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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18914/2024 del 14/05/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Milano per carenza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione nella quantificazione della pena. In particolare censura l'elevato scostamento (aumento di nove mesi) applicato al reato di indebite compensazioni (art. 10‑quater d.lgs. n. 74/2000), rispetto ai modesti aumenti (mesi 2) già riconosciuti per altre violazioni finanziarie ritenute in continuazione, e ravvisa contraddizione tra la valutazione del giudice dell'esecuzione e le affermazioni del giudice della cognizione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittimo il potere discrezionale del giudice dell'esecuzione nella commisurazione complessiva della pena: il Tribunale ha dato maggiore rilevanza all'art. 416 c.p. e ha confermato gli incrementi già operati in sede di cognizione per i reati satellite; ha poi aggiunto un aumento di nove mesi per il reato di indebite compensazioni motivandolo con la gravità del fatto (entità dell'imposta evasa), la difficoltà dell'accertamento dovuta all'uso di strumenti tecnico‑tributari e al coinvolgimento di più soggetti giuridici, nonché con la personalità del condannato (pluripregiudicato e posizione rilevante nell'associazione). La Corte ha ritenuto la motivazione congrua e non suscettibile di censura in sede di legittimità e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 416 cod. pen.

    Riconosciuto come reato prevalente nella valutazione complessiva della pena; la sua maggiore gravità è stata valorizzata dal giudice dell'esecuzione ai fini della commisurazione.

  • art. 10‑quater d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    Si tratta del reato di indebite compensazioni; il tribunale d'esecuzione ha ritenuto di applicare un aumento di pena specifico (mesi 9) motivandolo con entità dell'evasione, complessità dell'accertamento e coinvolgimento di più soggetti.

  • art. 187 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato come principio che orienta la commisurazione complessiva della pena in sede esecutiva, permettendo al giudice dell'esecuzione di valutare la rilevanza relativa dei reati concorrenti.

  • d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74

    Quadro normativo delle fattispecie di reato finanziario/dei tributi citate nelle sentenze di merito; il giudice ha valutato le singole violazioni alla luce della loro gravità economica e tecnica.

Massime di principio

  • Il giudice dell'esecuzione dispone di ampio potere discrezionale nella quantificazione complessiva della pena: la Corte di Cassazione non sostituisce la propria valutazione a quella del giudice di merito se la motivazione non è manifestamente illogica o contraddittoria.
  • È legittimo che il giudice assegni prevalenza ad un reato principale (es. associazione a delinquere) nella determinazione della pena complessiva rispetto ai reati 'satellite'.
  • Differenze tra gli aumenti di pena applicati in sede di cognizione e quelli definitivi in esecuzione non sono di per sé motivo di annullamento: occorre che il giudice dell'esecuzione dia motivazioni razionali e specifiche (es. gravità del fatto, entità dell'evasione, complessità dell'accertamento, ruolo e recidiva del condannato).
  • La Corte di Cassazione non è autorizzata a rivedere i fatti o a scegliere parametri valutativi alternativi di merito: può intervenire solo se la motivazione è formalmente carente, contraddittoria o manifestamente illogica.
  • Per impugnare con successo una quantificazione della pena in sede esecutiva è necessario dimostrare, con argomentazione precisa, l'insussistenza o l'irrilevanza dei fattori effettivamente indicati dal giudice (ad es. dimostrare che l'entità dell'evasione o la complessità dell'accertamento non giustificano l'aumento).

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