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Cassazione Penale, Ordinanza n. 28656/2025 del 05/08/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello che, all'esito di concordato ex art. 599-bis c.p.p., aveva rideterminato la pena inflitta. L'unico motivo deduceva violazione di legge nel trattamento sanzionatorio, sostenendo che la pena, pur conforme a quella concordata, non sarebbe stata correttamente verificata quanto alla sua congruità e alla riduzione ex art. 442, comma 2-bis, c.p.p. con riferimento ad alcuni reati in continuazione. La Corte ha ritenuto la doglianza inammissibile perché, nel ricorso avverso sentenza emessa ex art. 599-bis c.p.p., sono deducibili solo vizi relativi alla formazione della volontà di aderire al concordato, al consenso del pubblico ministero o al contenuto difforme della decisione, mentre non sono proponibili censure su motivi rinunciati o su profili di mera illegittimità della determinazione della pena che non integrino una pena illegale.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha osservato che la pena applicata era conforme a quella indicata nel concordato e che la censura riguardava soltanto la pretesa violazione di legge nella quantificazione del trattamento sanzionatorio, senza prospettare una pena illegale. Ha quindi applicato le conseguenze dell'inammissibilità, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 4.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 599-bis c.p.p.

    Disciplina il concordato in appello; il ricorso per cassazione è ammissibile solo per vizi relativi alla formazione del consenso, al consenso del pubblico ministero o a una pronuncia difforme rispetto a quanto concordato.

  • art. 442, comma 2-bis, c.p.p.

    Richiamato dalla difesa come parametro per la riduzione della pena; la Corte rileva che la sua eventuale violazione, se non sfocia in pena illegale, non rende ammissibile il ricorso nel caso di concordato in appello.

  • art. 610, comma 5-bis, c.p.p.

    Consente la dichiarazione de plano dell'inammissibilità del ricorso.

  • art. 616 c.p.p.

    Regola la condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità.

  • art. 129 c.p.p.

    Richiamato nella giurisprudenza citata come profilo non deducibile con riferimento a motivi rinunciati nel concordato.

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione avverso sentenza resa a seguito di concordato in appello sono deducibili soltanto censure che incidano sulla validità del consenso al concordato, sul consenso del pubblico ministero o sulla corrispondenza tra accordo e decisione, mentre restano inammissibili le doglianze su motivi rinunciati.
  • La mera violazione di legge nella determinazione della pena non consente l'accesso al sindacato di legittimità quando la sanzione resti interna al sistema ed esattamente corrispondente a quella concordata; occorre invece una pena illegale, cioè una pena che, per specie o quantità, sia estranea al quadro sanzionatorio previsto dalla legge.
  • La pena illegale va distinta dalla pena semplicemente illegittima: solo la prima, perché fuori del sistema sanzionatorio, può fondare un motivo ammissibile e rilevabile in cassazione anche in presenza di concordato.
  • L'inammissibilità del ricorso determina la condanna del ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, quando la manifesta infondatezza o l'evidente inammissibilità denotino profili di colpa.
  • rami

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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