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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19250/2022 del 16/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del 19/08/2021 del Tribunale del Riesame che aveva confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP il 05/07/2021 nei confronti del ricorrente per il reato di cui all'art. 416 bis c.p. La difesa deduceva vizio di motivazione e contestava la valutazione della gravità indiziaria, censurando la eccessiva valorizzazione delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia (anche de relato e risalenti nel tempo), l'assenza di specifiche contestazioni di delitti fine e la carenza di riscontri concreti rispetto alla partecipazione attiva e al dolo specifico richiesto per l'associazione mafiosa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo complessivamente infondato. Ha confermato che, nella fase cautelare, lo standard probatorio richiesto è quello della gravità indiziaria e che il Tribunale del Riesame ha adeguatamente motivato la decisione valorizzando la convergenza delle dichiarazioni dei collaboratori (Russo, Labate, Trunfio, Zappia) e il decisivo riscontro costituito dalle dichiarazioni della vittima nel procedimento Jail Express. La Corte ha inoltre affermato che il giudice del controllo non è tenuto a replicare puntualmente ad ogni singola deduzione difensiva purché abbia indicato le ragioni fondamentali della decisione. Condanna del ricorrente alle spese processuali e rinvio alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 94, co. 1-ter, disp. att. c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416 bis cod. pen.

    Norma che definisce l'associazione di tipo mafioso; la Corte ha interpretato che, in sede cautelare, la partecipazione al sodalizio può essere desunta da dichiarazioni convergenti di collaboratori e da riscontri concreti che indichino disponibilità a perseguire il programma criminoso, anche in assenza di contestazione precisa di tutti i delitti fine

  • art. 94 co. 1-ter disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per adempimenti di cancelleria a seguito della decisione; la sentenza ordina l'invio degli atti alla cancelleria per gli adempimenti previsti

Massime di principio

  • In sede cautelare lo standard probatorio richiesto è quello della gravità indiziaria: non occorre la prova piena, ma la convergenza e il riscontro degli elementi sono determinanti
  • Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, anche se temporaneamente distanziate o parzialmente de relato, possono avere rilievo se risultano complessivamente convergenti e se vi sono riscontri esterni
  • Il giudice del riesame non è obbligato a rispondere punto per punto a tutte le argomentazioni difensive; è sufficiente che le ragioni essenziali della decisione siano indicate e logicamente fondate rispetto allo standard cautelare
  • Per contestare efficacemente una misura cautelare fondata su declarazioni collaboranti, la difesa deve indicare elementi concreti idonei a "destrutturare" la valutazione della gravità indiziaria (es. elementi di scarsa attendibilità con riscontri contrari, alibi credibili, risultanze investigative che smentiscano fatti chiave)
  • La presenza di riscontri indipendenti (ad es. dichiarazioni di vittime, atti di altri procedimenti che confermano la condotta) rafforza la qualificazione della partecipazione al sodalizio e può giustificare la conferma della misura cautelare

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