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Sentenza

Sentenza n. 312/2026 - Salerno, Sezione 3

per l'annullamento della determina n. 235 del 27.12.2024, prot. n. 1893: decadenza della concessione demaniale marittima n. 6/2009.

Giustizia amministrativa202500389

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Campania - Salerno, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: determina di decadenza da concessione demaniale marittima per morosità nel pagamento dei canoni, unitamente agli atti presupposti

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ente concedente)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società concessionaria ha impugnato la determina comunale con cui era stata dichiarata la decadenza dalla concessione demaniale marittima relativa a un lido balneare, ai sensi dell’art. 47, comma 1, lett. d, cod. nav., per il mancato pagamento dei canoni concessori maturati nel periodo 2009-2021. Sono stati contestati anche la diffida al pagamento, una successiva nota comunale, i verbali di sopralluogo e la relazione del consulente demaniale. La ricorrente ha dedotto, in particolare, la violazione delle garanzie partecipative, sostenendo che la comunicazione di avvio del procedimento fosse ormai risalente e non aggiornata rispetto ai pagamenti successivamente effettuati; l’erroneità dell’importo del debito, che sarebbe stato ridotto dai pagamenti eseguiti; nonché il difetto di istruttoria e di motivazione circa la gravità dell’inadempimento e la sua idoneità a giustificare la decadenza.

La decisione

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza esaminare nel merito i motivi di ricorso. Nelle more del giudizio, dopo la sospensione cautelare della determina, il Comune ha approvato un piano di rateizzazione dei canoni arretrati; la società e il Comune hanno poi sottoscritto un riconoscimento del debito complessivo e attestato il ripristino della concessione demaniale marittima. Tale ripristino, fondato sui pagamenti effettuati e sull’approvazione del piano di rateizzazione del debito residuo, ha eliminato ogni utilità pratica conseguibile dalla società mediante una pronuncia di annullamento. Le spese di lite sono state integralmente compensate, mentre il contributo unificato è rimasto a carico della ricorrente, poiché l’esito in rito è stato ritenuto riconducibile esclusivamente alla sua iniziativa.

Norme richiamate

  • art. 47, comma 1, lett. d, cod. nav.

    La norma è stata indicata dall’amministrazione quale base legale della decadenza dalla concessione demaniale marittima per morosità nel pagamento dei canoni.

  • art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.

    Il ricorso è stato dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché il ripristino della concessione e la regolarizzazione mediante pagamenti e rateizzazione hanno fatto venir meno ogni utilità pratica della pronuncia richiesta.

Massime di principio

  • Il ricorso contro la decadenza da una concessione demaniale marittima diviene improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse quando, nelle more del giudizio, l’amministrazione ripristina la concessione e il concessionario regolarizza la propria posizione debitoria mediante pagamenti e approvazione di un piano di rateizzazione.
  • La sopravvenuta eliminazione degli effetti pregiudizievoli dell’atto impugnato esclude l’utilità concreta e attuale di una pronuncia di annullamento e impone la declaratoria di improcedibilità, senza necessità di esaminare i motivi dedotti nel merito.
  • La compensazione delle spese può essere accompagnata dall’imputazione del contributo unificato al ricorrente quando la sopravvenuta carenza di interesse sia riconducibile alla sua iniziativa processuale o sostanziale.

Come è indicizzato

MaterieConcessioni demaniali marittimeEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiDemanio e patrimonio pubblicoProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

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