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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42555/2022 del 09/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva ritenuto insussistenti i presupposti per il riconoscimento della collaborazione con la giustizia ai sensi dell'art. 58-ter Ord. Pen. e, conseguentemente, aveva dichiarato inammissibili le istanze di affidamento in prova, detenzione domiciliare o semilibertà. Il ricorrente lamentava errata applicazione delle norme (artt. 4-bis e 58-ter Ord. Pen.) e sosteneva di aver fornito una collaborazione significativa (anche ai fini dell'attenuante ex art. 12, comma 3-quinquies, d.lgs. n. 286/1998) utile alla ricostruzione dei fatti e all'individuazione dei coautori, contestando la valutazione del Tribunale che aveva ritenuto la collaborazione insufficiente e non impossibile/irrilevante.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che il Tribunale di sorveglianza non avesse adeguatamente motivato la propria valutazione sulla effettività del contributo collaborativo e non avesse compiuto una verifica completa delle censure emergenti dalla cognizione di merito. La Cassazione ha richiamato il principio secondo cui il riconoscimento della collaborazione deve essere valutato in relazione ai reati collegati e alla specifica cognizione del singolo imputato; ha rilevato che il Tribunale non ha adeguatamente distinto tra verifica di collaborazione già prestata e accertamento dell'impossibilità/inesigibilità della stessa. Per questi motivi l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa è stata rinviata al Tribunale di sorveglianza di Genova per nuovo giudizio, con la prescrizione di colmare le lacune interpretative e motivazionali.

Norme richiamate

  • art. 58-ter Ord. Pen.

    La Corte ricorda che il riconoscimento della collaborazione ai fini dell'art.58-ter va valutato con riferimento ai reati oggetto della condanna e ai reati ad essi funzionalmente collegati; è necessario un contributo reale e utile alle indagini, valutato in funzione delle cognizioni proprie del singolo.

  • art. 4-bis Ord. Pen.

    Richiamata in relazione alle cause ostative ai benefici penitenziari: la valutazione della collaborazione rilevante ai fini del superamento delle cause ostative richiede una motivazione specifica e non può essere eseguita in modo sommario.

  • art. 12, comma 3-quinquies, d.lgs. n. 286/1998

    L'ottenimento dell'attenuante speciale per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina presuppone una valutazione specifica del contributo collaborativo; la confessione o la semplice descrizione di circostanze secondarie non sono di per sé sufficienti, mentre non è richiesto che l'imputato fornisca da solo il contributo decisivo.

Massime di principio

  • Il giudice di sorveglianza che rielabora o interpreta un giudicato deve motivare in modo chiaro e specifico, soprattutto quando discosta da accertamenti di merito sul contributo collaborativo.
  • Il riconoscimento della collaborazione (art.58-ter) si valuta in relazione a tutti i reati funzionalmente collegati alla condanna richiesta e in rapporto alle conoscenze specifiche del collaboratore; non è sufficiente una ammessione generica o confessioni di fatti già noti.
  • La presenza di punti processuali irrisolti non legittima automaticamente il rigetto della richiesta: il giudice deve verificare se tali punti rendevano la collaborazione impossibile o inesigibile, e motivare questa conclusione.
  • Se in sede di merito è stato già riconosciuto un contributo utile (anche ai fini di un'attenuante), il giudice di sorveglianza che pervenga a diversa valutazione deve fornire adeguata e approfondita giustificazione.
  • La valutazione della collaborazione richiede l'accertamento concreto di un 'fattivo sforzo ulteriore' rispetto alla mera ammissione di responsabilità; il contributo è apprezzato tenendo conto delle cognizioni proprie del singolo imputato.

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