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Cassazione Civile, Ordinanza n. 03255/2023 del 02/02/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce dall’opposizione a un decreto di espulsione emesso dal Prefetto, respinta dal Giudice di pace. Il provvedimento espulsivo era stato tradotto soltanto in lingua inglese; il giudice di merito ha ritenuto che ciò fosse sufficiente perché l’inglese sarebbe la lingua nazionale/ufficiale del Pakistan. Con il ricorso per cassazione l’interessato ha dedotto la violazione dell’art. 13, comma 7, d.lgs. n. 286/1998, dell’art. 24 Cost. e dell’art. 3 Cost., sostenendo che la lingua del Pakistan sarebbe l’urdu e che l’inglese sarebbe solo una lingua veicolare, non idonea a garantire la comprensione dell’atto; ha inoltre denunciato un’errata valutazione delle prove.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il motivo e, conseguentemente, l’intero ricorso. Ha rilevato che, secondo la propria giurisprudenza, la traduzione del decreto di espulsione nella lingua ufficiale del Paese di appartenenza dello straniero soddisfa il requisito dell’art. 13, comma 7, d.lgs. n. 286/1998, operando una presunzione legale di conoscenza e non essendo necessario tradurre l’atto nel dialetto concretamente comprensibile dall’interessato. La censura del ricorrente, però, mirava a contestare l’accertamento di fatto compiuto dal giudice di pace sulla qualifica dell’inglese come lingua ufficiale del Pakistan: tale profilo attiene al merito e non è sindacabile in cassazione come violazione di legge. Nulla è stato disposto sulle spese; non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato perché il procedimento è esente.

Norme richiamate

  • art. 13, comma 7, d.lgs. n. 286/1998

    La traduzione del decreto di espulsione nella lingua ufficiale del Paese di appartenenza dello straniero è sufficiente a integrare il requisito legale, in base a una presunzione di conoscenza; non è necessario tradurre l’atto nella lingua o nel dialetto effettivamente compreso dal destinatario.

  • art. 24 Cost.

    Richiamato dal ricorrente come parametro di tutela del diritto di difesa, ma non ritenuto decisivo dalla Corte in presenza della corretta applicazione della regola sulla traduzione nella lingua ufficiale.

  • art. 3 Cost.

    Richiamato dal ricorrente come parametro di uguaglianza, ma la Corte non ne ha tratto una diversa conclusione sul requisito della traduzione.

  • art. 18, comma 8, d.lgs. n. 150/2011

    Indicato per escludere il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di procedimento esente.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità, la deduzione di violazione di legge non può essere utilizzata per contestare l’accertamento in fatto compiuto dal giudice di merito, quando la critica investe la concreta ricognizione della fattispecie e non l’interpretazione della norma astratta.
  • In materia di espulsione dello straniero, la traduzione del provvedimento nella lingua ufficiale del Paese di provenienza è sufficiente a soddisfare il requisito legale previsto dall’art. 13, comma 7, t.u. immigrazione, operando una presunzione di conoscenza dell’atto.
  • La norma sulla traduzione dell’atto espulsivo non impone all’amministrazione di predisporre una traduzione nella lingua individualmente comprensibile dal destinatario o in un dialetto locale; il parametro è la lingua ufficiale del Paese di appartenenza.
  • Quando il motivo di ricorso contesta soltanto la valutazione del giudice di merito circa la lingua ufficiale di uno Stato, la censura è inammissibile se proposta come violazione di legge in cassazione.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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