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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45360/2023 del 10/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Conflitto di competenza territoriale relativo al procedimento per associazione per delinquere (capo 1) e a numerosi reati connessi (capi da 2 a 70) - in particolare plurime fattispecie previste dall'art. 12, commi 3 e 3-bis, d.lgs. n. 286/1998 - con questioni sulla determinazione del luogo di commissione (atti iniziati all'estero e proseguiti in Italia, ipotesi di consumazione a Ventimiglia per i reati scopo) e sulla rilevanza della connessione tra reato associativo e reati scopo ai fini della competenza territoriale (art. 12 cod. proc. pen., art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen., nonché criteri di cui agli artt. 8, 9 e 16 cod. proc. pen.). Il GIP di Catania aveva sollevato conflitto sostenendo incompetenza a favore del Tribunale di Genova; il GIP di Genova aveva in precedenza dichiarato incompetenza in favore di Catania in relazione al delitto associativo e in favore di Imperia per altri reati.

La decisione

Il conflitto è stato dichiarato inammissibile in quanto la competenza territoriale era già stata regolata da sentenza di questa Corte di cassazione del 13/07/2023, la quale aveva ritenuto competente il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania. Conseguentemente gli atti sono stati trasmessi al GIP di Catania. La Corte ha motivato richiamando principi circa la rilevanza, ai fini della determinazione della competenza, della contestazione formulata dal Pubblico ministero salvo errori macroscopici, la possibilità di connessione tra reato associativo e reati scopo ai sensi dell'art. 12 cod. proc. pen., la vis attractiva dell'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. e, in mancanza di un luogo di costituzione o radicamento dell'associazione, l'applicazione delle regole dell'art. 16 cod. proc. pen. con ricorso, se necessario, ai criteri suppletivi dell'art. 9.

Norme richiamate

  • art. 12, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.

    La norma sulla connessione è stata interpretata nel senso che la competenza può essere spostata quando i reati sono commessi in esecuzione di un medesimo disegno criminoso; la valutazione della connessione prende avvio dalla contestazione formulata dal PM

  • art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen.

    Riconosciuta la funzione attrattiva (vis attractiva) della competenza della procura distrettuale per i reati espressamente elencati, con possibile estensione della competenza anche ai reati connessi, anche se di maggior gravità

  • art. 8, comma 1 e comma 3, cod. proc. pen.

    Utilizzato per individuare la competenza territoriale nei reati permanenti parzialmente commessi all'estero: se la condotta ha avuto inizio in Italia si applica l'art. 8 (anche per individuare il luogo di consumazione)

  • art. 9, commi 1-3, cod. proc. pen.

    Criteri suppletivi per la determinazione della competenza quando la consumazione è iniziata all'estero e proseguita in Italia; richiamato per individuare la competenza in mancanza di un luogo di inizio italiano

  • art. 16, comma 1, cod. proc. pen.

    Regola l'individuazione della competenza per i reati connessi in base alla gravità crescente; quando non è possibile individuare il luogo dell'associazione si procede con riferimento ai reati connessi più gravi

  • art. 12, commi 3 e 3-bis, d.lgs. n. 286/1998

    Norme sostanziali sui reati di favoreggiamento/agevolazione dell'ingresso e soggiorno di stranieri che costituiscono i reati scopo contestati; la loro identificazione sostanziale ha rilevanza ai fini della connessione e della determinazione della competenza

  • art. 27, cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione al procedimento di trasmissione degli atti e all'investitura del giudice competente a seguito delle richieste del PM

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137

    Norma invocata per la presentazione della requisitoria scritta del Pubblico ministero in sede di conflitto, che ha chiesto la competenza del GIP di Catania

Massime di principio

  • La competenza territoriale in presenza di reati connessi si determina prioritariamente con riferimento alla contestazione formulata dal Pubblico ministero, salvo che la contestazione contenga errori macroscopici e immediatamente percepibili
  • L'art. 51, comma 3-bis, cod. proc. pen. può esercitare una vis attractiva a favore della competenza della procura distrettuale per i reati elencati, estendendosi anche ai reati connessi; occorre verificare se il reato principale rientri tra quelli che attraggono la competenza
  • Se l'associazione è transnazionale e non è individuabile un luogo di costituzione o radicamento, la competenza va determinata secondo l'art. 16 cod. proc. pen., prendendo in considerazione i reati connessi in ordine di gravità e, in caso di parità, il primo reato
  • Per reati permanenti iniziati all'estero e proseguiti in Italia si applicano i criteri degli artt. 8 e 9 cod. proc. pen.: se l'evento criminoso è iniziato in Italia prevale l'art. 8; se iniziato all'estero si ricorre all'art. 9 e ai criteri suppletivi
  • In caso di conflitto già deciso da un giudice superiore (es. Corte di cassazione), il conflitto successivamente sollevato è inammissibile e gli atti devono essere trasmessi all'autorità già individuata competente
  • Nelle indagini transnazionali è essenziale documentare con precisione tempi, luoghi e modalità delle condotte per poter correttamente applicare i criteri di competenza (identificare luogo di inizio, proseguimento, e primo ufficio PM che ha iscritto la notizia di reato)
  • Quando la connessione si fonda su elementi indiziari di programmazione unitaria (modi operandi ripetuti, stessi soggetti, successione temporale e territoriale coerente), il giudice deve valutare se sussiste un medesimo disegno criminoso ai fini dell'unificazione della competenza

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