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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23149/2022 del 14/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza della Corte d'appello di Reggio Calabria che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa al periodo di custodia cautelare disposto l'8 agosto 2012 per reati connessi alla 'ndrangheta. La Corte territoriale aveva ritenuto che il comportamento del Vallelonga, caratterizzato da una contiguità consapevole con l'azienda familiare riconoscente del "metus" mafioso del padre, la partecipazione a riunioni strategiche e dichiarazioni che denotavano conoscenza delle dinamiche criminali, costituisse una connivenza passiva e una colpa grave ostativa al riconoscimento dell'indennizzo. Il ricorrente contestava l'insufficiente analisi dei presunti atti di colpa grave e la mancanza di nesso causale tra tali comportamenti e l'adozione della misura cautelare, richiamando anche la sentenza di assoluzione nel merito.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Ha confermato che il giudice della riparazione ha autonomamente e adeguatamente valutato gli elementi probatori e che la motivazione della Corte territoriale era logica e conforme alla giurisprudenza di legittimità. È stato ritenuto che la contiguità consapevole del ricorrente con l'azienda del padre, la partecipazione a riunioni collegate all'accaparramento di appalti e altre condotte ambigue integrassero una colpa grave/connivenza passiva nella misura tale da giustificare la misura cautelare e quindi di ostacolare l'indennizzo. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e al rimborso delle spese in favore del Ministero per euro 1.000.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma relativa all'associazione mafiosa: citata tra i reati per i quali era stata disposta la misura cautelare; nel giudizio di riparazione serve a contestualizzare i fatti che hanno determinato l'intervento dell'autorità giudiziaria

  • art. 56 cod. pen.

    Richiamato insieme ad altri articoli penali nel capo d'imputazione; il riferimento documenta il quadro di accuse che ha motivato la custodia cautelare (concorso di persone o partecipazione), rilevante ai fini della valutazione della contiguità del ricorrente

  • art. 575 cod. pen.

    Delitto di omicidio: citato nel capo d'imputazione connesso alla vicenda familiare e alla faida, utile a spiegare il contesto che ha alimentato le indagini e la misura cautelare

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la riparazione per ingiusta detenzione: il giudice verifica se il danneggiato abbia dato causa alla detenzione con dolo o colpa grave; qui è stata applicata per escludere l'indennizzo per colpa grave del ricorrente

  • art. 315 cod. proc. pen.

    Norma collegata alla riparazione (procedure e condizioni): citata nel motivo di ricorso e oggetto di valutazione quanto all'esistenza della condotta gravemente colposa

Massime di principio

  • Il giudizio per la riparazione per ingiusta detenzione è autonomo rispetto al giudizio penale di merito: il giudice valuta ex ante se vi sia stata colpa grave o dolo che abbia causato la falsa apparenza del reato, ma non può contraddire fatti stabiliti e provati nel processo di cognizione.
  • La 'colpa grave' ostativa all'indennizzo può derivare anche da una "connivenza passiva": frequenti relazioni ambigue con soggetti criminali, l'inserimento in attività economiche che beneficiano del "metus" mafioso, la partecipazione a riunioni strategiche e comportamenti che denotano consapevolezza delle dinamiche illecite possono costituire indizi di colpa grave, se adeguatamente motivati dal giudice.
  • Non è sufficiente il solo rapporto di parentela o l'impiego formale nell'azienda familiare a escludere l'indennizzo; rileva la qualità della contiguità (consapevole e profittevole) e l'esistenza di un nesso causale tra tale condotta e la decisione cautelare.
  • La difesa in sede di riparazione deve contestare specificamente la valutazione motivazionale del giudice della riparazione: occorre dimostrare l'assenza di collegamenti significativi, la mancanza di consapevolezza o di qualsiasi contributo causale alla formazione della convinzione dell'autorità giudiziaria.
  • Il giudice della riparazione deve fornire motivazioni adeguate e congrue sulla idoneità degli elementi (es. frequentazioni, ruoli aziendali, partecipazioni a incontri) a costituire indizi di complicità o contiguità; una motivazione logica e puntuale rende difficile la revisione in Cassazione.

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