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Cassazione Penale, Ordinanza n. 14287/2025 del 11/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello di Bologna limitatamente alla qualificazione giuridica dei fatti contestati. L'unico motivo dedotto sosteneva che il reato di violenza o minaccia a pubblico ufficiale di cui all'art. 336 c.p. dovesse essere assorbito nel diverso reato di resistenza a pubblico ufficiale di cui all'art. 337 c.p., con conseguente esclusione del primo capo di imputazione. La Corte rileva che il motivo riproponeva sostanzialmente una censura già svolta in appello e che, comunque, si poneva in contrasto con il consolidato orientamento secondo cui la distinzione tra le due fattispecie dipende dal momento e dalla finalità della violenza o minaccia: art. 337 c.p. quando la condotta è posta in essere durante il compimento dell'atto d'ufficio per impedirlo; art. 336 c.p. quando la violenza o minaccia è diretta a costringere il pubblico ufficiale a omettere un atto del suo ufficio prima dell'inizio dell'esecuzione. Nel caso concreto, i giudici di merito avevano distinto due diverse condotte: una prima serie di atti di autolesionismo intimidatorio, diretti a costringere un sovrintendente a ricevere il ricorrente con precedenza sugli altri detenuti, e una seconda aggressione violenta nei confronti dello stesso operante e degli altri intervenuti, integrativa della resistenza.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto corretta la decisione di merito nel qualificare separatamente le condotte come violenza o minaccia a pubblico ufficiale ex art. 336 c.p. e resistenza a pubblico ufficiale ex art. 337 c.p., escludendo l'assorbimento invocato dalla difesa. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 336 c.p.

    Integra la violenza o minaccia al pubblico ufficiale quando la condotta è finalizzata a costringerlo a omettere un atto del suo ufficio prima dell'inizio dell'esecuzione dell'atto stesso.

  • art. 337 c.p.

    Integra la resistenza a pubblico ufficiale quando la violenza o minaccia è posta in essere durante il compimento dell'atto d'ufficio, per impedirlo.

  • art. 582 c.p.

    Risulta richiamato tra i reati oggetto della sentenza impugnata, senza ulteriori sviluppi nella motivazione dell'ordinanza.

  • art. 616 c.p.p.

    La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Tra gli artt. 336 e 337 c.p. il discrimine non è la mera presenza di violenza o minaccia, ma il momento e la funzione della condotta rispetto all'atto del pubblico ufficiale: preclusione dell'atto in corso per l'art. 337 c.p., costrizione all'omissione prima dell'esecuzione per l'art. 336 c.p.
  • Non sussiste assorbimento automatico dell'art. 336 c.p. nell'art. 337 c.p. quando risultino condotte distinte e temporalmente autonome, ciascuna riferibile a un diverso segmento dell'azione del pubblico ufficiale.
  • Il ricorso per cassazione che si limiti a riproporre senza apporti critici una questione già dedotta in appello, e che sia inoltre incompatibile con il consolidato orientamento di legittimità, è destinato a essere dichiarato inammissibile.
  • La qualificazione giuridica dei fatti deve essere effettuata isolando le diverse fasi della condotta dell'agente: una stessa vicenda può integrare più reati se le azioni offensive sono separate e rispondono a finalità diverse rispetto all'attività del pubblico ufficiale.

Come è indicizzato

MaterieResistenza e oltraggio a pubblico ufficialeImpugnazioni
RamiReati contro la PAProcesso penale

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