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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40732/2024 del 06/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza di appello che li ha ritenuti responsabili di bancarotta fraudolenta patrimoniale (artt. 110 c.p., 216, comma 1, nn. 1 e 2 e 219, comma 1, nn. 1 e 2 legge fallimentare) per aver, in concorso, trasferito (conferimento) l'intero complesso aziendale della Impianti Elettrici Meridionali s.r.l. alla Gafim s.r.l. (di cui Francesco era socio), per un valore formalmente assai basso (circa Euro 28.915), cagionando un grave pregiudizio ai creditori. Le censure in Cassazione vertono: 1) (Francesco) vizio di motivazione e indeducibilità della qualificazione di amministratore di fatto; 2) natura non distrattiva del conferimento e necessità di una determinazione precisa del valore aziendale e della perizia; 3) illegittimità della valutazione dell'aggravante per danno di rilevante gravità senza calcolo puntuale del danno; 4) errore nel negare la sospensione condizionale della pena nonostante precedenti nulli o scarsi e pena al minimo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi: il primo motivo (relativo alla qualificazione di amministratore di fatto per Francesco) è stato ritenuto indeducibile e, comunque, insindacabile in sede di legittimità dato che i giudici di merito avevano fornito motivazione congrua e logica basata su plurimi indici (rapporto di parentela, procura speciale, gestione dei rapporti bancari, della ristrutturazione del debito e della cessione aziendale). Il motivo sulla natura distrattiva del conferimento è stato respinto: la Cassazione ha ribadito che il conferimento, pur atto astrattamente lecito, può integrare bancarotta fraudolenta patrimoniale se, nella sua concreta realizzazione e nel contesto debitorio, determina un depauperamento significativo del patrimonio e la cessazione dell'attività, come accertato (trasferimento del core business, dipendenti, macchinari, know‑how, quota del 4% non monetizzata, attivo residuo insufficiente a fronte di oltre 6 milioni di debiti). Sulla aggravante la Corte ha confermato che non è necessaria una determinazione millimetrica del valore aziendale: rileva la diminuzione complessiva della massa attiva e l'impatto pregiudizievole sui creditori; il danno è stato ritenuto di rilevante gravità. Infine, il diniego della sospensione condizionale della pena è stato ritenuto legittimo: il giudice di merito ha motivato il diniego con riferimento alla gravità del fatto, alla biografia criminale e all'intensità del dolo, selezionando i criteri ritenuti prevalenti; non sussiste contraddittorietà insuperabile. Conclusione: i ricorsi sono rigettati e le condanne confermate nei termini indicati.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Regola il concorso di persone nel reato; applicato per qualificare la responsabilità concorrente di Sabrina (amministratore di diritto) e Francesco (amministratore di fatto).

  • art. 216, comma 1, nn. 1 e 2 legge fallimentare

    Prevede la fattispecie di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione/occultamento; la Corte ha ritenuto che il conferimento abbia avuto natura distrattiva per il depauperamento dell'attivo aziendale a discapito dei creditori.

  • art. 219, comma 1, nn. 1 e 2 legge fallimentare

    Prevede aggravanti/forme circostanziate della bancarotta; richiamata per la qualificazione delle condotte contestate e delle aggravanti.

  • art. 2740 cod. civ.

    Principio della responsabilità patrimoniale del debitore; giuridicamente fondamento dell'interesse dei creditori alla conservazione della consistenza patrimoniale, violato dalla condotta distrattiva.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Limita il sindacato di legittimità: la Cassazione può verificare la conformità della motivazione, ma non riqualificare i fatti o rivedere la valutazione probatoria compiuta dai giudici di merito se sorretta da motivazione logica.

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la concessione dei benefici (es. sospensione condizionale della pena); la Corte di merito può selezionare i criteri prevalenti e motivare il diniego sulla base della gravità, della biografia e dell'intensità del dolo.

Massime di principio

  • La qualifica di "amministratore di fatto" può essere desunta da indici collegiali e circostanziali (procure, gestione di rapporti bancari e contrattuali, ruolo effettivo nella gestione e nelle operazioni decisive): la valutazione è rimessa al giudice di merito e la Cassazione interviene solo se la motivazione è illogica o assente.
  • Un atto formalmente lecito (come il conferimento aziendale) può integrare bancarotta fraudolenta patrimoniale se, nella concreta situazione debitoria, ha effetti depauperativi sull'attivo e preclude la prosecuzione dell'attività, cagionando un danno rilevante ai creditori; non è sempre necessario un calcolo puntuale e meticoloso del valore aziendale se il pregiudizio è provato nella sua portata complessiva.
  • Per valutare l'esistenza dell'aggravante (danno di rilevante gravità) conta l'impatto complessivo sull'attivo disponibile per il riparto, non la percentuale rispetto al passivo: anche una distrazione che determini la cessazione dell'attività e la perdita dei potenziali utili può integrare l'aggravante.
  • Il giudizio sulla concessione dei benefici (es. sospensione condizionale della pena) è discrezionale e può ritenere prevalenti, come ostativi, elementi quali la gravità del fatto, la biografia e l'intensità del dolo; la coesistenza di pena al minimo edittale e diniego del beneficio non è automaticamente contraddittoria se il giudice individua altri elementi ostativi.
  • In Cassazione non è possibile chiedere una rinnovata valutazione delle prove o una diversa ricostruzione dei fatti quando i giudici di merito abbiano fornito motivazione logica e congrua: i mezzi probatori e la selezione dei dati sono rimessi al merito.

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