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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 46665/2023 del 20/11/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di riesame avverso la misura degli arresti domiciliari disposta nei confronti di Eugenio Sgromo in relazione al reato di cui all'art. 319 ter cod. pen. (corruzione in atti giudiziari). Il ricorrente contestava: 1) l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e la contraddittorietà/manifesta illogicità della motivazione, sostenendo che non sussisteva un patto corruttivo concreto con il colonnello Formoso, che i consigli tecnici attribuiti a Formoso non si discostavano dalla normale attività e che l'utilità ricevuta (ospitalità) era temporalmente non collegata e sproporzionata rispetto al vantaggio patrimoniale ottenuto; 2) l'illogicità della valutazione delle esigenze cautelari, poiché il Tribunale avrebbe genericamente evocato altri procedimenti e rapporti relazionali dell'indagato senza specificarne i contenuti e avrebbe fondato l'attualità del pericolo di reiterazione su elementi non accertati e meramente "verosimili" (nota del 29/09/2022), senza considerare lo stato di salute dell'indagato e l'effettiva possibilità per il pubblico ufficiale di influire sulle indagini.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato solo in parte. Ha confermato la correttezza della valutazione dei gravi indizi di colpevolezza operata dal Tribunale (respingendo il relativo motivo), richiamando i principi interpretativi relativi all'art. 319 ter e valutando come probanti gli elementi fattuali (scambio di comunicazioni, interposizione del pubblico ufficiale, contatti con il P.M., utilità ricevuta). Tuttavia ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente alla parte relativa alle esigenze cautelari, rilevando che il Tribunale aveva motivato in modo generico e non aveva specificato i contenuti dell'altro procedimento né accertato la verosimile sollecitazione del pubblico ufficiale; la valutazione del pericolo di reiterazione e di inquinamento probatorio si fondava su supposizioni non accertate. Per tali ragioni la Cassazione ha disposto il rinvio al Tribunale di Catanzaro per un nuovo giudizio esclusivamente sulla sussistenza delle esigenze cautelari, rigettando il ricorso nel resto.

Norme richiamate

  • art. 319 ter cod. pen.

    Norma sulla corruzione in atti giudiziari; la Corte richiama che per questa fattispecie è decisivo il "metodo" con cui si perviene alla decisione e l'inevitabile inquinamento derivante dall'accettazione di utilità, non il contenuto finale dell'atto.

  • art. 274 lett. a) cod. proc. pen.

    Riferimento alla nozione di pericolo di inquinamento probatorio; la Corte segnala che la mera genericità non è sufficiente a fondare tale pericolo.

  • art. 309, comma 7, cod. proc. pen.

    Norma sulla competenza per il nuovo giudizio dopo annullamento parziale in materia cautelare; la Cassazione rinvia al Tribunale competente per il riesame delle esigenze cautelari.

  • Cass. Sez. U., n. 15208 del 25/02/2010 (Mills)

    Giurisprudenza richiamata per il principio che nel reato di corruzione in atti giudiziari rileva il metodo di formazione della decisione e l'alterazione del procedimento a monte, non il contenuto concreto del provvedimento.

  • Cass. Sez. 6, n. 17987 del 24/01/2018 (Ungaro) e altre pronunce citate

    Giurisprudenza di legittimità che conferma l'indirizzo interpretativo sull'accertamento dell'inquinamento procedimentale e sui criteri di valutazione degli indizi per l'art. 319 ter.

Massime di principio

  • Per il reato di corruzione in atti giudiziari (art. 319 ter) la valutazione non si concentra sul contenuto finale dell'atto ma sul "metodo" con cui è stato ottenuto: contatti indebiti, intermediazioni e pressioni a monte che alterano il procedimento sono elementi decisivi.
  • La prova di un accordo corruttivo può essere ricavata da un insieme di indizi (messaggi, contatti con il P.M., interventi tecnici del pubblico ufficiale, utilità ricevute): la proporzionalità dell'utilità è un indizio utile ma non condizione necessaria per la configurazione del reato.
  • Nel sindacare le esigenze cautelari (pericolo di inquinamento probatorio o di reiterazione) il giudice deve formulare motivazioni specifiche e circostanziate: affermazioni generiche o basate su elementi solo "verosimili" sono insufficienti e possono determinare l'annullamento.
  • Lo stato di salute dell'indagato e l'attualità/oggettività della possibilità di influenza su procedimenti futuri sono fattori rilevanti nella valutazione della proporzionalità e idoneità della misura cautelare.
  • Se emergono profili critici nella motivazione delle esigenze cautelari, la giustizia di legittimità può confermare l'impianto probatorio sostanziale (gravi indizi) ma annullare e rinviare la valutazione cautelare per carenza di specificità motivazionale.

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