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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 02288/2026 del 21/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato il decreto di sequestro preventivo di un'area ritenuta parte del demanio pubblico/marittimo. La ricorrente deduceva: 1) violazione di legge e carenza/apparenza di motivazione circa l'applicazione dell'art. 1161 R.D. 327/1942 (occupazione arbitraria), contestando la qualificazione demaniale/marittima dell'area e facendo leva su rilievi del sopralluogo dell'Agenzia del Demanio 2024 e sulla mancata sdemanializzazione; 2) mancata prova del dolo necessario per la fattispecie; 3) errori procedurali e di qualificazione del provvedimento (sostanziale trasformazione del sequestro in sequestro finalizzato alla confisca e illegittima integrazione della motivazione sul periculum), con richiamo agli artt. 321, 125 e 309 c.p.p. e ai vizi di motivazione denunciati ai sensi dell'art. 606 c.p.p.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse: la ricorrente non contestava di fatto la natura pubblica dell'area né era titolare del bene, e pertanto non ha mostrato un interesse concreto e attuale alla restituzione del bene sequestrato (effetto necessario per la legittimazione a impugnare). Perciò la Corte non ha esaminato nel merito le questioni sostanziali (qualificazione demaniale, sussistenza del dolo o del fumus del reato, correttezza dell'uso del sequestro). Ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e al versamento, in via equitativa, di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende, richiamando la sentenza della Corte Costituzionale n.186/2000 e la giurisprudenza di legittimità in tema di interesse a proporre il riesame.

Norme richiamate

  • Art. 1161 R.D. 327/1942

    Nella memoria della ricorrente era invocata la non sussistenza del fumus e del dolo richiesti dalla norma che punisce l'occupazione arbitraria; la Corte di legittimità non si pronuncia sul merito della corretta applicazione del suddetto articolo a causa dell'inammissibilità del ricorso per carenza di interesse

  • Art. 110 cod. pen.

    Richiamato in combinato disposto con l'art. 1161 R.D. 327/1942 nella compagine dei reati contestati; non valutato nel merito per inammissibilità del ricorso

  • Art. 606, comma 1, lett. b) e c) c.p.p.

    Norma invocata dalla ricorrente per dedurre violazione di legge e carenza di motivazione; la Corte ha ritenuto queste doglianze non esaminabili per carenza di interesse del ricorrente

  • Artt. 321 (commi 1 e 2), 125 comma 3 e 309 comma 9 c.p.p.

    Richiamati rispetto all'asserita illegittima trasformazione del sequestro in sequestro finalizzato alla confisca e alla presunta mancanza di motivazione sul periculum; la Corte non ha approfondito la questione sostanziale, avendo dichiarato il ricorso inammissibile

  • Art. 240 cod. pen.

    Richiamato dalla difesa in relazione alla confisca; la Corte non si pronuncia sul merito dell'applicabilità in questa vicenda a causa dell'inammissibilità del ricorso

  • Art. 616 c.p.p.

    Articolo invocato per l'onere delle spese: la Corte ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali in base a questa norma

  • Corte Costituzionale, sentenza n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata come criterio per la quantificazione equitativa della somma a carico della ricorrente versata alla Cassa delle Ammende; la Corte l'ha utilizzata per stabilire che non sussisteva colpa grave ma è comunque dovuto un versamento equitativo di euro 3.000,00

  • Giurisprudenza di legittimità (Sez. 5, n. 52060/30.10.2019 e Sez. 5, n. 22231/17.03.2017)

    Richiamate per il principio secondo cui la legittimazione a impugnare un provvedimento cautelare reale spetta a chi vanti un interesse concreto e attuale alla restituzione della cosa; la Corte ha applicato tali principi per dichiarare inammissibile il ricorso

Massime di principio

  • Non ha legittimazione ad impugnare il sequestro preventivo chi non sia titolare del bene o non dimostri un interesse concreto e attuale alla restituzione dell'oggetto sequestrato; il motivo dell'impugnazione deve mirare a ottenere il dissequestro come effetto concreto
  • Se il ricorrente ammette o non contesta la natura pubblica/demaniale dell'area, il gravame volto alla restituzione tende a risultare privo di interesse e quindi inammissibile
  • Questioni sostanziali come la qualificazione demaniale (demanio marittimo vs altro demanio), la necessità di provvedimenti di sdemanializzazione e la sussistenza del dolo ai fini dell'art. 1161 R.D. 327/1942 devono essere provate o comunque dedotte in modo da incidere sull'interesse al dissequestro; in assenza di tale interesse le corti di legittimità non entreranno nel merito
  • Se si contesta la correttezza formale del provvedimento (es. trasformazione del sequestro in sequestro finalizzato alla confisca), occorre dimostrare che tale trasformazione ha prodotto un danno concreto o un effetto immediato sulla posizione del ricorrente per mantenere l'interesse all'impugnazione
  • In presenza di indizi amministrativi contrastanti (es. sopralluogo dell'Agenzia del Demanio), è preferibile aver prima esperito i rimedi amministrativi/accertamenti e documentare i risultati per poter efficacemente sostenere il vizio dell'atto cautelare in sede giurisdizionale
  • La mancata decisione sul merito a causa di difetti di legittimazione o interesse comporta comunque oneri economici per il ricorrente (spese processuali e, eventualmente, somme alla Cassa delle Ammende) se il ricorso viene dichiarato inammissibile

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