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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16318/2024 del 18/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore Generale impugnava l'assoluzione per il reato di tentato omicidio nei confronti del figlio A.S., lamentando contraddittorietà e illogicità della motivazione della Corte distrettuale; l'imputata C.B. contestava la qualificazione e l'esistenza del dolo in relazione all'omicidio del marito (art. 575 c.p.), sostenendo che l'evento si era verificato per causa imprevedibile dell'innesco (es. carica elettrostatica) o, alternativamente, che la sua condotta andasse ricondotta a fattispecie meno gravi (omicidio colposo o preterintenzionale), nonché chiedeva il riconoscimento di attenuanti (provocazione, vizio parziale di mente e generiche). I motivi principali riguardavano nesso di causalità, qualificazione soggettiva del reato (dolo vs colpa/preterintenzionalità), e vizi di motivazione sulla valutazione delle prove testimoniali e peritali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati, in parte, sia i motivi della ricorrente C.B. (soprattutto riguardo alla valutazione del dolo e alla necessità di focalizzarsi sull'ultimo atto volontario causalmente collegato al decesso) sia il motivo del Procuratore Generale relativo al tentato omicidio del figlio A.S.; perciò ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'appello per nuovo giudizio, segnalando lacune e contraddizioni motivazionali da colmare. In sintesi: annullamento con rinvio per riesame.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen.

    lett. b), d) ed e) (censure esercitabili per ricorso per cassazione)

    base normativa dei motivi di cassazione utilizzati dalla difesa della ricorrente per dedurre violazione di legge e vizio di motivazione

  • art. 575 cod. pen.

    norma che definisce il reato di omicidio, richiamata quale titolo di imputazione per il decesso del marito

  • art. 41 cod. pen.

    il concorso di cause preesistenti o simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall'azione od omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra l'azione od omissione e l'evento; le cause sopravvenute escludono il rapporto di causalità quando sono state da sole sufficienti a determinare l'evento

    applicato per valutare se cause sopravvenute (es. innesco elettrostatico) escludano il nesso di causalità; la Corte ricorda che solo cause totalmente indipendenti o assolutamente eccezionali possono interrompere il rapporto causale

  • art. 43 cod. pen.

    richiamato indirettamente nei principi richiamati dalla giurisprudenza della Cassazione sul nucleo volontario del dolo (rappresentazione e volizione dell'evento)

Massime di principio

  • Per l'omicidio doloso è necessario valutare la persistenza dell'intenzione omicida fino all'ultimo atto volontario causalmente collegato all'evento: il dolo iniziale non basta se l'evento si realizza per una causa autonoma intervenuta successivamente
  • La regola dell'equivalenza (art. 41 c.p.) impedisce di escludere il nesso causale quando l'evento si è realizzato in sinergia con la condotta dell'agente; solo cause sopravvenute del tutto autonome o straordinariamente imprevedibili rompono il nesso
  • Se l'innesco dell'evento è incerto (es. scintilla elettrostatica vs accensione diretta), il giudice deve verificare con attenzione l'elemento soggettivo: può derivarne una diversa qualificazione del reato (dolo, dolo eventuale, preterintenzionalità o colpa)
  • La valutazione della prova testimoniale e peritale deve essere coerente e non contraddittoria: contraddizioni rilevanti sulla dinamica fattuale possono giustificare annullamento e rinvio per carenza motivazionale
  • Il riconoscimento di attenuanti quali la provocazione può essere escluso quando sussiste un vizio parziale di mente che ha influenzato l'ira o quando la reazione non è valutabile in termini di proporzionalità senza riesame del quadro probatorio
  • In casi simili è essenziale circoscrivere la questione sulla volontà concreta dell'agente nel momento dell'ultimo atto e sulla prevedibilità concreta del rischio collegato all'uso del mezzo impiegato (es. versamento di liquido altamente infiammabile in ambiente con fonti di innesco)

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