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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15147/2024 del 12/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria del 30/06/2023, che aveva confermato il sequestro preventivo d'urgenza e il decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca (art. 240-bis c.p.) riguardante l'intero capitale sociale di AGD FISH S.r.l.s. (in capo a Crugliano), una quota del 40% della Mama S.r.l.s. intestata alla moglie e un'autovettura della moglie. Il ricorso in Cassazione si articolava in tre motivi: 1) violazione dell'art. 521 c.p.p. per presunta diversa ricostruzione della condotta (il Tribunale avrebbe descritto Crugliano come soggetto interponente e non interposto rispetto a quanto ritenuto dal GIP); 2) vizio per omissione di valutazione del lungo intervallo temporale tra la revoca della misura cautelare del 2014 e l'assunzione della partecipazione occulta nel 2020; 3) violazione dell'art. 125 c.p.p. per mancato esame della consulenza tecnica di parte allegata dalla difesa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché fondato su motivi manifestamente infondati o non consentiti. Sulle censure: 1) ha ritenuto non applicabile l'art. 521 c.p.p. nella fase delle indagini preliminari, perché l'incolpazione è fluida; ha inoltre accertato che non vi è stato mutamento del fatto valutato dal GIP, dal momento che anche nel capo di incolpazione iniziale Crugliano veniva indicato come socio occulto in concorso con altri. 2) Ha considerato infondata la censura sulla mancata valutazione del tempo intercorso, osservando che la pendenza del procedimento per 416-bis è elemento sintomatico dell'interesse a eludere misure di prevenzione e pertanto rilevante anche se la revoca della precedente misura risale al 2014. 3) Ha ritenuto generica e assertiva la doglianza sull'omesso esame della consulenza tecnica di parte, non essendo indicato in che modo quella consulenza avrebbe scardinato la ricostruzione probatoria (la stessa consulenza riconosceva sproporzione reddituale per il 2019-2020). Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 512-bis c.p.

    Norma penale richiamata nell'ordinanza di convalida del sequestro come base dell'accusa; la Corte non entra nel merito della qualificazione penale ma conferma che il provvedimento cautelare è stato adottato in presenza di elementi indiziari rilevanti

  • art. 240-bis c.p.

    Prevede il sequestro finalizzato alla confisca per reinvestimento o occultamento di proventi; la misura patrimoniale impugnata è stata disposta ai sensi di questa norma ed è stata ritenuta legittima dalla Corte di legittimità nel suo controllo di ammissibilità

  • art. 521 c.p.p.

    Norma sul principio di correlazione tra imputazione e decisione nel dibattimento: la Corte chiarisce che non è applicabile nella stessa estensione ai provvedimenti cautelari emessi nelle indagini preliminari, dove l'incolpazione è per natura mutevole

  • art. 125 c.p.p.

    Norma che regola la motivazione e l'esame delle prove: la Corte richiede che la difesa indichi concretamente in che modo un elemento (es. una consulenza) poteva essere decisivo; la mera asserzione di mancato esame non è sufficiente

  • art. 325 c.p.p.

    Consente il ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari reali per violazione di legge o vizi motivazionali radicali; la Corte ricorda che la revisione in Cassazione è limitata a questi profili

  • art. 616 c.p.p.

    Norma che disciplina la condanna alle spese processuali e il pagamento alla Cassa delle ammende: applicata per comminare al ricorrente euro 3.000 in ragione dei profili di colpa del ricorso

  • art. 416-bis c.p.

    Reato associativo richiamato nel procedimento di merito; la persistenza o la pendenza di un procedimento per reato associativo è stata ritenuta rilevante dal Tribunale quale elemento sintomatico dell'interesse a eludere misure di prevenzione patrimoniale

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari reali è soggetto a limiti: è ammesso principalmente per violazione di legge o vizi motivazionali gravi (art. 325 c.p.p.).
  • L'art. 521 c.p.p. (correlazione tra imputazione e decisione) non opera nella stessa misura nelle indagini preliminari: l'incolpazione è fluida e il riesame può valorizzare elementi diversi purché non alterino i fatti essenziali già contestati.
  • Il tribunale del riesame può confermare una misura sulla base di argomentazioni non identiche a quelle del GIP se la sostanza dei fatti rimane la stessa e le nuove argomentazioni restano ancorate agli elementi probatori emersi.
  • Per far valere l'omesso esame di atti o consulenze tecniche in sede di Cassazione è necessario dimostrare concretamente che l'elemento introdotto fosse potenzialmente decisivo e che il provvedimento impugnato sia rimasto del tutto silente sulla questione; mere asserzioni generiche non sono sufficienti.
  • La sussistenza di una sproporzione tra redditi dichiarati e spese o investimenti è un elemento tipicamente ritenuto significativo per giustificare misure patrimoniali preventive e può prevalere sulla distanza temporale rispetto a fatti cautelari antecedenti.
  • Ricorsi manifestamente infondati possono comportare sanzioni economiche e condanna alle spese; è quindi fondamentale che la difesa presenti censure concrete e specifiche, corredate da riferimenti puntuali agli atti e alle prove.

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