Cassazione Penale, Sentenza n. 51685/2023 del 29/12/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore impugna l'ordinanza del Tribunale di Brescia che ha rigettato l'appello contro la revoca della misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla p.g. a carico di Zerbonia, lamentando l'erronea applicazione dell'art. 275 c.p.p. e la mancanza, contraddittorieta o manifesta illogicita della motivazione sul venire meno delle esigenze cautelari. Si censura che il Tribunale avrebbe considerato significativo un periodo di due mesi di autorizzazione a lavorare presso la societa La Primavera, senza valutare che incontri tra imputati si sarebbero svolti in quella sede, e senza tenere conto del rigetto in sede di misure di prevenzione della richiesta di allontanamento dal comune di residenza. Si deduce altresi l'assenza di elementi che attestino una diminuzione del pericolo di reiterazione, peraltro sostenuto dalla mancata resipiscenza dell'indagato.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore. Ha ritenuto la doglianza aspecifica e reiterativa di valutazioni di merito gia esaminate in sede di appello, rilevando che il Tribunale ha fornito valutazione completa e coerente delle esigenze cautelari: ruolo marginale dell'imputato, sopravvenuta esclusione dell'aggravante di cui all'art. 416-bis c.p., decorso congruo del periodo di misura (circa 1 anno e 6 mesi) e autorizzazione al lavoro nella societa La Primavera senza elementi che ne dimostrino la fittizieta o il coinvolgimento nel reato. La Corte ha inoltre ribadito l'autonomia del giudizio cautelare rispetto al procedimento di prevenzione, escludendo che decisioni di segno contrario in sede di misure di prevenzione siano determinanti per la valutazione cautelare penale. Non essendovi errori di logica o contraddizioni manifesti nella motivazione, il ricorso e stato dichiarato inammissibile e l'ordinanza impugnata e confermata.
Norme richiamate
La norma e richiamata nel contesto del controllo di legittimita: la Corte considera le doglianze aspecifiche e ricorsive sulla valutazione delle esigenze cautelari inammissibili, poiche implicano una rinnovata valutazione di merito non consentita in Cassazione salvo vizi di motivazione, contraddizione o manifesta illogicita
L'esclusione della circostanza aggravante di associazione di tipo mafioso e stata ritenuta elemento rilevante ai fini della valutazione del pericolo di reiterazione e quindi delle esigenze cautelari; la riduzione del quadro aggravante puo influire sul giudizio di necessita della misura
Giurisprudenza sul principio di autonomia tra cautela penale e procedimento di prevenzione (Sez. 6, n. 24616 del 21/03/2023, Stellitano, Rv. 284789 - 01)
Il principio e che le decisioni assunte nel procedimento di prevenzione non vincolano il giudice della cautela penale; i giudici del merito possono autonomamente valutare la pericolosita ai fini cautelari anche se in sede di prevenzione sia stata adottata diversa valutazione
Massime di principio
- La Corte di Cassazione non rivede valutazioni di merito sulla sussistenza delle esigenze cautelari se motivate in modo coerente e non contraddittorio; i ricorsi che si limitano a chiedere una diversa valutazione dei fatti sono spesso inammissibili
- La durata della misura e il decorso del tempo sono elementi rilevanti nella valutazione della necessita della misura, ma devono essere valutati in relazione al ruolo dell'imputato e alle altre circostanze processuali
- L'autorizzazione a svolgere attivita lavorativa non e di per se indice di assenza di pericolo se non viene dimostrata la fittizieta dell'attivita o il suo uso per mantenere contatti criminosi
- L'esclusione di aggravanti, come quella prevista dall'art. 416-bis, puo ridimensionare la valutazione del pericolo di reiterazione e quindi giustificare l'attenuazione o la revoca di misure cautelari
- Le decisioni in sede di misure di prevenzione hanno autonomia rispetto al processo penale e non vincolano il giudice penale nella formazione del convincimento sulle esigenze cautelari
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