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Cassazione Civile, Ordinanza n. 28302/2024 del 04/11/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (lavoratore)

La controversia

La controversia nasce dal servizio prestato da un dirigente amministrativo quale direttore amministrativo di un'azienda sanitaria locale per il periodo 10.11.2005-16.6.2010. L'azienda aveva disposto il recupero di somme ritenute indebitamente percepite, mentre il dirigente aveva chiesto l'accertamento dell'illegittimità del recupero e il pagamento delle differenze retributive. Il punto centrale è l'interpretazione dell'art. 2 del d.P.C.M. n. 502/1995, come modificato, in relazione al trattamento economico del direttore amministrativo: secondo il ricorrente, il parametro retributivo minimo non andava agganciato alla retribuzione del direttore di dipartimento ma a quella del direttore di struttura complessa; secondo il resistente, invece, il minimo doveva essere rapportato alla posizione apicale effettivamente più elevata presente nell'azienda nell'area amministrativa. La Corte d'appello aveva accolto la tesi del dirigente e la ASL ricorreva per cassazione denunciando violazione e falsa applicazione dell'art. 2, comma 5, d.P.C.M. n. 502/1995, degli artt. 15 e seguenti del d.lgs. n. 502/1992 e del CCNL dell'area dirigenza sanitaria dell'8.6.2000, sostenendo che i dipartimenti non costituiscono una categoria autonoma nella classificazione normativa e contrattuale e che il direttore di dipartimento, pur coordinando più strutture complesse, resta titolare della struttura complessa di provenienza e non assume una posizione sovraordinata. La Corte territoriale avrebbe invece attribuito rilievo alla funzione retributiva del riferimento alle posizioni apicali, in un'ottica di equilibrio aziendale.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondato l'unico motivo di ricorso e ha confermato la decisione di merito. Ha valorizzato l'interpretazione secondo cui il trattamento economico del direttore amministrativo va determinato in rapporto alle posizioni apicali della dirigenza amministrativa presenti nella specifica azienda, anche quando ciò conduca a individuare il direttore di dipartimento come parametro di riferimento. Ha ritenuto plausibile e coerente con la ratio della disciplina l'idea che il richiamo alle posizioni apicali abbia soprattutto funzione retributiva e sia diretto a evitare squilibri nell'organizzazione aziendale, così che il direttore amministrativo non percepisca un compenso inferiore a quello di chi dirige un ambito sottordinato. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna della ricorrente alle spese e applicazione dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 2 d.P.C.M. n. 502/1995

    Il trattamento economico del direttore amministrativo deve essere definito entro un minimo e un massimo, con riferimento alle posizioni apicali della dirigenza amministrativa nella prospettiva di equilibrio aziendale; il parametro minimo va individuato nella posizione apicale effettivamente rilevante nell'organigramma dell'azienda.

  • d.P.C.M. n. 319/2001

    La modifica normativa conferma il criterio di raccordo tra il trattamento del direttore sanitario/amministrativo e le posizioni apicali rispettivamente dell'area medica e amministrativa, anche attraverso l'uso dell'avverbio "rispettivamente".

  • artt. 15 e ss. d.lgs. n. 502/1992

    Sono richiamati per il contesto organizzativo delle strutture sanitarie e dei rapporti tra strutture complesse, dipartimenti e ruoli dirigenziali.

  • CCNL per l'Area della Dirigenza sanitaria dell'8.6.2000

    È richiamato come fonte del sistema di classificazione e del trattamento economico della dirigenza sanitaria e amministrativa.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    È applicato per dare atto dei presupposti del versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • Nel determinare il trattamento economico di figure apicali inserite in organizzazioni complesse, il giudice deve privilegiare una lettura della norma coerente con la sua funzione di equilibrio retributivo interno all'ente, non limitandosi a un'interpretazione meramente formale della struttura organizzativa.
  • Quando la disciplina richiama le "posizioni apicali" come parametro retributivo, il riferimento va individuato nella posizione effettivamente più elevata e pertinente nell'area funzionale considerata, secondo il contesto concreto dell'organigramma dell'ente.
  • L'interpretazione sistematica di una norma sul trattamento economico può legittimare il raffronto con una posizione apicale diversa da quella astrattamente più tipica, se ciò è necessario per rispettare il criterio testuale e la ratio di evitare squilibri retributivi tra vertici e sottoposti.
  • L'espressione normativa che collega due trattamenti economici con il termine "rispettivamente" impone di mantenere distinto il parametro di riferimento per ciascuna delle figure considerate, evitando assimilazioni improprie tra area sanitaria e area amministrativa.
  • In sede di legittimità, la censura per violazione di legge è infondata quando l'interpretazione del giudice di merito risulti plausibile, coerente con il testo normativo e conforme alla sua ratio, soprattutto se avallata da precedenti della Cassazione.

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