Cassazione Penale, Sentenza n. 16478/2024 del 19/04/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Tribunale di Roma aveva dichiarato non doversi procedere per mancanza di querela ritenendo insufficiente l'indicazione, nella denuncia, della fonte dei poteri di rappresentanza del soggetto che aveva presentato l'atto. Il Procuratore ha impugnato sostenendo che la denunciante, Simona Righi, si era qualificata come amministratore unico della societa Croce Amica s.r.l., circostanza incontestata, e che l'indicazione della qualifica di amministratore è di per sé idonea a soddisfare l'onere previsto dall'art. 337, comma 3, cod. proc. pen., richiamando l'art. 2384 cod. civ. quale fonte del potere di rappresentanza degli amministratori e deducendo l'erronea applicazione della norma da parte del Tribunale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore, annullando la sentenza impugnata e disponendo il rinvio degli atti alla Corte di Appello di Roma per il giudizio di merito. La Corte ha ritenuto consolidata la giurisprudenza secondo cui la mera indicazione della qualifica di amministratore soddisfa l'onere di indicare la fonte della rappresentanza quando la rappresentanza deriva da un rapporto organico; non era quindi necessaria procura speciale ai sensi dell'art. 122 cod. proc. pen. Inoltre la sentenza del Tribunale è stata qualificata come dibattimentale (essendo stata pronunciata in pubblica udienza dopo la costituzione delle parti) e quindi appellabile: ciò impone il rinvio davanti alla Corte di Appello. La questione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa è divenuta ininfluente e la Corte ha altresì rilevato che la volontà di punizione della parte offesa può desumersi da atti che, pur formalmente qualificati come denuncia, manifestano interesse all'azione penale (per es., richiesta di essere informata su eventuale archiviazione).
Norme richiamate
art. 337, comma 3, cod. proc. pen.
la dichiarazione di querela proposta dal legale rappresentante di una persona giuridica, di un ente o di una associazione deve contenere la indicazione specifica della fonte dei poteri di rappresentanza
La Corte conferma che l'onere di indicare la fonte dei poteri è assolto con la mera indicazione della qualifica di amministratore quando la rappresentanza deriva da un rapporto organico; non richiede la prova della veridicità della dichiarazione iniziale, che va presumuta fino a contraria dimostrazione.
Riferimento usato per affermare che il potere di rappresentanza attribuito agli amministratori è generale quando deriva dalla carica; quindi l'indicazione della qualifica di amministratore implica il richiamo a questa fonte di legittimazione.
La procura speciale prevista da questa norma è necessaria solo quando il potere di rappresentanza deriva da fonte negoziale o quando la querela è proposta da soggetto terzo non organico alla società querelante.
Norma richiamata dalla difesa per chiedere la pronuncia per difetto di querela; nella decisione la Corte non si è invece pronunciata su questo punto perché ha ritenuto che l'onere formale fosse assolto.
art. 469 e art. 484 cod. proc. pen. (richiamo alle Sezioni Unite, ord. n. 3512/2021 Lafleur)
La Corte richiama il principio che distingue la sentenza predibattimentale dalla sentenza dibattimentale: se la decisione è pronunciata in pubblica udienza dopo la costituzione delle parti, essa è parte del dibattimento e quindi appellabile; ne consegue che il rinvio deve essere disposto davanti alla Corte di Appello.
art. 569, comma 4, cod. proc. pen.
Questione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa in via subordinata; la Corte ha ritenuto la questione ininfluente dopo l'accoglimento del ricorso e il rinvio.
Massime di principio
- Quando una querela è proposta da chi si qualifica come amministratore di una società di capitali, l'indicazione della qualifica è generalmente sufficiente a dimostrare la fonte del potere di rappresentanza; non è necessaria una procura speciale salvo che la rappresentanza non derivi da un rapporto organico o sia conferita da atto negoziale.
- La dichiarazione del rappresentante sulla sua qualifica va presumuta veritiera fino a prova contraria; l'onere probatorio sul punto grava su chi contesta la legittimazione.
- In caso di incertezza sulla volontà di punizione della parte offesa, i tribunali interpretano gli atti alla luce del favor querelae: atti che manifestino interesse per l'azione penale (es. richiesta di essere informati sull'archiviazione) possono supplire alla mancata formula espressa.
- Se la sentenza di proscioglimento viene pronunciata in pubblica udienza dopo la costituzione delle parti, è considerata sentenza dibattimentale e, quindi, appellabile; il rinvio in caso di annullamento deve essere disposto davanti alla Corte di Appello competente.
- Le questioni di legittimità costituzionale sollevate in via subordinata possono diventare inconseguenti quando la Corte risolve la controversia su altri presupposti procedurali o di merito.
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