Cassazione Penale, Sentenza n. 36288/2022 del 26/09/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Il ricorrente deduceva l'esistenza di fatti sopravvenuti quali l'offerta di risarcimento del danno alla persona offesa, la disponibilità di un luogo per gli arresti domiciliari (comunità di accoglienza), il tempo trascorso e lo stato di incensuratezza, nonché contestava la valutazione dell'entità della pena inflitta in primo grado.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha confermato l'ordinanza del Tribunale che aveva rigettato la richiesta di sostituzione della misura. Ha ritenuto che non sussistessero fatti nuovi idonei a modificare in modo apprezzabile il quadro cautelare: il decorso del tempo non è di per sé novum, la disponibilità della comunità non era comprovata né sostenibile economicamente dal ricorrente, l'offerta di risarcimento non era documentata e in ogni caso era stata ritenuta inadeguata dal giudice di primo grado; inoltre è stata valorizzata la gravità dei delitti, l'entità della pena inflitta e precedenti di polizia. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 2.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Usato per richiamare i criteri che orientano la valutazione delle esigenze cautelari e la possibilità di rivalutare la misura alla luce dell'esito del procedimento e della gravità della pena
Richiamato come parametro che consente di considerare l'esito del procedimento (es. condanna) nella rinnovata valutazione delle esigenze cautelari, in relazione al pericolo di reiterazione o recidiva
Richiamato in relazione ai presupposti e modalità di impugnazione dei provvedimenti cautelari (controllo sui fatti nuovi allegati in sede di appello cautelare)
art. 173 disposizioni attuative cod. proc. pen.
Citato per i limiti di esposizione dei motivi nel ricorso alla Corte di Cassazione (rigore nella motivazione ai fini della decisione)
art. 110, 628, comma terzo, n. 1 e 3-bis; artt. 582, 585 cod. pen.
Norme penali relative ai reati ascritti al ricorrente; valorizzate per la gravità degli addebiti che hanno influito sulla valutazione del mantenimento della misura cautelare
Massime di principio
- In sede di appello cautelare (riesame) il giudice non riesamina liberamente la sussistenza delle condizioni della misura: può intervenire solo se vengono allegati e provati fatti nuovi, preesistenti o sopravvenuti, idonei a mutare significativamente il quadro cautelare.
- Il mero decorso del tempo non costituisce di per sé un fatto nuovo rilevante per la revoca o la sostituzione della misura cautelare, salvo che non sia accompagnato da specifiche allegazioni e prove del mutato quadro di fatto.
- La disponibilità di un luogo per gli arresti domiciliari deve essere concretamente dimostrata e sostenibile (anche sotto il profilo economico); una mera dichiarazione di disponibilità da parte di una struttura non comprovata non è sufficiente.
- L'offerta di risarcimento del danno alla persona offesa deve essere documentata e congrua; la valutazione della congruità può essere rilevante e il giudice del merito (dibattimento) ha rilevante potestà valutativa la cui valutazione non è facilmente sindacabile in cassazione.
- La formazione del giudicato cautelare limita la possibilità di modificare la misura: solo fatti nuovi sopravvenuti possono giustificare la rivalutazione di quanto già deciso.
- Lo stato di incensuratezza non è di per sé sufficiente a superare la valutazione negativa operata dal giudice se permangono elementi di gravità della condotta, l'entità della pena e precedenti di polizia che indicano rischio di inaffidabilità.
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