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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43950/2022 del 18/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame di Potenza (11/02/2022) che aveva confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal Gip (19/01/2022) per il reato di concorso in estorsione pluriaggravata (capo 5). Il ricorrente deduceva: 1) violazione di legge e vizio motivazionale perché il tribunale del riesame non può integrare una motivazione mancante del giudice della cautela e le esigenze cautelari erano motivate con espressioni di stile; 2) vizio della valutazione delle dichiarazioni del collaboratore Bruzzese (incoerenze e de relato su elementi essenziali, smentite dalla parte offesa e da testi) e illegittima applicazione del principio di valutazione frazionata; 3) carenza di prova circa la sussistenza dell'aggravante di cui all'art. 416‑bis(1) c.p. (agevolazione mafiosa / esistenza del clan "Riviezzi") e impropria reliance sulle dichiarazioni del collaboratore per l'affermazione che parte dei proventi alimentavano la "bacinella"; 4) errata qualificazione giuridica del fatto come estorsione (anziché esercizio arbitrario delle proprie ragioni) subordinata alla sussistenza dell'aggravante mafiosa; 5) vizio delle esigenze cautelari e dell'adeguatezza della misura. Sono stati inoltre prodotti motivi aggiunti richiamando precedente annullamento della Cassazione relativo all'associazione mafiosa nel procedimento correlato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso parzialmente fondato. Ha confermato la legittimità della valutazione, per l'episodio in esame, delle dichiarazioni del collaboratore Bruzzese (motivo relativo all'attendibilità del collaboratore respinto) e ha ritenuto manifestamente infondata la censura sulla sussistenza del metodo mafioso (le modalità del recupero crediti — intervento di gruppo, uso di arma, violenze — integrano le modalità intimidatorie tipiche). Tuttavia, ha accolto i motivi relativi alla sussistenza dell'aggravante dell'agevolazione mafiosa e alla conseguente qualificazione giuridica del fatto: la sussistenza dell'associazione mafiosa "clan Riviezzi" non risultava provata con sufficiente probabilità, di modo che non poteva basarsi su tale premessa la qualificazione del fatto come estorsione pluriaggravata ai sensi dell'art. 416‑bis.1. Per tali profili l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di Potenza per nuovo esame. L'accoglimento di tale motivo assorbe le censure relative alle esigenze cautelari e all'adeguatezza della misura.

Norme richiamate

  • art. 125 c.p.p.

    Richiamato in relazione ai limiti del potere del giudice di riesame in tema di motivazione della misura cautelare; il tribunale non può supplire a motivazioni del tutto mancanti ma può integrare carenze se compatibili con il sindacato di legittimità.

  • art. 292 c.p.p.

    Riferimento procedurale collegato alle formalità del provvedimento cautelare e alla sua motivazione; usato nel contesto delle doglianze sulla motivazione.

  • art. 309 c.p.p.

    Norma sul decreto di fermo e sulle decisioni del giudice; richiamata nella contestazione formale sulla regolarità procedurale della motivazione cautelare.

  • art. 273 c.p.p.

    Citato nel contesto del criterio di valutazione richiesto per il giudizio di gravità indiziaria (collegato all'onere di rappresentare le risultanze d'indagine utili per la valutazione della colpevolezza in sede cautelare).

  • art. 416‑bis c.p.

    La Corte ha interpretato l'aggravante dell'agevolazione mafiosa come richiedente la prova di un'effettiva e non meramente supposta esistenza dell'associazione mafiosa; nel giudizio di libertà è necessaria l'elevata probabilità dell'esistenza dell'associazione per applicare l'aggravante.

  • art. 629 c.p.

    Norma che sanziona l'estorsione; la qualificazione del fatto come estorsione pluriaggravata è stata ritenuta non pienamente sostenibile quando essa si fonda unicamente sulla riconducibilità di proventi all'associazione mafiosa non provata.

Massime di principio

  • La valutazione delle dichiarazioni del collaboratore può essere frazionata: l'inattendibilità di una parte della narrazione non travolge automaticamente tutte le altre parti, purché non vi sia un'interferenza fattuale o logica imprescindibile tra gli elementi.
  • Per affermare aggravanti collegate all'agevolazione o all'appartenenza a un'associazione mafiosa in sede di giudizio di libertà è richiesta l'elevata probabilità dell'esistenza reale dell'associazione nel periodo rilevante; non è sufficiente un'imputazione vaga o prove non temporalmente contestualizzate.
  • Se una precedente decisione di annullamento ha escluso la sussistenza dell'associazione per un arco temporale, le prove antecedenti possono essere riutilizzate solo se contestualizzate e riferibili al nuovo periodo oggetto d'accusa.
  • La presenza del 'metodo mafioso' può essere riconosciuta anche indipendentemente dalla prova di una associazione strutturata, quando le modalità (intervento di gruppo, uso di armi, violenze) configurino tipiche forme di intimidazione mafiosa.
  • Quando la qualificazione giuridica del reato (es. estorsione aggravata per finalità mafiose) si regge su una circostanza aggravante poi ritenuta non provata, occorre riconsiderare la qualificazione stessa (possibile derubricazione in ipotesi meno aggravate).

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