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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7627/2022 del 03/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Richiesta di equa riparazione per presunta ingiusta detenzione (30/06/2006 - 15/10/2007) in relazione a procedimento per violazione dell'art. 73 d.P.R. 309/1990; la Corte di Appello aveva rigettato la domanda nonostante la detenzione e gli arresti domiciliari fossero stati in precedenza annullati per insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Il ricorso per cassazione deduce che il giudice del rinvio non ha rispettato la direttiva della corte di legittimità di verificare se l'annullamento fosse dovuto a diversa valutazione degli stessi elementi o invece a un contributo doloso o gravemente colposo del ricorrente nell'ingenerare l'apparenza di colpevolezza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso in parte annullando l'ordinanza impugnata e rinviando la causa alla Corte di Appello di Roma per un nuovo esame. La Corte ha rilevato che il giudice del rinvio non ha adempiuto ai due accertamenti richiesti: (1) verificare se l'insussistenza delle condizioni per la misura cautelare derivasse da una valutazione diversa rispetto agli stessi elementi disponibili al giudice della cautela; (2) in assenza di tale diversità, accertare se la condotta dell'istante fosse stata dolosa o gravemente colposa e quindi idonea a costituire causa o concausa della misura. Inoltre la Cassazione ha ritenuto che gli elementi indicati dalla Corte di Appello (conoscenze pregresse, precedenti, riconoscimento da parte di un terzo, telefonate) non dimostravano la sussistenza di comportamento colposo o doloso del ricorrente idoneo a giustificare il diniego della riparazione. Ordina nuovo esame secondo i criteri indicati.

Norme richiamate

  • art. 314 c.p.p.

    Richiama la disciplina della riparazione per ingiusta detenzione; la condizione ostativa prevista va applicata solo se il giudice accerta che il comportamento doloso o gravemente colposo dell'istante abbia concorso causalmente alla emissione o al mantenimento della misura cautelare

  • art. 273 c.p.p.

    Rilevante nel richiamare le condizioni per l'adozione della misura cautelare; la mancanza ab origine di tali condizioni può integrare oggettiva ingiustizia della detenzione

  • art. 280 c.p.p.

    Richiamato in relazione ai presupposti per la misura cautelare e alla valutazione degli elementi indiziari

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    Norma del fatto-reato che ha dato luogo al procedimento penale; contestazione che ha originato la misura cautelare ma la quale, una volta esclusa nel merito, non esime dall'accertare eventuali comportamenti del ricorrente che abbiano ingenerato l'apparenza di colpevolezza

  • art. 623 lett. a) c.p.p.

    Norma utilizzata per l'annullamento con rinvio della decisione impugnata

  • Giurisprudenza: Sez. U. n. 32383/2010 (D'Ambrosio)

    Principio secondo cui, se l'insussistenza delle condizioni per la misura dipende da elementi diversi rispetto a quelli in possesso del giudice della cautela, ciò può giustificare la riparazione; viceversa, se l'insussistenza emerge da diversa valutazione degli stessi elementi, occorre valutare l'eventuale condotta sinergica dell'imputato

  • Giurisprudenza: Sez. 4, n. 916/1995 (Sorrentino)

    La rilevanza della condotta ostativa si misura sulla capacità di indurre in errore l'organo giudiziario nel suo complesso, non sulla singola persona del giudice

  • Giurisprudenza: Sez. 4, n. 23630/2004 (Cerminara)

    Distribuzione dell'onere della prova: l'istante deve provare la detenzione ingiusta e l'assoluzione; la parte resistente deve provare dolo o colpa grave del richiedente quale causa o concausa della misura

  • Giurisprudenza: Sez. 4, n. 18828/2019 (Di Zillo)

    Conferma i criteri probatori e le modalità di valutazione della condotta dell'istante nella domanda di riparazione

Massime di principio

  • La domanda di equa riparazione richiede la prova della detenzione e della successiva assoluzione; se la misura è stata annullata per insussistenza dei gravi indizi, il giudice deve verificare se ciò derivi da elementi nuovi o da diversa valutazione degli stessi elementi in possesso del giudice cautelare
  • Se l'insussistenza delle condizioni è stata accertata con gli stessi elementi che il giudice della cautela aveva a disposizione, occorre valutare se la condotta del detenuto sia stata dolosa o gravemente colposa e abbia effettivamente contribuito, causalmente, all'adozione o al mantenimento della misura
  • L'onere della prova è ripartito: il ricorrente dimostra la detenzione ingiusta; la parte resistente deve provare il comportamento doloso o gravemente colposo come causa/concausa della misura
  • Conoscenze pregresse, precedenti o semplici ammissioni non costituiscono di per sé prova di comportamento colposo o doloso idoneo a escludere la riparazione; il giudice deve motivare in che modo specifiche condotte abbiano ingenerato l'apparenza della colpevolezza
  • Telefonate o riconoscimenti devono essere effettivamente attribuiti all'imputato e avere valenza causale rispetto alla misura; l'identificazione incerta del soggetto interlocutore (es. "Crespo") riduce il peso probatorio
  • Il giudice che decide la riparazione non può limitarsi a riprodurre argomentazioni già censurate dalla Corte di legittimità; deve seguire le direttive della Cassazione e motivare puntualmente, indicando quali comportamenti il ricorrente avrebbe dovuto tenere per evitare la misura

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