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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28683/2022 del 20/07/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte d'appello di Bologna che aveva confermato la condanna per più episodi di diffamazione pubblicati sul suo blog. I motivi di cassazione contestano: (i) la mancanza di motivazione sui fatti indicati ai punti 8 e 9 dell'imputazione (criticando anche la riferibilità di tali estratti a Pellegrini e la natura di querela dell'atto del 7/7/2013); (ii) la mancanza/insufficienza/contraddittorietà della motivazione sui punti 4 e 5 e la contestuale eccezione di prescrizione maturata, secondo il difensore, prima della sentenza di appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. In sintesi: per i punti 8 e 9 il motivo è stato ritenuto manifestamente infondato poiché l'integrazione di querela del 7/7/2013 era ritenuta riferibile espressamente a quei fatti e manifestava la volontà punitiva della persona offesa; per i punti 4 e 5 il motivo è stato ritenuto inammissibile perché nuove censure non erano state specificamente devolute in appello e, comunque, le espressioni contestate sono state ritenute offensivamente diffamatorie e non protette dalla scriminante del diritto di critica (art. 51 c.p.). È stata inoltre respinta la richiesta di dichiarare la prescrizione perché formulata solo nelle conclusioni scritte e non nel ricorso. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 51 cod. pen.

    Richiamata in relazione alla scriminante del diritto di critica: la Corte ha ritenuto che le espressioni non rientrassero nella continenza della critica e non fossero scriminanti, essendo altamente offensanti e attribuendo contorni delinquenziali alla persona offesa.

  • art. 606, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamato per affermare che in Cassazione non possono essere dedotte questioni non specificamente devolute al giudice di appello; lamentare la non riferibilità a persona offesa per i punti 4 e 5 era tema inedito e quindi inammissibile.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Applicato per la condanna alle spese del procedimento e alla somma dovuta alla Cassa delle ammende per il ricorso dichiarato inammissibile; la pronuncia tiene conto della riforma (I. 23 giugno 2017, n. 103).

Massime di principio

  • In materia di diffamazione pubblica, la valutazione dell'offensività delle frasi e della sussistenza della scriminante del diritto di critica può essere esaminata dalla Corte di cassazione; frasi che attribuiscono comportamenti delinquenziali o collocano una persona in contesti criminali superano il limite della continenza.
  • Perché un motivo sia esaminabile in Cassazione va specificamente devoluto al giudice di appello; censure nuove o non sollevate in appello sono generalmente inammissibili salvo rilevanza d'ufficio o impossibilità di dedurle anteriormente.
  • La qualifica di atto come "querela" o "integrazione di querela" può ricavarsi anche da elementi materiali e formali dell'atto (denominazione nel verbale, richiamo ad una precedente querela, richiesta di misure come il sequestro preventivo): non è necessaria una formula espressa di 'richiesta di punizione'.
  • Le eccezioni processuali rilevanti (es. prescrizione) devono essere sollevate con la dovuta tempestività e formalità (vanno portate nel ricorso quando necessario), altrimenti possono essere dichiarate inammissibili.
  • Un ricorso per cassazione dichiarato inammissibile può comportare condanna alle spese e sanzioni (versamento alla Cassa delle ammende) se la Corte ritiene la parte in colpa per l'instaurazione del giudizio di legittimità.

Testo integrale

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