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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23089/2022 del 14/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte di Appello di Sassari (02/12/2020) che aveva confermato la condanna inflitta dal Tribunale di Nuoro per reati connessi alla detenzione e cessione di sostanze stupefacenti (art. 73 comma 5 DPR 309/90). Pilo contesta la carenza e l'illogicità della motivazione circa la sussistenza della finalità di spaccio, deducendo che le conversazioni erano congetturali e non provavano destinazione alla cessione a terzi. Collu deduce violazione e illogicità della motivazione con riferimento a specifici capi (in particolare il capo 29 e il capo 9), sostenendo che dalle conversazioni non risulterebbe la consegna della seconda partita da 4 kg, né rapporti con acquirenti e che alcuni termini e importi non fanno riferimento a stupefacenti.

La decisione

Per Pilo Fabrizio la Corte di Cassazione ha ritenuto non manifestamente infondato il motivo relativo alla motivazione della Corte d'appello (ricostruzione basata su elementi isolati e frammentari) e, constatata la maturata prescrizione (causa di estinzione del reato ai sensi dell'art. 129 c.p.p., comma 1), ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente ai residui reati (capi 18 e 19), dichiarandoli estinti per prescrizione. Non è stata però disposta l'assoluzione di merito ai sensi dell'art. 129, comma 2, c.p.p., perché non sussisteva prova evidente dell'innocenza. Quanto a Collu Marco, i motivi sono stati ritenuti manifestamente infondati o inammissibili: il ricorso è stato dichiarato inammissibile e Collu è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • DPR 309/1990, art. 73, comma 5

    Norma richiamata per la contestazione di detenzione/cezione di stupefacenti; la Corte valuta se gli elementi probatori dimostrino la finalità di spaccio ai fini dell'applicazione della fattispecie aggravata

  • Codice di procedura penale, art. 129, comma 1

    Applicata dalla Corte per dichiarare la causa di non punibilità sopravvenuta (estinzione del reato per prescrizione) maturata dopo la sentenza impugnata e determinare l'annullamento senza rinvio

  • Codice di procedura penale, art. 129, comma 2

    Richiamato per spiegare perché non è stata pronunciata l'assoluzione di merito: l'assoluzione per insussistenza del fatto richiede prova evidente dell'innocenza sulla base degli elementi valutati in sentenza, elemento non riscontrato

  • Giurisprudenza (Sez. U., n. 1021 del 28.11.2001)

    Principio secondo cui, se risulta una causa di estinzione del reato, le eventuali nullità o vizi di motivazione non impediscono l'immediata applicabilità della causa estintiva

  • Giurisprudenza (Sez. 2, Sent. n. 50701 del 04/10/2016)

    Richiamata per il principio che l'interpretazione e valutazione del contenuto delle intercettazioni è questione di fatto rimessa al giudice di merito, sindacabile in cassazione solo per manifesta illogicità o irragionevolezza

Massime di principio

  • La maturazione della prescrizione sopravvenuta dopo la sentenza impugnata può determinare l'annullamento senza rinvio indipendentemente dall'eventuale vizio di motivazione; il giudice di legittimità applica immediatamente la causa estintiva
  • Le inferenze basate su elementi isolati o su letture frammentarie di conversazioni intercettate sono vulnerabili a critica: per qualificare un acquisto come destinato allo spaccio occorre motivazione complessiva, coerente e non meramente congetturale
  • L'interpretazione delle intercettazioni è valutazione di merito e la Cassazione interviene solo se la motivazione è manifestamente illogica o irragionevole
  • Per ottenere l'assoluzione ai sensi dell'art. 129, comma 2, c.p.p., è necessario che la prova dell'innocenza sia evidente sulla base degli stessi elementi valutati in sentenza; la mera incertezza o criticabilità della motivazione non è sufficiente
  • Ricorsi che si limitano a chiedere rivalutazioni personali dei fatti o riconsiderazioni della prova sono spesso dichiarati inammissibili o infondati in sede di legittimità; è necessario censurare specifici vizi di diritto o di motivazione con chiarezza

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