupposti per la permanenza dell'ingiunzione demolitoria. Il giudice dell'esecuzione aveva ritenuto che la qualità di erede potesse legittimare la notifica dell'ordine di demolizione, senza accertare la titolarità reale del bene da parte della ricorrente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato sul primo motivo (che assorbe il secondo), annullando l'ordinanza impugnata e rinviando al Tribunale di Napoli. La Corte ha stabilito il principio per cui l'ordine di demolizione, essendo una sanzione reale di contenuto ripristinatorio, può mantenere efficacia nei confronti dell'erede solo se quest'ultimo è titolare di un diritto reale o personale di godimento sul bene; la sola qualità di erede è insufficiente quando la proprietà risulti di terzi (es. una società). Ha inoltre precisato che il giudice dell'esecuzione deve verificare, anche d'ufficio (art. 666, quinto comma, c.p.p.), se la società proprietaria sia un mero schermo/fittizia, circostanza che potrebbe ricollegare gli atti alla persona fisica. In mancanza di accertamenti in tal senso, l'ingiunzione notificata all'erede non può essere mantenuta. L'ordinanza è quindi annullata con rinvio perché il tribunale esegua gli accertamenti utili.

Norme richiamate

  • art. 666, quinto comma, cod. proc. pen.

    Consente al giudice dell'esecuzione di compiere accertamenti d'ufficio; la Corte richiama tale norma per autorizzare il Tribunale a verificare se la società proprietaria sia un ente fittizio usato come schermo dall'autore del reato.

  • principio in materia di ingiunzioni di demolizione per reati edilizi (giurisprudenziale)

    L'ordine di demolizione ha natura di sanzione reale a contenuto ripristinatorio e conserva efficacia verso l'erede o l'avente causa solo se questi è titolare di un diritto reale o personale di godimento sull'immobile; la mera qualità di erede è insufficiente per imporre l'obbligo materiale di facere.

Massime di principio

  • La notifica di un'ingiunzione di demolizione all'erede è legittima solo se l'erede è titolare di un diritto reale o personale di godimento sull'immobile; altrimenti l'ingiunzione può essere revocata.
  • La qualità di erede, di per sé, non trasferisce automaticamente gli obblighi connessi alla titolarità dell'immobile: occorre sempre verificare la titolarità reale o di godimento del bene.
  • Se l'immobile risulta di proprietà di una società, il giudice deve accertare se la società sia effettivamente distinta dalla persona fisica che ha commesso l'abuso o se si tratti di un semplice schermo/fittizio; tale accertamento può essere svolto d'ufficio (art. 666, comma 5 c.p.p.).
  • Documenti pubblici (atti notarili, note dell'ufficio tecnico comunale, verbali della polizia municipale) sono rilevanti per determinare la titolarità dell'immobile e la natura delle opere; una dichiarazione del comune che qualifica le opere come manutenzione straordinaria può essere un elemento utile al fine della revoca dell'ingiunzione.
  • In sede di esecuzione bisogna distinguere la responsabilità personale dell'autore dell'abuso dalla responsabilità reale sull'immobile: l'obbligo di demolire è imposto a chi può materialmente eseguirlo o a chi ha titolo sul bene.

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