Cassazione Penale, Sentenza n. 48565/2022 del 21/12/2022
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
La ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Bari che, in sede di rinvio dalla Cassazione, aveva confermato in parte il sequestro preventivo per equivalente finalizzato alla confisca di somme ritenute profitto del reato ex art. 316-bis c.p. (abuso dei contributi FEASR). Le censure riguardavano principalmente: (i) l'erronea interpretazione del termine quinquennale di divieto di alienazione dell'immobile finanziato (se fatto decorrere dalla decisione di concessione del finanziamento o, come riteneva il Tribunale, anche dalle successiva liquidazioni dei sal e dei pagamenti); (ii) la carenza del fumus commissi delicti e della prova dell'elemento soggettivo (la ricorrente aveva agito in buona fede e la vendita sarebbe stata una "svendita" dovuta a difficoltà economiche); (iii) la mancata o insufficiente motivazione sul periculum in mora e sulla corretta quantificazione del profitto confiscabile.
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso, ritenendo carente il fumus del reato ex art. 316-bis c.p. e individuando la corretta interpretazione della decorrenza del termine quinquennale alla "data del provvedimento di concessione" (con riferimento anche alla giurisprudenza della Corte di Giustizia UE, sentenza n. 580/2019). Ha quindi annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e il decreto di sequestro (quantificato in euro 120.000 dal Tribunale) e disposto la restituzione della somma agli aventi diritto, con indicazione che il Procuratore generale curerà l'esecuzione ai sensi dell'art. 626 c.p.p.
Norme richiamate
Norma penale contestata quale fattispecie di appropriazione indebita di contributi pubblici; la Corte ha ritenuto insufficiente il fumus del reato alla luce dell'interpretazione del termine quinquennale e degli elementi di fatto prodotti dalla difesa
art. 72, paragrafo 1, Regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio
"lo Stato membro garantisce che il contributo del FEASR resti acquisito ad un'operazione d'investimento se quest'ultima non subisce, nei cinque anni successivi alla decisione di finanziamento dell'autorità di gestione, modifiche sostanziali"
La Corte ha richiamato l'interpretazione della Corte di Giustizia UE secondo cui la decorrenza del termine quinquennale va riferita alla decisione di finanziamento (provvedimento di concessione) e non può essere spostata dalla normativa nazionale o da bandi locali alla data di liquidazione del saldo o dell'ultimo pagamento
Sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, n. 580 dell'8 maggio 2019
La Corte di Cassazione ha ritenuto vincolante l'interpretazione della CJUE che impedisce norme nazionali che fanno decorrere l'obbligo di conservazione dall'ultimo pagamento anziché dalla decisione di finanziamento; tale interpretazione ha inciso sulla valutazione del fumus del reato
Norma prevista per la richiesta di riesame alla quale il Tribunale aveva previamente aderito; richiamata nel contesto delle decisioni di riesame del sequestro
art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.
Norma che disciplina il motivo di ricorso per cassazione dedotto dalla sentenza impugnata (utilizzata quale riferimento processuale per la proposizione del ricorso)
Richiamata per l'indicazione che il Procuratore generale adotterà i provvedimenti necessari per l'esecuzione della decisione di restituzione delle somme sequestrate
Bando del GAL (art. 11) e Allegato "A" al bando della Regione Puglia
Le previsioni locali che fissavano la decorrenza dei cinque anni dalla liquidazione del saldo sono state considerate recessive rispetto alla normativa comunitaria e alla decisione interpretativa della CJUE; pertanto non erano idonee a sostenere il fumus del reato
Massime di principio
- Per i contributi FEASR il termine quinquennale di divieto di alienazione va fatto decorrere dalla "decisione di finanziamento" (provvedimento di concessione) e non dalle singole liquidazioni o dall'ultimo pagamento, in conformità alla giurisprudenza della Corte di Giustizia UE
- Una normativa o un bando nazionale/regional/locale che estenda o sposti la decorrenza del termine in contrasto con la normativa comunitaria e la giurisprudenza della CJUE può essere disapplicata quando si valuta il fumus commissi delicti
- Per disporre un sequestro preventivo finalizzato alla confisca occorre un fumus del reato sufficientemente concreto: devono essere motivate le ragioni che giustificano la sussistenza del profitto illecito e il periculum in mora
- La buona fede del beneficiario può escludere l'elemento soggettivo del reato quando si fonda su circostanze positive (es. provvedimenti amministrativi, disposizioni ambigue o precedente orientamento giurisprudenziale) che legittimano la convinzione di agire lecitamente
- La corretta quantificazione del profitto confiscabile richiede motivazione e adeguata valutazione economica; la mera indicazione dell'importo di vendita senza spiegazione non è sufficiente
- Se l'immobile o il bene finanziato continua a svolgere l'attività per cui era stato finanziato, tale circostanza può indebolire la tesi della destinazione dei fondi a fini diversi da quelli previsti dal finanziamento
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