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Cassazione Penale, Ordinanza n. 17400/2025 del 08/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (magistrato)

La controversia

Il detenuto aveva chiesto all'amministrazione penitenziaria, tramite l'intervento del magistrato di sorveglianza, di essere autorizzato a mantenere socchiuso il blindo della camera detentiva per ridurre gli effetti dei rumori ambientali e del fumo passivo. Il magistrato di sorveglianza aveva qualificato la domanda come istanza generica ex art. 35 ord. pen. e l'aveva rigettata de plano, ritenendo che non fosse in discussione un diritto soggettivo tutelabile in sede giurisdizionale e osservando che il blindo poteva restare accostato solo dopo la somministrazione del vitto, per esigenze di riposo, mentre nel resto del tempo doveva rimanere aperto per ragioni di controllo e sicurezza. Il reclamante ha impugnato tale qualificazione, sostenendo che la richiesta atteneva alla lesione di un diritto; il ricorso per cassazione è stato però proposto personalmente dall'interessato, con memoria a sua firma inoltrata tramite l'ufficio matricola.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che sia il provvedimento impugnato sia il ricorso erano successivi al 4 agosto 2017 e che, per effetto della legge n. 103 del 2017, l'imputato e quindi anche il condannato non possono proporre personalmente ricorso per cassazione: l'atto deve essere sottoscritto, a pena di inammissibilità, da un difensore iscritto nell'albo speciale della Corte di cassazione. Conseguentemente, il ricorso è stato dichiarato inammissibile de plano ex art. 610, comma 5-bis, c.p.p., con condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 35 ord. pen.

    richiamato come parametro per qualificare la doglianza del detenuto come istanza generica, poiché la materia non rientrava nelle previsioni di tutela giurisdizionale indicate dal giudice di sorveglianza

  • art. 571, comma 1, c.p.p.

    richiamato insieme all'art. 613 c.p.p. per affermare che il ricorso per cassazione dell'imputato/condannato non può essere proposto personalmente dopo la riforma del 2017

  • art. 613, comma 1, c.p.p.

    richiamato per la regola della necessaria sottoscrizione del ricorso da parte di difensore iscritto nell'albo speciale della Corte di cassazione, a pena di inammissibilità

  • art. 610, comma 5-bis, c.p.p.

    indicato come base per la declaratoria de plano di inammissibilità del ricorso

  • legge 23 giugno 2017, n. 103

    fonte della modifica normativa che ha escluso la facoltà dell'imputato/condannato di proporre personalmente ricorso per cassazione

  • Sez. U, n. 8914 del 21/12/2017, dep. 2018, Aiello

    richiamata quale precedente delle Sezioni Unite che conferma l'inammissibilità del ricorso personale dell'imputato/condannato dopo la riforma

Massime di principio

  • Dopo la riforma introdotta dalla legge n. 103 del 2017, il ricorso per cassazione dell'imputato o del condannato deve essere necessariamente sottoscritto da un difensore iscritto nell'albo speciale della Corte di cassazione; la proposizione personale comporta inammissibilità.
  • La regola di inammissibilità per ricorso personale opera anche nei procedimenti di sorveglianza quando il soggetto impugna personalmente il provvedimento con atto successivo all'entrata in vigore della riforma.
  • Quando il ricorso per cassazione è inammissibile per difetto di valida sottoscrizione difensiva, la Corte può dichiararlo de plano e condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiNullità processuale

Testo integrale

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