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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43577/2022 del 16/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato il sequestro preventivo di Euro 106.090,00 rinvenuti nascosti a bordo di un autobus in procinto di imbarcarsi per l'Albania, condotto da un incaricato della società (Isaj Renato), indagato per ricettazione ex art. 648 c.p. Il ricorrente deduceva: mancata sussistenza del fumus delicti (la somma sarebbe provento lecito di incassi da vendita biglietti destinati all'acquisto di autobus), carenza di motivazione e valutazione astratta della norma, mancata verifica del delitto presupposto (contestata l'indicazione dell'abusiva prestazione di servizi di pagamento ex art. 131-ter TUB), e assenza di motivazione sul "periculum in mora" relativo al rischio di dispersione della somma.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha ritenuto che il giudice del merito avesse adequatamente indicato elementi indiziari convergenti a livello di fumus delicti: modalità di occultamento (intercapedine con chiusura ermetica), rilevante importo, destinazione extra-UE (Albania), suddivisione in confezioni sottovuoto con indicazioni alfanumeriche e importi, iniziale falsa dichiarazione dell'autista al varco doganale e il coinvolgimento dello stesso in altri procedimenti. La Corte ha ribadito che non è necessario accertare pienamente il delitto presupposto o i suoi autori in fase cautelare e che prove logiche possono sufficiente per il fumus. Quanto al periculum in mora, la Corte ha confermato la motivazione del Tribunale circa il rischio di dispersione della somma e l'esigenza di preservare la possibilità di confisca del profitto di reato. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 648 c.p.

    Rilevato come norma del reato di ricettazione; la Corte ammette che, in fase cautelare, la provenienza illecita di denaro può essere desunta da indizi logici senza l'accertamento completo del delitto presupposto

  • art. 125 c.p.p.

    Richiamato in relazione ai presupposti del sequestro preventivo; la Corte valuta il fumus e il periculum sulla base di elementi fattuali concreti (modalità di occultamento, consistenza, destinazione)

  • art. 321 c.p.p.

    Richiamato in relazione all'esigenza di evitare la dispersione della cosa e alla finalità di assicurare la confisca del profitto del reato; la motivazione sul "periculum in mora" è ritenuta congrua se rapportata alla natura fungibile del denaro e al rischio di immissione nel circuito illecito

  • art. 131-ter TUB

    Indicato dal giudice del merito quale possibile reato presupposto (attività abusiva di prestazione di servizi di pagamento, equivalente all'attività di "spallone"); la Corte ritiene plausibile la coerenza tra tale ipotesi e gli indici fattuali emersi

Massime di principio

  • Il possesso di ingenti somme di denaro occultate, specialmente se divise in confezioni sigillate e destinate all'estero, può costituire fumus per il reato di ricettazione anche in assenza dell'accertamento pieno del reato presupposto.
  • In sede cautelare non è necessario dimostrare tutti gli elementi del reato presupposto; il giudice può fondarsi su prove logiche e sulla convergenza di indizi (modalità di occultamento, importo, destinazione, contrassegni sulle banconote, dichiarazioni contraddittorie).
  • La spiegazione alternativa fornita dal terzo interessato (es. proventi leciti da incassi) costituisce tema di merito difficilmente sindacabile in Cassazione se il giudice del merito ha motivato la scelta ritenendo incompatibile tale versione con gli elementi oggettivi.
  • Per il periculum in mora nei sequestri di denaro, la motivazione deve collegare il rischio concreto di dispersione o immissione nel circuito illecito alla natura fungibile della somma e all'esigenza di conservare la possibilità di confisca come misura ablativa anticipata.
  • Chi intende resistere a un sequestro preventivo su base indiziaria deve proporre elementi di fatto concreti e specifici che possano ragionevolmente smentire la ricostruzione degli indici (es. documentazione comprovante la provenienza lecita, tracciabilità dei flussi, pagamenti tracciati).

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