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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 02648/2026 del 22/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Gli eredi hanno chiesto la revoca della confisca applicata a Giuseppe Scinardo (deceduto) ai sensi dell'art. 7 legge 27/12/1956 n.1423, deducendo l'esistenza di "prove nuove": documentazione bancaria e contabile (anche acquisita successivamente presso AGEA), verbali di investigazioni difensive, elaborati tecnici e provvedimenti relativi a terzi (in particolare atti e pronunce sul conto di Vito Nicastri) che, a loro dire, dimostrerebbero l'insussistenza originaria della pericolosità qualificata del de cuius e/o la lecita provenienza di parte dei beni confiscati; chiedevano quindi la restituzione di alcuni beni e la riconsiderazione del giudizio di proporzione patrimoniale

La decisione

Le Sezioni Unite hanno stabilito il principio di diritto secondo cui, ai fini della revoca della confisca di prevenzione ex art. 7 legge n. 1423/1956, non sono "prove nuove" gli elementi preesistenti al definitivo del procedimento che, pur astrattamente deducibili, non siano stati concretamente prodotti in tale sede, salvo che la mancata deduzione sia giustificata da cause di forza maggiore (definite come eventi irresistibili e inevitabili). La Corte ha applicato tale principio al caso concreto e dichiarato infondati i motivi proposti: la Corte territoriale aveva correttamente ritenuto non "nuove" le prove addotte dagli eredi (documenti rinvenuti in locali confiscati, documentazione AGEA ottenuta tardivamente, provvedimenti e sentenze relativi a terzi non irrevocabili), ritenendo inoltre che gli eredi subentrano nella posizione giuridica del de cuius e non possono supplire a eventuali omissioni del loro dante causa; di conseguenza i ricorsi sono stati respinti e il provvedimento di confisca è stato confermato

Norme richiamate

  • art. 7 legge 27 dicembre 1956, n. 1423

    Norma centrale per la richiesta di revoca della confisca di prevenzione: la Corte chiarisce che, ai fini della revoca ex art. 7, la nozione di prova nuova è restrittiva e non comprende elementi preesistenti non dedotti, salvo forza maggiore

  • art. 28, d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159

    Disposizione vigente per revocazione post-entrata in vigore del Codice antimafia; la sentenza Lo Duca ha elaborato una nozione ristretta di "prova nuova" per l'art. 28, e le Sezioni Unite hanno ritenuto che alcuni argomenti di quella pronuncia (non tutti) siano utili anche per ragionare sulla revoca ex art. 7, ma non si estenda automaticamente la lettera dell'art. 28 ai procedimenti antecedenti

  • art. 117, comma 1, d.lgs. n. 159/2011 (norma transitoria)

    Stabilisce il regime temporale applicabile: per proposte di applicazione della misura formulate prima del 13/10/2011 trovava applicazione l'art. 7 L.1423/1956 (e non l'art. 28 del d.lgs.159/2011)

  • art. 630 cod. proc. pen. (revisione)

    Norma sulla revisione penale cui alcuni orientamenti avevano fatto riferimento per definire ampia la nozione di "prova nuova"; le Sezioni Unite hanno escluso la sovrapponibilità automatica tra revisione penale e revoca ex art. 7, ritenendo che la confisca di prevenzione abbia natura diversa e richieda regole probatorie più rigorose

  • art. 666 cod. proc. pen.

    Richiamato dai ricorrenti in rapporto alla valutazione degli elementi di prova; la Corte ha ritenuto infondate le censure riguardanti violazioni di tale norma in quanto la valutazione dei giudici di merito non è risultata viziata da motivazione inesistente o apparente

  • art. 11 d.lgs. n. 159/2011

    Norma relativa alla revoca della misura personale in corso di esecuzione: la Corte ha ritenuto che non fosse pertinente per la revoca di una misura patrimoniale ex art. 7, il cui iter è disciplinato dalla specifica disciplina della revoca/revocazione della confisca

  • art. 24 d.lgs. n. 159/2011

    Norma richiamata dai ricorrenti in relazione alla confisca di specifico fondo; la Corte ha ritenuto che le deduzioni difensive non contrastassero efficacemente le valutazioni di merito e che non fosse fondata la richiesta di restituzione

  • art. 18 legge 31 maggio 1965, n. 575 (richiamata nella giurisprudenza)

    Disposizioni originarie contro la mafia rientranti nel quadro normativo delle misure di prevenzione; citata nel ragionamento sulla natura non penale della confisca

Massime di principio

  • Per la revoca ex art. 7 L.1423/1956 la nozione di "prova nuova" è restrittiva: non si considerano "nuove" le prove preesistenti ma non dedotte nel procedimento di prevenzione, salvo che la mancata deduzione sia giustificata da forza maggiore
  • Gli eredi subentrano nella posizione giuridica del de cuius: la verifica della tempestività/colpevolezza nella mancata produzione di prove va riferita alla condotta del soggetto originario (de cuius), non a quella degli eredi
  • Documenti custoditi nel patrimonio confiscato e disponibili al proposto durante il giudizio (anche se poi ritrovati dagli eredi dopo la morte) difficilmente saranno considerati "prove nuove" a meno di comprovata impossibilità oggettiva e irresistibile di produrli prima
  • Decisioni o sentenze relative a terzi e non definitive (o non irrevocabili) non valgono automaticamente come prova nuova idonea a rimuovere una confisca definitiva; la loro efficacia probatoria dipende dalla natura definitiva e dal rapporto diretto e decisivo con i fatti valutati nel procedimento di prevenzione
  • La revoca della confisca (istituto ripristinatorio e non penale) non è assimilabile alla revisione penale: per le misure patrimoniali prevalgono esigenze di stabilità del giudicato e regole più rigorose sulle prove deducibili
  • Se si ritiene di avere elementi che furono astrattamente deducibili ma non prodotti, è essenziale documentare cause di forza maggiore che abbiano reso impossibile la produzione nei termini processuali originari; altrimenti la domanda di revoca rischia di essere dichiarata inammissibile o infondata

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