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Cassazione Civile, Ordinanza n. 02388/2023 del 26/01/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (proprietari)

La controversia

Due acquirenti di un fondo hanno agito contro i proprietari confinanti sostenendo che, in base al titolo di acquisto, il loro fondo fosse servito da una strada privata realizzata con apporti dei danti causa e che fosse stato loro riservato un diritto di passaggio non solo pedonale ma anche carrabile. Hanno inoltre chiesto la condanna dei convenuti a non ostacolare l'esercizio della servitù di transito veicolare e a convogliare le acque piovane, deducendo un mutamento illegittimo del loro deflusso. Il Tribunale aveva respinto la domanda di accertamento della servitù di passaggio, ritenendo non provata la comproprietà della strada, e aveva dichiarato cessata la materia del contendere sulla domanda relativa alle acque. In Cassazione i ricorrenti hanno dedotto, con il primo motivo, la violazione delle norme sulla comunione incidentale da strada vicinale agraria, sostenendo che la strada fosse divenuta bene comune per effetto dei conferimenti dei proprietari originari e che quindi il transito carraio fosse esercitabile come facoltà del diritto di comunione; con il secondo motivo hanno denunciato la violazione delle norme sull'interpretazione ed estensione della servitù, lamentando che il giudice di merito avesse escluso la servitù carrabile basandosi solo sull'assenza di segni visibili e sul manto erboso, senza valorizzare il titolo, lo stato dei luoghi, la destinazione dei fondi e le modalità pregresse di esercizio del passaggio.

La decisione

La Corte ha dichiarato infondato il primo motivo, ritenendo che il titolo di compravendita escludesse la comproprietà dell'intero tracciato stradale e prevedesse invece soltanto una servitù di passaggio, incompatibile con la pretesa di esercizio del transito carrabile a titolo di comunione. Ha invece accolto il secondo motivo, affermando che l'estensione di una servitù convenzionale e le modalità del suo esercizio devono essere desunte anzitutto dal titolo e, in mancanza di chiarezza, dai criteri sussidiari di interpretazione che valorizzano lo stato dei luoghi, la naturale destinazione dei fondi e l'utilità concretamente perseguita dalle parti. La sentenza impugnata è stata quindi cassata limitatamente al motivo accolto e la causa è stata rinviata al Tribunale di Verbania, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 817 c.c.

    Richiamato per affermare che una strada vicinale agraria può integrare un bene accessorio formato da conferimenti di terreno, con possibile comunione incidentale tra i conferenti.

  • art. 922 c.c.

    Richiamato come norma sui modi di acquisto della proprietà, a supporto della costruzione della comunione incidentale sulla strada.

  • art. 939 c.c.

    Richiamato quale base normativa della comunione incidentale derivante dal conferimento di porzioni di terreno per la formazione della strada.

  • art. 1061 c.c.

    Richiamato nel motivo di ricorso relativo all'estensione della servitù e all'apparenza delle opere, ma la Corte ha deciso la questione soprattutto sul criterio di interpretazione del titolo e dello stato dei luoghi.

  • art. 1063 c.c.

    Richiamato nel motivo di ricorso per sostenere la determinazione del contenuto ed esercizio della servitù.

  • art. 1065 c.c.

    Richiamato nel motivo di ricorso quale norma di riferimento per il contenuto della servitù di passaggio.

  • art. 1362 c.c.

    Usato per affermare che il titolo costitutivo della servitù va interpretato secondo i criteri ermeneutici contrattuali, in quanto compatibili.

  • art. 348-ter c.p.c.

    Richiamato per escludere che la data di comunicazione dell'ordinanza di inammissibilità incidesse sulla tempestività del ricorso, poiché rilevava la data di deposito.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    Richiamato come parametro della censura per violazione di legge formulata nel secondo motivo.

  • art. 908 c.c.

    Richiamato nella domanda originaria per chiedere la regolazione del deflusso delle acque piovane.

  • art. 913 c.c.

    Richiamato nella domanda originaria per ottenere la condanna al corretto convogliamento delle acque piovane.

Massime di principio

  • La strada vicinale agraria può dar luogo a una comunione incidentale solo se vi sia stato effettivo conferimento di terreno o altro apporto dei proprietari interessati e il titolo non disponga diversamente; quando il titolo di trasferimento riserva unicamente una servitù di passaggio, resta esclusa la comproprietà del tracciato.
  • Per individuare l'estensione di una servitù convenzionale di passaggio non basta un esame frammentario dello stato dei luoghi o l'assenza di segni apparenti del transito: occorre interpretare anzitutto il titolo e, se questo non basta, ricorrere ai criteri sussidiari che tengono conto della situazione esistente al momento della costituzione, della destinazione dei fondi, dell'utilità perseguita e del minor aggravio per il fondo servente.
  • L'accertamento del contenuto concreto di una servitù può richiedere una valutazione complessiva di titolo, stato dei luoghi e modalità pregresse di esercizio; una motivazione che trascuri tali elementi e si fondi solo su dati materiali parziali è censurabile per violazione dei criteri legali di interpretazione.
  • Quando il titolo è chiaro nel configurare un diritto reale limitato, il giudice non può trasformarlo in comproprietà o estendere il diritto oltre quanto effettivamente pattuito tra le parti originarie.

Come è indicizzato

MaterieServitùPossessoImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
IstitutiOnere della provaNullità

Testo integrale

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