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Cassazione Civile, Ordinanza n. 12170/2025 del 08/05/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da una procedura espropriativa avviata per la realizzazione di un raccordo stradale. Una parte dei terreni, in origine di proprietà della società resistente e in parte poi trasferiti a terzi, era stata oggetto di stima da parte di una terna peritale nell'ambito del procedimento di determinazione definitiva dell'indennità di espropriazione. L'ente espropriante aveva contestato i criteri utilizzati, sostenendo che i terreni ricadenti in determinate zone urbanistiche non avessero capacità edificatoria. La società espropriata aveva invece accettato la stima e, nel giudizio introdotto dall'ente ai sensi degli artt. 54 d.P.R. 327/2001 e 29 d.lgs. 150/2011, aveva eccepito che l'opposizione fosse tardiva. La Corte d'appello aveva condiviso tale eccezione, ritenendo che per l'amministrazione il termine di impugnazione decorresse dalla presa d'atto del contenuto della stima depositata presso i propri uffici, e aveva dichiarato l'opposizione inammissibile per tardività. Con l'unico motivo di ricorso per cassazione l'ente ha denunciato violazione e falsa applicazione degli artt. 20, 21, 26, 27 e 54 d.P.R. 327/2001, dell'art. 29 d.lgs. 150/2011 e dell'art. 12 preleggi, sostenendo che il termine per impugnare la stima non potesse decorrere dal mero deposito o dalla conoscenza interna della relazione, ma solo nei modi previsti dalla disciplina applicabile.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il motivo. Ha affermato che, nel sistema del d.P.R. 327/2001, l'opposizione alla stima dell'indennità di esproprio è soggetta a decadenza solo dopo la notificazione del decreto di esproprio o della stima peritale, mentre non è sufficiente la mera presa d'atto del contenuto della stima da parte dell'ente espropriante. Ha inoltre precisato che il richiamo operato dalla Corte territoriale all'art. 26 d.P.R. 327/2001 era inconferente, perché quella norma riguarda il pagamento o deposito dell'indennità provvisoria, mentre la fattispecie era regolata dall'art. 21 sul procedimento di determinazione definitiva dell'indennità. Per tali ragioni l'ordinanza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello di Torino in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di cassazione.

Norme richiamate

  • art. 702-bis c.p.c.

    richiamato quale rito introduttivo del procedimento

  • art. 54 d.P.R. 327/2001

    la decadenza dall'opposizione alla stima opera solo dopo il decorso del termine perentorio di trenta giorni dalla notificazione del decreto di esproprio o della stima peritale; non basta la mera conoscenza interna della stima

  • art. 20 d.P.R. 327/2001

    richiamato nel motivo di ricorso come norma del sistema espropriativo

  • art. 21 d.P.R. 327/2001

    disciplina il procedimento di determinazione definitiva dell'indennità di espropriazione nel quale era stata resa la stima contestata

  • art. 26 d.P.R. 327/2001

    ritenuto dalla Corte territoriale norma non pertinente, perché riguarda il pagamento o deposito dell'indennità provvisoria

  • art. 27 d.P.R. 327/2001

    il termine di trenta giorni dalla comunicazione del deposito della relazione di stima è dilatorio, non perentorio; durante tale arco temporale le parti non possono agire, ma il potere di agire resta fermo fino alla scadenza del termine perentorio di cui all'art. 54, comma 2

  • art. 29 d.lgs. 150/2011

    richiamato quale disciplina processuale del procedimento di opposizione alla stima

  • art. 12 preleggi

    invocato per la corretta interpretazione delle norme applicabili

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    rubrica del vizio denunciato, cioè violazione e falsa applicazione di legge

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    richiamato per il deposito delle memorie nel giudizio di legittimità

Massime di principio

  • Nel sistema del testo unico espropri, l'opposizione alla stima dell'indennità è soggetta a decadenza solo se siano avvenute le notificazioni previste dalla legge; la mera conoscenza del contenuto della stima o il suo deposito presso gli uffici dell'ente non fanno decorrere, di per sé, il termine perentorio di impugnazione.
  • Il termine di trenta giorni dalla comunicazione del deposito della relazione di stima previsto per l'adozione dei provvedimenti sul pagamento o deposito dell'indennità ha natura dilatoria e non perentoria: non determina la perdita del potere di agire in giudizio, che permane fino alla scadenza del termine decadenziale previsto per l'opposizione.
  • Nella qualificazione del regime dei termini occorre distinguere tra procedimento di determinazione dell'indennità provvisoria e procedimento di determinazione definitiva: norme riferite alla prima fase non possono essere automaticamente estese alla seconda.
  • La decorrenza della decadenza per l'opposizione alla stima va ricostruita secondo la disciplina speciale vigente, senza applicare in via analogica orientamenti formatisi sotto una diversa legge espropriativa.
  • Quando il giudice di merito fonda la tardività dell'opposizione su un parametro normativo inconferente, la decisione è censurabile per violazione di legge e va cassata con rinvio per nuovo esame.
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  • ricorrente":"Città Metropolitana di Torino, ente espropriante che ha impugnato la decisione della Corte d'appello sulla tempestività dell'opposizione alla stima dell'indennità di esproprio",
  • resistente":"società proprietaria espropriata che aveva accettato la stima peritale e ha eccepito la tardività dell'opposizione",
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  • motivo":"La controversia nasce da una procedura espropriativa avviata per la realizzazione di un raccordo stradale. Una parte dei terreni, in origine di proprietà della società resistente e in parte poi trasferiti a terzi, era stata oggetto di stima da parte di una terna peritale nell'ambito del procedimento di determinazione definitiva dell'indennità di espropriazione. L'ente espropriante aveva contestato i criteri utilizzati, sostenendo che i terreni ricadenti in determinate zone urbanistiche non avessero capacità edificatoria. La società espropriata aveva invece accettato la stima e, nel giudizio introdotto dall'ente ai sensi degli artt. 54 d.P.R. 327/2001 e 29 d.lgs. 150/2011, aveva eccepito che l'opposizione fosse tardiva. La Corte d'appello aveva condiviso tale eccezione, ritenendo che per l'amministrazione il termine di impugnazione decorresse dalla presa d'atto del contenuto della stima depositata presso i propri uffici, e aveva dichiarato l'opposizione inammissibile per tardività. Con l'unico motivo di ricorso per cassazione l'ente ha denunciato violazione e falsa applicazione degli artt. 20, 21, 26, 27 e 54 d.P.R. 327/2001, dell'art. 29 d.lgs. 150/2011 e dell'art. 12 preleggi, sostenendo che il termine per impugnare la stima non potesse decorrere dal mero deposito o dalla conoscenza interna della relazione, ma solo nei modi previsti dalla disciplina applicabile.",
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Ha affermato che, nel sistema del d.P.R. 327/2001, l'opposizione alla stima dell'indennità di esproprio è soggetta a decadenza solo dopo la notificazione del decreto di esproprio o della stima peritale, mentre non è sufficiente la mera presa d'atto del contenuto della stima da parte dell'ente espropriante. Ha inoltre precisato che il richiamo operato dalla Corte territoriale all'art. 26 d.P.R. 327/2001 era inconferente, perché quella norma riguarda il pagamento o deposito dell'indennità provvisoria, mentre la fattispecie era regolata dall'art. 21 sul procedimento di determinazione definitiva dell'indennità. 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Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
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