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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42891/2022 del 10/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che la mancata valutazione del video e di altre prove decisive abbia comportato vizio di motivazione. Ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al Giudice di pace di Catania, rimettendo a quest'ultimo anche il regolamento delle spese del giudizio di legittimità.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza del Giudice di pace di Catania che aveva prosciolto Marisa Velis dai reati contestati (minaccia e diffamazione perché il fatto non sussiste; lesioni volontarie perché il fatto non costituisce reato). Il ricorso denunciava errata applicazione degli artt. 42, 43, 612, 582 e 595 cod. pen. e, soprattutto, vizi di motivazione: il Giudice di pace avrebbe omesso di valutare prove decisive acquisite in dibattimento, in particolare un video registrato dalla parte offesa (definito "prova regina") e la deposizione del teste Massimiliano Amato che confermava le dichiarazioni della persona offesa.

Norme richiamate

  • codice penale, artt. 42, 43, 612, 582, 595

    Sono le norme sostanziali richiamate nel ricorso: artt. 612 (minaccia), 595 (diffamazione), 582 (lesioni) e gli artt. 42-43 in materia di responsabilità penale. La Corte non ha deciso sul merito dell'applicazione di tali norme ma ha annullato la sentenza per vizio di motivazione derivante dalla mancata valutazione di prove decisive.

  • decreto-legge 28/10/2020, n. 137, art. 23, comma 8 (convertito)

    Prevede la possibilità di formulare requisitoria scritta in cassazione; nella pratica è stata usata la requisitoria scritta del Sostituto Procuratore generale che ha chiesto l'annullamento con rinvio.

  • disp. att. cod. proc. pen., art. 173, comma 1

    Limita il sindacato di legittimità nei termini indicati dal ricorso; il ricorso è stato però ritenuto ammissibile nei limiti consentiti e fondato per vizio di motivazione.

  • giurisprudenza citata: Sez. 6, n. 35918 del 17/06/2009 (Greco)

    Richiamata per il principio secondo cui la 'decisività' di una prova va intesa come sua 'potenziale capacità dimostrativa' rispetto alla questione centrale: la mancata valutazione di un elemento con tale potenziale costituisce motivo di annullamento per carenza di motivazione.

Massime di principio

  • La mancata valutazione, da parte del giudice di merito, di prove che hanno 'potenziale capacità dimostrativa' (es. video che riprendono i fatti) costituisce vizio di motivazione e legittima l'annullamento con rinvio da parte della Cassazione.
  • I filmati e le prove audiovisive prodotti in dibattimento vanno esaminati dal giudice con esplicita motivazione: il giudice deve valutare autenticità, integrità, contesto e contenuto e spiegare in motivazione perché li ritiene decisivi o inidonei.
  • La Corte di cassazione, quando riscontra omissioni nella valutazione probatoria decisiva, non decide il merito ma annulla la sentenza e rinvia per nuovo giudizio al giudice di primo grado affinché valuti correttamente le prove.
  • La difesa, in presenza di video prove, dovrebbe contestarne autenticità, integrità o contestualizzazione se intende che il filmato non sia decisivo; il pubblico ministero può invece richiamare la forza probatoria per sostenere la riqualificazione o la responsabilità.
  • In procedimenti simili è fondamentale che le parti depositino e segnalino chiaramente alle corti l'esistenza di prove audiovisive e chiedano l'esame e la verbalizzazione in udienza; il giudice è tenuto a rispondere a tali elementi nella motivazione.
  • Sulle spese del giudizio di legittimità la Corte può rinviare al giudice di merito per la definizione quando annulla e rinvia.

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