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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21617/2023 del 19/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in tre motivi: 1) violazione dell'art. 649 c.p.p. e principio del ne bis in idem, per presunta identità tra i fatti già giudicati in materia tributaria e quelli contestati nel procedimento di cagionamento doloso del dissesto/frode fallimentare; 2) vizio di motivazione e violazione dell'art. 192, comma 3, c.p.p. sulla valutazione dell'attendibilità della teste assistita Laura Matterazzo, insufficienza dei riscontri esterni, errata ricostruzione della posizione di "amministratore di fatto" dell'imputato e contestazione della qualificazione come distrazioni di somme ritenute compensi per consulenze; 3) censura sulla graduazione della pena, sulla mancata concessione delle attenuanti generiche e sulla duplicazione della valutazione degli elementi aggravanti (danno patrimoniale e pluralità di fatti).

La decisione

Il Collegio ha ritenuto i motivi infondati o manifestamente infondati e ha sostanzialmente confermato la ricostruzione di merito della Corte d'appello. In particolare: il primo motivo (ne bis in idem) è stato rigettato perché il fatto storico contestato nel processo tributario è distinto, per condotta-nesso causale-evento, da quello costituito dal cagionamento doloso del dissesto e dalla bancarotta; il secondo motivo è stato dichiarato infondato in quanto la Corte d'appello ha valutato correttamente l'attendibilità della teste assistita mediante riscontri esterni autonomi (mail, indici di fraudolenza, perquisizioni) e ha adeguatamente motivato l'esistenza dell'elemento soggettivo e dell'inserimento organico dell'imputato nella gestione aziendale; le censure sulla qualificazione dei compensi e sui tempi di conoscenza dei debiti fiscali non hanno trovato fondamento. Anche le doglianze sulla determinazione della pena e sulle attenuanti sono state respinte come legittime valutazioni di merito. Conseguenza pratica: conferma della condanna di primo grado (pena e misure accessorie) e rigetto del ricorso.

Norme richiamate

  • art. 223 legge fallimentare

    Norma ricondotta alla fattispecie di chi cagiona il dissesto della società; la Corte ha ritenuto che la condotta di cagionamento del dissesto costituisce reato di evento distinto dai reati tributari contestati in altro procedimento.

  • art. 219, comma 1 legge fallimentare

    Rilevata l'aggravante per danno patrimoniale di rilevante entità; la Corte ha valutato che il danno concreto assume rilievo autonomo ai fini aggravanti quando raggiunge notevole gravità.

  • art. 216, primo comma, n.1 legge fallimentare

    Richiamato quale norma relativa alla bancarotta fraudolenta; la Corte ha distinto la struttura di tali reati dalla fattispecie del cagionamento doloso del dissesto.

  • art. 649 cod. proc. pen.

    Applicazione del principio ne bis in idem verificata secondo la triade 'condotta - nesso causale - evento naturalistico': per escludere la coincidenza tra due fatti devono mancare uno o più elementi della triade; nel caso concreto la coincidenza è stata esclusa.

  • art. 192, comma 3, cod. proc. pen.

    Le dichiarazioni del "teste assistito" possono essere utilizzate purché vi siano riscontri esterni autonomi; il giudice valuta unitariamente credibilità soggettiva e attendibilità oggettiva senza vincolare una sequenza tassativa.

  • art. 416 cod. pen.

    Richiamato in relazione a precedenti condanne del ricorrente: la Corte ha ritenuto che la precedente condanna per reati tributari non determina automaticamente identità di fatto con il nuovo capo d'imputazione.

  • d.lgs. 74/2000 (artt. 2 e 8) e d.lgs. 306/1992 (art. 12-quinquies, comma 1)

    Normativa tributaria e penale collegata ai fatti già giudicati in altro procedimento; la Corte ha distinto i reati tributari dalle fattispecie fallimentari ai fini del ne bis in idem.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 200/2016 (richiamata)

    Citata per definire il criterio di confronto tra fatti ai fini del ne bis in idem: occorre confrontare il fatto storico nella sua conformazione risultante dal processo definitivo con quello posto a base della nuova imputazione, avendo riguardo alla triade condotta-nesso causale-evento.

Massime di principio

  • Il principio del ne bis in idem in cassazione si applica confrontando il "fatto storico" secondo la triade condotta-nesso causale-evento; una diversa qualificazione giuridica non basta se la triade coincide, e viceversa la triade può escludere identità anche se ci sono elementi sovrapponibili.
  • Le dichiarazioni di un "teste assistito" (coimputato che ha reso dichiarazioni dopo avere definito il procedimento) possono essere valorizzate se sussistono riscontri esterni autonomi: il giudice deve valutare unitariamente attendibilità soggettiva e riscontri oggettivi, senza rigide prescrizioni di sequenza.
  • La qualificazione di "amministratore di fatto" può essere accertata in base a indici indiziari (email, direttive al personale, artifici contabili, perquisizioni) che dimostrino l'inserimento organico e la posizione direttiva nella gestione aziendale, anche se formalmente non risultano atti deliberativi a suo nome.
  • Compensi percepiti dall'amministratore o presunto consulente possono essere qualificati come distrazione se non giustificati da attività reali e documentabili; delibere "pro forma" o assenza di elementi confrontabili non legittimano automaticamente i prelievi.
  • La valutazione della pena e delle attenuanti è principalmente discrezionale del giudice di merito: la mera anzianità temporale dei fatti o l'assenza di precedenti non impongono l'automatica concessione delle attenuanti generiche se non vi sono elementi positivi a favore.
  • La rilevanza dei tempi di conoscenza degli accertamenti fiscali da parte dell'Erario non esonera gli "intranei" (soggetti coinvolti nella gestione) dall'essere ritenuti consapevoli dell'inadempimento tributario e delle sue conseguenze quando risultino altri indici di gestione e direzione fraudolenta.

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