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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40882/2024 del 07/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione del decreto del 01/07/2024 che ha rigettato l'opposizione avverso il diniego della richiesta di autorizzazione, ai sensi dell'art. 40 d.lgs. n. 159/2011, a dimorare nell'immobile sottoposto a sequestro nel procedimento di prevenzione. Il ricorrente ha articolato otto motivi tra cui: incompatibilita' e mancata astensione/ricusazione dei componenti del collegio; violazione del contraddittorio per acquisizione di informative di p.g.; errori e vizi di motivazione su accertamenti relativi alla reale disponibilita' e residenza della moglie e della figlia; mancato bilanciamento tra esigenze preventive e diritti costituzionali e convenzionali (art. 2 Cost., art. 8 CEDU); omissione di considerazione dello stato di indigenza e della situazione ipotecaria dell'immobile; violazione degli artt. 40 d.lgs. 159/2011 e 47 legge fall.

La decisione

Il ricorso e' stato rigettato come infondato. La Corte ha ritenuto che: a) l'eccezione di incompatibilita' non produce nullita se non e' stata tempestivamente proposta la ricusazione e l'eventuale richiesta di astensione non sostituisce la ricusazione; b) la questione sottesa all'opposizione rientrava nella forma dell'incidente di esecuzione da decidere davanti allo stesso giudice (art. 667 c.p.p. e art. 666 c.p.p.); c) l'informativa della p.g. era stata depositata per tempo (prima del termine dell'art.127 c.p.p.), la difesa ha avuto accesso e la possibilita' di controdedurre, per cui non e' venuto meno il contraddittorio; d) sul merito il Tribunale ha indicato due autonome ragioni per respingere la richiesta: 1) la norma richiede che l'immobile fosse gia' destinato ad abitazione familiare al momento del sequestro e la valutazione delle dichiarazioni e degli elementi documentali non ha favoreggiato il ricorrente; 2) comunque risultava che il nucleo familiare aveva una sistemazione abitativa alternativa, dunque mancava il presupposto dell'impossibilita' di soddisfare diversamente l'esigenza abitativa. Le censure sulla violazione dei diritti costituzionali e convenzionali e sullo stato di indigenza sono state ritenute non decisive e in parte inammissibili.

Norme richiamate

  • art. 40 d.lgs. n. 159/2011

    L'autorizzazione a dimorare nell'immobile sottoposto a sequestro e' ammessa solo se il bene era gia' destinato ad abitazione familiare al momento dell'adozione della misura e se il richiedente non puo' soddisfare altrimenti l'esigenza abitativa; la Corte ha richiamato questa condizione come presupposto essenziale per la concessione.

  • art. 667, comma 4 c.p.p.

    L'opposizione al decreto di rigetto dell'istanza di cui all'art. 40, nella pratica, si configura come incidente di esecuzione da proporre al medesimo giudice; la Corte ha confermato che il rito e' quello previsto dall'art. 666 c.p.p.

  • art. 666 c.p.p.

    Regole procedurali dell'incidente di esecuzione applicabili all'opposizione al provvedimento del giudice dell'esecuzione; la decisione conferma che l'opposizione va trattata con le modalita' dell'incidente di esecuzione.

  • art. 127, comma 2 c.p.p.

    Termine per il deposito delle memorie nel procedimento camerale: la Corte ha ritenuto che l'informativa della p.g. e' stata depositata in tempo utile e che la difesa ha avuto la possibilita' di prenderne visione e di controdedurre.

  • art. 34 c.p.p.

    Cause di incompatibilita' del giudice: la Corte ha richiamato il principio secondo cui la mancata ricusazione tempestiva rende legittima la partecipazione del giudice e non determina nullita degli atti.

  • art. 178 c.p.p.

    Nullita' processuali: la Corte ha ricordato che l'esistenza di cause di incompatibilita', non tempestivamente dedotte con ricusazione, non produce automaticamente nullita ai sensi dell'art. 178 c.p.p.

  • art. 8 CEDU

    Diritto al rispetto della vita privata e familiare: evocato dal ricorrente, ma la Corte ha ritenuto che non sussistano gli elementi per ritenere violato tale diritto in assenza dei presupposti normativi per autorizzare l'uso dell'immobile sequestrato.

  • art. 2 Cost.

    Richiamato come parametro costituzionale in correlazione con l'art. 8 CEDU; la Corte non ha ritenuto che il bilanciamento fra esigenze della prevenzione e diritti fondamentali fosse stato viziato in modo da giustificare l'annullamento.

  • art. 47 legge fallimentare

    Richiamato dal ricorrente (probabile riferimento a disposizioni su vincoli e gravami del bene); la Corte non ha ritenuto che l'eccezione fosse decisiva rispetto ai presupposti per la concessione dell'autorizzazione.

Massime di principio

  • Se si contesta l'imparzialita' di un giudice occorre proporre tempestivamente istanza di ricusazione; la mera richiesta di astensione o l'omessa ricusazione rende inoffensiva la presunta incompatibilita'.
  • La richiesta di autorizzazione ad abitare un immobile sequestrato ai sensi dell'art. 40 d.lgs. 159/2011 richiede la prova che il bene fosse gia' destinato ad abitazione familiare al momento del sequestro e che non esistano soluzioni abitative alternative: in mancanza, l'autorizzazione e' difficilmente concedibile.
  • Avverso il diniego dell'istanza ex art. 40, il rimedio e' generalmente l'opposizione nelle forme dell'incidente di esecuzione davanti allo stesso giudice; non e' esperibile un ordinario ricorso impugnatorio volto a ottenere un doppio grado di merito autonomo.
  • Nel procedimento camerale e nel giudizio di prevenzione il giudice puo' acquisire informazioni di p.g. anche d'ufficio senza le formalita' dell'art. 190 c.p.p., purché alla parte sia garantita la piena conoscenza degli atti e la possibilita' di controdedurre nei termini processuali.
  • Le affermazioni sullo stato di bisogno o indigenza devono essere documentate; l'asserzione generica non e' sufficiente a ribaltare il giudizio che considera esistenti soluzioni abitative alternative.
  • Quando la decisione poggia su piu' ragioni autonome, ogni contestazione deve attaccare concretamente almeno una delle ragioni decisorie per ottenere l'annullamento.

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