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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31920/2022 del 30/08/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato la misura interdittiva (divieto di esercitare uffici direttivi del Consorzio RESES per la durata di un anno) disposta dal GIP di Arezzo. L'indagato contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza relativi alla partecipazione ad associazione per delinquere (art. 416 c.p.) e a reati fiscali (art. 11 d.lgs. 74/2000), deducendo: carenza e contraddittorietà della motivazione sul punto; insufficienza della qualifica di "amministratore di fatto" desunta da una procura mai esercitata e da intercettazioni; insussistenza delle esigenze cautelari per il pericolo di reiterazione, dato che l'indagato si era dimesso e aveva rinunciato alla procura; omissione di motivazione sulla durata massima (un anno) della misura interdittiva.

La decisione

La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di interesse all'impugnazione, ritenendo che le dimissioni dalle cariche e la rinuncia alla procura rendessero la misura interdittiva ormai priva di rilevanza pratica per il ricorrente. Tuttavia la Corte ha comunque esaminato la motivazione del Tribunale del riesame e del provvedimento originario e l'ha ritenuta adeguata: ha confermato che sussistono gravi indizi desumibili dalle intercettazioni e che la valutazione delle esigenze cautelari è stata logicamente motivata. Conseguentemente il provvedimento confermativo resta in vigore; il ricorso viene respinto come inammissibile e il ricorrente condannato alle spese del procedimento, senza irrogazione della sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416 cod. pen.

    Norma contestata per la partecipazione ad associazione per delinquere; la Corte ha ritenuto, alla luce delle intercettazioni e della motivazione dei giudici di merito, che sussistano gravi indizi riferibili alla partecipazione dell'indagato al sistema illecito.

  • art. 11 d.lgs. 74/2000

    Fatto oggetto dell'imputazione (reati fiscali). La Corte osserva che nessuna specifica condotta contestata esclusivamente a carico del ricorrente rendeva infondata la misura, e che le intercettazioni non sono state efficacemente contestate.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente per vizio di legge; la Corte non ha ritenuto sussistente la violazione denunciata e ha ritenuto la motivazione dei giudici di merito coerente.

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Richiamato nelle censure del ricorrente circa le esigenze cautelari; la Corte ha ritenuto adeguata la valutazione del giudice del riesame sulla persistenza delle esigenze cautelari, pur dichiarando il ricorso inammissibile per sopravvenuta mancanza d'interesse.

  • art. 308, secondo comma, cod. proc. pen.

    Norma che impone la motivazione sulla durata massima della misura interdittiva; il ricorrente aveva censurato omissione di motivazione, ma la Cassazione ha ritenuto l'eccezione superata dalla mancanza d'interesse e ha comunque ritenuto integrata la motivazione complessiva tra provvedimento genetico e confermativo.

  • art. 568, quarto comma, cod. proc. pen.

    Richiesta di interesse all'impugnazione come condizione di ammissibilità: la Corte ha applicato tale principio ritenendo che, per effetto delle dimissioni e della rinuncia alla procura, il ricorrente mancasse dell'interesse pratico all'eliminazione della misura interdittiva.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma sui compensi e spese: la Corte ha disposto il pagamento delle spese del procedimento da parte del ricorrente.

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Richiamato nel ragionamento sulla riparazione e sulle differenze rispetto alle misure custodiali; la Corte osserva che non è previsto un titolo analogo di riparazione per le misure interdittive.

Massime di principio

  • La mancanza di interesse all'impugnazione: se la misura cautelare interdittiva è divenuta priva di rilevanza pratica (es. per dimissioni dall'ufficio e rinuncia alla procura), il ricorso può essere dichiarato inammissibile per sopravvenuta assenza di interesse.
  • Valutazione dei gravi indizi in Cassazione è limitata: il controllo è di legittimità e riguarda la congruità e l'adeguatezza della motivazione del giudice di merito, non la rivalutazione ex novo delle prove; la mera prospettazione di diversa lettura delle intercettazioni non integra vizio di legittimità.
  • In tema di 'amministratore di fatto' occorre prova concreta e non solo astratta deduzione dalla titolarità di una procura o da possibilità teoriche: serve dimostrazione di esercizio continuativo e significativo dei poteri gestori.
  • Dimissioni e rinuncia alla procura non eliminano automaticamente la valutazione della sussistenza delle esigenze cautelari: il giudice valuta anche la concreta possibilità che l'interessato torni esercitare funzioni o ottenga nuovi ruoli; tuttavia la sopravvenutaassenza di interesse può comunque inficiare l'impugnazione.
  • Obbligo motivazionale sulla durata delle misure interdittive: la durata (anche se entro il massimo previsto) richiede motivazione specifica e concreta; carenze motivazionali possono essere sanate se provvedimenti diversi si integrano reciprocamente.
  • Rischio di reiterazione va motivato concretamente e non solo con richiamo alla gravità astratta dei fatti; mutamenti organici intervenuti dopo il fatto possono rendere meno plausibile il pericolo, ma la valutazione spetta al giudice della cautela.

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