Cassazione Penale, Sentenza n. 14898/2023 del 07/04/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione per cassazione avverso l'ordinanza che ha confermato il sequestro preventivo disposto a carico del ricorrente. Il ricorrente deduce violazione degli artt. 633 e 639-bis c.p., sostenendo che l'occupazione contestata non era arbitraria ma riconducibile all'esercizio del diritto di uso di spazi condominiali in quanto titolare di un negozio nel fabbricato; quindi mancherebbero l'arbitrarietà della condotta e l'assenza di un titolo legittimante.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che il ricorso in cassazione contro provvedimenti cautelari reali sia ammesso solo per violazione di legge ai sensi dell'art. 325, comma 1, c.p.p., e che non possa essere sindacata in cassazione l'illogicità manifesta della motivazione. Il Collegio ha ritenuto invece che la motivazione del Tribunale di Piacenza non fosse mancante né meramente apparente e che sussistesse il "fumus commissi delicti" alla luce degli elementi fattuali acclarati (uso esclusivo di zone condominiali, migliaia di scatoloni e altro materiale accatastato, gazebo installato abusivamente). Per tali ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende (art. 616 c.p.p.).
Norme richiamate
art. 325, comma 1, cod. proc. pen.
Consente il ricorso per cassazione contro i provvedimenti cautelari reali soltanto per "violazione di legge" (es. mancanza assoluta di motivazione o motivazione meramente apparente); esclude la sindacabilità in cassazione dell'illogicità manifesta della motivazione.
Norma penale contestata con riferimento all'occupazione arbitraria di beni; la Corte ha ritenuto sussistente l'astratta configurabilità della fattispecie (fumus commissi delicti) in base agli elementi materiali riscontrati.
Norma penalmente contestata contestualmente all'art. 633; il Tribunale ha ritenuto che gli elementi di fatto potessero essere astrattamente ricondotti alle fattispecie contestate, giustificando il sequestro preventivo.
Richiamata nella giurisprudenza come limite della sindacabilità in cassazione: i vizi di illogicità manifesta non rientrano fra le violazioni di legge perseguibili ex art. 325, comma 1, e devono essere dedotti con il motivo specifico di cui all'art. 606, lett. e).
Prevede le conseguenze economiche dell'inammissibilità del ricorso: condanna alle spese processuali e pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende; applicata nel caso con condanna a euro 3.000.
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari reali è ammesso soltanto per violazione di legge (art. 325 c.p.p.): non è lo strumento per rimettere in discussione la valutazione di merito o la logica argomentativa, salvo che la motivazione sia del tutto inesistente o meramente apparente.
- Per il sequestro preventivo è sufficiente la sussistenza del "fumus commissi delicti" (astratta configurabilità del reato) e non la prova piena dei gravi indizi di colpevolezza; elementi fattuali concreti che suggeriscano l'occupazione abusiva possono giustificare il provvedimento.
- In casi di uso di aree condominiali, l'affermazione di un diritto di uso da parte del condomino va provata con titoli o elementi concreti (documenti, regolamento condominiale, atti che dimostrino l'autorizzazione); mere asserzioni generiche non sono normalmente idonee a contrastare il fumus.
- Per evitare l'inammissibilità in Cassazione, l'impugnazione deve incentrarsi su profili di diritto o vizi processuali configurabili come violazione di legge (es. mancanza/apperente motivazione, errori di diritto), piuttosto che su contestazioni di merito non dettagliate.
- Ricorrenti e difensori dovrebbero documentare puntualmente i fatti e fornire prove che escludano l'arbitrarietà dell'occupazione (titoli, atti condominiali, rilievi peritali, fotografie datate, testimonianze) e valutare l'opportunità di proporre rimedi diversi prima della cassazione per evitare sanzioni economiche (spese e contributo alla Cassa delle Ammende).
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