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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20255/2023 del 12/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione dell'ordinanza della Corte d'appello che aveva accolto l'istanza di riparazione ex artt. 314 e ss. c.p.p. e liquidato un indennizzo ai ricorrenti per la detenzione subita in esecuzione di un mandato di arresto europeo (MAE). Il Ministero contestava la violazione di norme (artt. 125, 314, 714-716 c.p.p.) e il difetto di motivazione, sostenendo che la Corte d'appello aveva illegittimamente applicato per analogia la disciplina estradizionale al MAE: secondo il ricorrente il diritto alla riparazione richiederebbe, per la detenzione correlata a MAE, una pronuncia irrevocabile di proscioglimento ovvero la verifica dell'insussistenza delle condizioni per una sentenza favorevole all'estradizione; inoltre il Ministero censurava la mancata attivazione dei poteri officiosi per acquisire informazioni dalle autorità belghe (artt. 213 e 738 c.p.c.).

La decisione

Ricorso rigettato. La Corte di cassazione ha ritenuto infondato il gravame del Ministero e ha confermato il principio secondo cui la riparazione per ingiusta detenzione è ammessa anche quando la detenzione sia stata eseguita in vista della consegna in base a MAE. Non è necessaria una decisione irrevocabile di proscioglimento né la verifica preventiva dell'insussistenza delle condizioni per una sentenza favorevole all'estradizione; rileva, piuttosto, l'accertamento ex post dell'ingiustizia della limitazione della libertà personale (valutazione del diritto orientata dalla giurisprudenza costituzionale e di legittimità). La Corte ha inoltre precisato che l'ordine di acquisire una pronuncia straniera non era necessario ai fini della decisione, essendo rilevante la sentenza di rifiuto della consegna divenuta irrevocabile e il nesso causale tra detenzione e MAE.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma centrale sulla riparazione per ingiusta detenzione: la Corte interpreta il suo ambito in senso estensivo, conformandolo all'indirizzo costituzionale e giurisprudenziale che collega il diritto all'equa riparazione all'oggettiva lesione della libertà personale, anche al di fuori dei casi testualmente previsti

  • artt. 714-716 cod. proc. pen.

    Norme che regolano l'estradizione passiva e misure a fini di consegna: la Corte distingue la disciplina del MAE da quella dell'estradizione ma ritiene che, analogamente alla giurisprudenza sull'estradizione, la riparazione sia possibile quando la detenzione a fini di consegna risulti ingiusta

  • artt. 213 e 738 cod. proc. civ.

    Previsione di acquisizione d'ufficio di documenti e informazioni dalla pubblica amministrazione: la Corte afferma che il giudice della riparazione ha il potere-dovere di acquisire documenti conoscibili dalle parti, ma nel caso concreto l'acquisizione di pronunce belghe non risultava necessaria per la decisione

  • legge n. 69/2005 (disposizioni sul MAE, artt. 9, 11, 13 ecc.)

    Questa disciplina rende l'arresto per MAE in molti casi un atto dovuto e limita il controllo istruttorio nei primi momenti; la Corte richiama tali specificità per spiegare perché non sia necessario trasferire pedissequamente i requisiti dell'art. 314 c.p.p. al MAE

  • art. 5 Convenzione europea dei diritti dell'uomo

    Principio che garantisce il diritto alla riparazione per detenzioni ingiuste senza distinzioni di sorta: la Corte utilizza questo fondamento per sostenere un'interpretazione estensiva del diritto alla riparazione

  • Sez. U, n. 6624/2011 (Marinaj) e Corte costituzionale sent. n. 231/2004

    Giurisprudenza richiamata a supporto dell'ammissibilità della riparazione per detenzioni legate a procedure di consegna: stabiliscono che per i casi estradizionali la verifica si effettua ex post sulla lesione della libertà e che una sentenza irrevocabile favorevole all'estradizione impedisce la riparazione

  • Altre pronunce di legittimità e costituzionali richiamate (es. Sez. 4 n. 2678/2008, Sez. 4 n. 52813/2018, Corte cost. nn. 310/1996, 109/1999, 230/2004)

    Serie di precedenti che hanno ampliato l'ambito applicativo dell'art. 314 c.p.p. e hanno orientato la Corte verso una lettura costituzionalmente conforme che valorizza l'oggettiva lesione della libertà personale come parametro decisivo per la riparazione

Massime di principio

  • La detenzione eseguita in vista della consegna sulla base di un mandato di arresto europeo può dare diritto a riparazione se, ex post, risulta ingiusta: non è sempre necessaria una pronuncia irrevocabile di proscioglimento
  • Per i casi collegati a MAE il giudice valuta l'ingiustizia della detenzione mediante un accertamento ex post della lesione della libertà personale, tenendo conto della specifica disciplina del MAE e dei principi europei (Cedu)
  • Non si deve automaticamente applicare il regime degli artt. 273 e 280 c.p.p. previsto per la custodia cautelare ordinaria; la verifica riguarda piuttosto la funzione della detenzione rispetto alla procedura di consegna e la sua ingiustizia
  • Il giudice della riparazione ha il potere-dovere di acquisire documenti conoscibili dalle parti e, se necessari, può attivare poteri officiosi; tuttavia l'acquisizione di atti stranieri è richiesta solo se rilevante per la valutazione del nesso causale e dell'ingiustizia della detenzione
  • Una sentenza irrevocabile favorevole alla consegna/esecuzione ostacola il riconoscimento della riparazione: viceversa la pronuncia di rifiuto della consegna, divenuta definitiva, è elemento decisivo a favore della riparazione
  • Nelle situazioni analoghe conviene documentare bene il nesso fra la detenzione e il MAE e concentrarsi sulla prova dell'ingiustizia del limite alla libertà personale piuttosto che pretendere l'esito di procedimenti penali esteri

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