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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6137/2023 del 14/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la conferma, da parte della Corte d'appello, della sentenza di primo grado (rito abbreviato) che aveva dichiarato Spuri responsabile del reato di illecita detenzione di sostanze stupefacenti (cocaina e hashish, art. 73 DPR 309/90). Il ricorso per cassazione deduceva: I) violazione di legge e vizio di motivazione rispetto alla detenzione di 15 grammi di hashish ritenuti per uso personale; II) illegittima confisca della somma di 200 euro, per assenza di prova in ordine all'attività lavorativa e quindi all'origine lecita del denaro.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Sul punto I) ha ritenuto che la censura fosse in fatto e non avesse effettivamente confrontato le argomentazioni della sentenza impugnata: la Corte territoriale aveva motivato che il quantitativo di hashish non era compatibile con il solo uso personale, considerati il numero di dosi ricavabili, la perdita di efficacia psicotropa e il rinvenimento di strumenti per il confezionamento. Tali valutazioni sono state giudicate ponderate e insindacabili in sede di legittimità. Sul punto II) la confisca dei 200 euro è stata ritenuta adeguatamente motivata: dalla dichiarazione dello stesso imputato emergeva che egli era stato compensato da altri per la detenzione della cocaina, legittimando la qualificazione del denaro come provento o prezzo del reato. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di euro 3.000 a favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990 (Testo Unico sugli stupefacenti), art. 73, commi 1 e 4

    Disciplina il reato di illecita detenzione di stupefacenti; la Corte ha applicato la norma per dichiarare la responsabilità dell'imputato rispetto al possesso di cocaina e hashish, ravvisando elementi che escludono la qualificazione come mero uso personale.

  • Disp. att. cod. proc. pen., art. 173, comma 1

    art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Regola i motivi di ricorso per cassazione e i limiti del sindacato di legittimità; la Corte rileva che il motivo proposto era di fatto e non ha compiutamente contestato la motivazione della sentenza impugnata, rendendo il controllo di legittimità non ammissibile.

  • Corte Costituzionale, sent. n. 186/2000

    Giurisprudenza citata in tema di sanzione conseguente all'inammissibilità del ricorso: in assenza di "assenza di colpa" nella determinazione della causa di inammissibilità, è legittima l'imposizione di una sanzione pecuniaria a carico del ricorrente.

Massime di principio

  • In Cassazione non sono sindacabili le valutazioni di merito basate su elementi probatori complessivi (es. quantità, modalità di confezionamento, strumenti per il taglio/confezionamento): tali valutazioni sono circoscritte al giudice del merito e, salvo vizi logici o contraddittorietà manifeste, devono essere ritenute insindacabili in sede di legittimità.
  • La qualificazione di una quantità di stupefacente come destinata a spaccio anziché a uso personale può fondarsi su più elementi combinati: numero di dosi ricavabili, conservazione che evita la perdita di efficacia, e presenza di strumenti per il confezionamento; la loro presenza rafforza la presunzione di finalità di cessione.
  • Le somme di denaro rinvenute in relazione a reati di stupefacenti possono essere confiscate quando emergano elementi, anche dichiarazioni dell'imputato, che le qualifichino come provento o prezzo del reato; la confessione o ammissione parziale può giustificare la misura cautelare o confiscatoria se ritenuta attendibile.
  • Un ricorso per cassazione che si limiti a contestare solo in termini generici la valutazione del giudice del merito, senza affrontare specificamente le argomentazioni motivazionali, rischia l'inammissibilità.
  • L'inammissibilità del ricorso può comportare, salvo giustificato vizio, l'imposizione di sanzioni pecuniarie a carico del ricorrente per le spese processuali e ammende: è quindi importante valutare preliminarmente la fondatezza giuridica e la pertinenza dei motivi prima di proporre il ricorso.

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