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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37857/2023 del 15/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorsi impugnavano la conferma in appello della condanna per tentata estorsione pluriaggravata (minacce telefoniche, deposito di tanica con liquido infiammabile e proiettili, telefonate intimidatorie) contestata per ottenere la consegna di €180.000,00. Le censure principali vertevano su: a) carenza, contraddittorietà o travisamento della motivazione e della valutazione delle prove (in particolare sulla attendibilità della persona offesa e del collaboratore Dimasi); b) mancato riconoscimento dell'esimente dello stato di necessità/coazione morale; c) errata qualificazione del fatto come tentata estorsione anziché come esercizio arbitrario delle proprie ragioni; d) omissione di riscontri individualizzanti circa il movente di profitto dei singoli coimputati; e) doglianze sulla determinazione della pena e sul mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso di Rocco Albanese: ha ritenuto provata la sua partecipazione morale/di mandante sulla base delle dichiarazioni del collaboratore Dimasi corroborate da riscontri esterni, dai contatti telefonici e dalla partecipazione a incontri decisivi; ha escluso l'operatività dello stato di necessità per difetto di allegazione degli estremi e ha confermato la qualificazione del fatto come tentata estorsione spiegando che l'asserito credito, anche se esistente, non avrebbe potuto essere azionato da Albanese (impresa fallita), rendendone consapevole la sua condotta e quindi ingiusta la pretesa. Ha ritenuto infondati anche i motivi sulla quantificazione della pena e sulle attenuanti. Invece i ricorsi di Marco Ferrentino, Josè Salvatore Signorello e Giuseppe Dimasi sono stati accolti nei limiti indicati: la Cassazione ha annullato la sentenza di condanna nei loro confronti e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Milano, rilevando che la motivazione non ha fornito riscontri individualizzanti sufficienti per affermare la consapevolezza, in capo a ciascuno di essi, che il credito non fosse esercitabile giudizialmente e per dimostrare il movente personale di profitto (elemento soggettivo necessario per l'estorsione). Gli altri motivi di Ferrentino, Signorello e Dimasi sono stati assorbiti. Sono state disposte le conseguenti liquidazioni delle spese processuali come indicato in dispositivo.

Norme richiamate

  • art. 629 c.p. (estorsione)

    L'articolo definisce l'estorsione come il perseguimento di un profitto mediante violenza o minaccia; la Corte ha richiamato che l'elemento distintivo rispetto all'esercizio arbitrario delle proprie ragioni è l'elemento soggettivo: la piena consapevolezza dell'ingiustizia del profitto perseguito

  • art. 393 c.p. (esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia alle persone)

    Applicato come reato alternativo: sussiste quando l'agente agisce nella convinzione, anche se infondata ma ragionevole, di esercitare un proprio diritto. La Corte ha verificato la diversa prospettiva rispetto all'estorsione, incentrata sulla ragionevolezza della convinzione di avere un diritto

  • Sez. U., n. 29541 del 16/07/2020 (Sentenza Filardo)

    Giurisprudenza di legittimità richiamata per la distinzione tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni in base all'elemento psicologico; principio usato come parametro interpretativo

  • art. 54 c.p. (stato di necessità)

    La Corte richiama che lo stato di necessità richiede una allegazione puntuale degli estremi (minaccia di male imminente, impossibilità di sottrarsi), onere che incombe sull'imputato; la mancata allegazione esclude l'operatività della scriminante

  • art. 62-bis c.p. (circostanze attenuanti generiche)

    Richiamato in relazione alla valutazione discrezionale del giudice di merito circa la concessione o meno delle attenuanti generiche; la Corte ne dichiara l'insindacabilità in sede di legittimità se la motivazione di fatto è congrua

  • art. 116, 110, 56 c.p. (concorso di persone e ruoli)

    Norme richiamate per la ricostruzione del concorso di persone e per i profili della responsabilità concorrente; la Corte sottolinea che per i coimputati è necessario accertare la soggettività della consapevolezza del fine e dei rischi della condotta

  • art. 606 c.p.p., art. 125, 192, 546 c.p.p. (motivi di cassazione, prova, collaboratore)

    Richiamati in relazione ai motivi di diritto per cassazione: controllo sulla motivazione, sulla valutazione delle prove e sui criteri di utilizzazione delle dichiarazioni del collaboratore (necessità di riscontri esterni e attendibilità)

  • art. 521, 522 c.p.p. e art. 629, secondo comma c.p. (circostanze aggravanti e loro contestazione)

    Richiamati in ordine alla contestazione e motivazione delle circostanze aggravanti (es.: minaccia commessa da più persone riunite, uso di arma): la decisione evidenzia l'esigenza di adeguata specificazione e riscontri individualizzati

Massime di principio

  • Per distinguere estorsione da esercizio arbitrario delle proprie ragioni il criterio decisivo è l'elemento psicologico: occorre accertare se l'agente fosse consapevole dell'ingiustizia del profitto o se, invece, ragionevolmente credesse di avere un diritto esercitabile in giudizio
  • Quando la responsabilità di più soggetti è dedotta anche sulla base di dichiarazioni di un collaboratore, il giudice deve indicare riscontri esterni individualizzanti e valutare la credibilità del collaboratore; in mancanza, la qualificazione del movente personale di profitto è vulnerabile in sede di legittimità
  • L'invocazione dello stato di necessità o della coazione morale richiede allegazioni specifiche e circostanziate sugli elementi costitutivi della scriminante; la generica evocazione non è sufficiente
  • Le circostanze aggravanti (uso di arma, più persone riunite) devono essere formulate in modo chiaro fin dall'imputazione e supportate da elementi di fatto concreti; il loro accertamento in sentenza necessita di motivazione puntuale per non ledere il diritto di difesa
  • Le valutazioni del giudice di merito circa le attenuanti generiche e la determinazione della pena sono di fatto discrezionali e difficilmente appellabili in Cassazione se la motivazione è non manifestamente contraddittoria o illogica

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