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Cassazione Penale, Ordinanza n. 28819/2025 del 05/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso una sentenza del Tribunale che, all'esito di giudizio definito con applicazione della pena su richiesta delle parti, aveva applicato la pena concordata in relazione al reato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti di lieve entità. La difesa ha dedotto erronea applicazione della legge penale e vizio di motivazione con riferimento al trattamento sanzionatorio, contestando in sostanza la congruità della pena applicata. La Corte ha però rilevato che, nel caso di sentenza di patteggiamento, il ricorso è ammesso solo per specifici motivi tassativi; le censure formulate non rientravano tra quelli consentiti, non riguardando né l'espressione della volontà dell'imputato, né il difetto di correlazione tra richiesta e sentenza, né l'erronea qualificazione giuridica del fatto, né l'illegalità della pena. La Corte ha inoltre osservato che la pena non era illegale e che la valutazione di congruità del trattamento sanzionatorio era insindacabile in sede di legittimità.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che le doglianze proposte contro la sentenza di patteggiamento non rientravano nei motivi di impugnazione consentiti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. ed erano comunque rivolte contro una valutazione di congruità della pena non sindacabile. Ha inoltre disposto la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 4.000 in favore della Cassa delle ammende. La declaratoria di inammissibilità è stata adottata de plano ai sensi dell'art. 610, comma 5-bis, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90

    Norma incriminatrice richiamata come titolo del reato oggetto di patteggiamento; dalla sentenza emerge solo che il procedimento riguardava un'ipotesi di lieve entità in materia di stupefacenti.

  • art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen.

    Il ricorso contro la sentenza di patteggiamento è proponibile soltanto per motivi tassativi: espressione della volontà dell'imputato, difetto di correlazione tra richiesta e sentenza, erronea qualificazione giuridica del fatto, illegalità della pena o della misura di sicurezza.

  • legge n. 103 del 2017

    Ha introdotto l'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., in vigore dal 3 agosto 2017.

  • art. 610, comma 5-bis, cod. proc. pen.

    Prevede la dichiarazione senza formalità, quale unico modello procedimentale, per l'inammissibilità del ricorso avverso la sentenza di applicazione della pena.

Massime di principio

  • Avverso la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti il ricorso per cassazione è ammissibile solo nei casi tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p.; non sono deducibili doglianze estranee a tali limiti.
  • Le censure sulla mera congruità del trattamento sanzionatorio concordato tra le parti non sono proponibili in cassazione, ove la pena non sia illegale.
  • Quando il ricorso contro una sentenza di patteggiamento è inammissibile, la declaratoria può essere adottata de plano ai sensi dell'art. 610, comma 5-bis, c.p.p., senza formalità.
  • La deduzione di vizio di motivazione e di erronea applicazione della legge penale non è sufficiente, di per sé, a superare il filtro di ammissibilità nei confronti di una sentenza di patteggiamento, se non si colloca entro i motivi specificamente consentiti dalla legge.

Come è indicizzato

MaterieSpaccioImpugnazioniRiti alternativi
RamiStupefacentiProcesso penale
SottomaterieLieve entità
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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