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Cassazione Penale, Ordinanza n. 01336/2026 del 13/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice)

La controversia

La persona interessata, in sede esecutiva, aveva chiesto il riconoscimento del reato continuato ai sensi dell'art. 671 c.p.p. in relazione a più sentenze irrevocabili. Il giudice dell'esecuzione aveva rigettato la domanda ritenendo insussistente l'unicità del disegno criminoso: le condotte erano eterogenee e collocate in differenti contesti temporali; il mero richiamo alla tossicodipendenza non bastava a fondare la continuazione, anche perché la documentazione richiamata risultava presente solo a partire dal 2019. Con il ricorso per cassazione venivano dedotti omessa valutazione dello stato di tossicodipendenza, vizio di motivazione sul diniego della continuazione ed erronea applicazione dell'art. 81 c.p., sostenendosi che la dipendenza da stupefacenti avesse inciso sulla commissione dei reati e dovesse giustificare il vincolo della continuazione.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione avesse motivato in modo congruo e conforme ai principi consolidati sull'istituto, evidenziando la mancanza di elementi specifici e concreti idonei a dimostrare un programma criminoso unitario fin dall'origine. Ha inoltre affermato che lo stato di tossicodipendenza, da solo, non integra alcuna presunzione di unicità del disegno criminoso, potendo al più rilevare solo se accompagnato da ulteriori elementi sintomatici e nei limiti dei reati effettivamente collegati a tale stato. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro tremila alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    Norma sulla applicazione della continuazione in sede esecutiva; richiede l'accertamento dell'unicità del disegno criminoso, che non può desumersi automaticamente dalla sola tossicodipendenza o da dati generici come la contiguità temporale dei fatti.

  • art. 81 c.p.

    Disposizione invocata per il riconoscimento del reato continuato; la Corte ribadisce che la sua applicazione presuppone la prova di un programma criminoso unitario e non di una mera abitualità delittuosa.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma applicata per la condanna del ricorrente in caso di inammissibilità, con imposizione delle spese processuali e della somma in favore della cassa delle ammende.

  • art. 52 d.lgs. 196/03

    Richiamo finale relativo all'oscuramento dei dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento.

Massime di principio

  • In sede esecutiva, il riconoscimento della continuazione presuppone la prova di un disegno criminoso unitario individuabile sin dal primo episodio, almeno nelle sue connotazioni fondamentali; non è sufficiente un programma delinquenziale generico.
  • L'onere di allegare elementi specifici e concreti a sostegno della continuazione grava sul condannato che ne chiede l'applicazione; contiguità cronologica, omogeneità delle fattispecie o analogia dei titoli di reato sono indici inidonei, da soli, a dimostrare l'unicità del disegno criminoso.
  • Lo stato di tossicodipendenza non determina alcuna presunzione iuris tantum di continuazione: può rilevare solo se, insieme ad altri elementi sintomatici, consenta di ricostruire una programmazione criminosa unitaria e non la sola necessità di procurarsi denaro per lo stupefacente.
  • Il sindacato di legittimità sul diniego della continuazione è limitato al controllo della congruità e adeguatezza della motivazione; la valutazione di unicità del disegno criminoso resta essenzialmente questione di fatto rimessa al giudice di merito.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniRiti alternativi
RamiProcesso penaleParte generale
IstitutiPrescrizione del reato

Testo integrale

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