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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43255/2023 del 24/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza del 22/06/2023 del Tribunale di Napoli Nord che aveva dichiarato non doversi procedere per mancanza di querela in relazione al reato di furto aggravato (artt. 624, 625 c.p.), ritenendo che il Pubblico Ministero, pur avendo chiesto in udienza la modifica dell'imputazione con la contestazione suppletiva dell'aggravante di cui all'art. 625, comma 1, n. 7 c.p., non potesse più farlo dopo la scadenza del termine previsto dall'art. 85 del d.lgs. 150/2022 che aveva reso il reato procedibile a querela; il ricorrente (Procura) deduceva che il PM conserva il potere/dovere di modificare l'imputazione in dibattimento e che la contestazione suppletiva dell'aggravante avrebbe reso il reato procedibile d'ufficio.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura, annullando senza rinvio la sentenza impugnata e trasmettendo gli atti al Tribunale di Napoli Nord, in diversa composizione, per il prosieguo. La Corte ha affermato il principio secondo cui il Pubblico Ministero, purché prima della declaratoria di improcedibilità e nell'ambito di un'istruzione dibattimentale in corso, può modificare l'imputazione e contestare suppletivamente una circostanza aggravante (anche sulla base di elementi delle indagini preliminari) che renda in astratto il reato procedibile d'ufficio; ha ritenuto quindi illegittima la statuizione del Tribunale che aveva escluso tale potere del PM dopo la decorrenza del termine previsto dall'art. 85 d.lgs. 150/2022.

Norme richiamate

  • d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 (c.d. "Riforma Cartabia") art. 2, comma 1, lett. b)

    Modifica il campo di procedibilità di taluni reati (es. furto), rendendoli procedibili a querela; la Corte conferma che tale modifica ha rilievo intertemporale e va considerata dal giudice, ma non impedisce al PM di modificare l'imputazione in dibattimento prima della declaratoria di improcedibilità.

  • d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150 art. 85

    Prevede il termine entro cui la persona offesa deve proporre querela per le fattispecie divenute procedibili a querela; la Corte riconosce che la mancata querela rende in astratto la condizione di procedibilità assente, ma puntualizza che il PM può intervenire prima della declaratoria per aggiungere un'aggravante che renda il reato procedibile d'ufficio.

  • art. 624 c.p.

    Norma sul furto; rilevante per la qualificazione originaria del reato oggetto del processo e per l'intervento della modifica legislativa che ne ha mutato la procedibilità.

  • art. 625 c.p., comma 1, n. 7

    Circostanza aggravante relativa al fatto commesso su cose destinate a pubblico servizio; la contestazione suppletiva di tale aggravante può trasformare il reato in procedibile d'ufficio se tempestivamente contestata dal PM in dibattimento.

  • art. 517 c.p.p.

    Regola la possibilità, nel giudizio dibattimentale, della contestazione di circostanze aggravanti; la Corte interpreta che tale disposizione non pone limiti al potere-dovere del PM di modificare l'imputazione purché sussista un'istruttoria dibattimentale in corso.

  • art. 519 c.p.p.

    Prevede le garanzie connesse alla modifica dell'imputazione; la Corte ricorda che il potere del PM deve essere esercitato nel rispetto delle garanzie previste ma è comunque immanente e non facilmente limitabile.

  • art. 2 c.p.

    Principio di legalità; richiamato nella discussione sull'effetto intertemporale delle modifiche normative e sulla natura mista (sostanziale e processuale) della querela.

  • art. 529 c.p.p.

    Prevede la sentenza immediata; il Tribunale aveva emesso sentenza immediata di non doversi procedere ma la Cassazione ha ritenuto fondata la possibilità del PM di modificare l'imputazione prima di una tale declaratoria.

Massime di principio

  • Il Pubblico Ministero ha il potere-dovere, immanente nel nostro ordinamento, di modificare l'imputazione in dibattimento (anche con contestazione suppletiva di aggravanti) purché l'istruttoria dibattimentale sia ancora in corso e la modifica avvenga prima della declaratoria di improcedibilità o della discussione finale.
  • La trasformazione legislativa che rende un reato procedibile a querela non esclude che, in sede di dibattimento, il PM possa contestare un'aggravante che renda il reato procedibile d'ufficio; la mancanza di querela non impedisce automaticamente la prosecuzione dell'azione penale se l'aggravante viene tempestivamente contestata.
  • Il giudice di merito deve accertare l'esistenza della querela quando la procedibilità del reato dipenda da essa, ma non può impedire al PM di esercitare i poteri di modifica dell'imputazione nelle condizioni previste dalla legge; un rifiuto ingiustificato del PM di modificare l'imputazione può essere annullato in sede di legittimità.
  • Tempistica: la modifica dell'imputazione è ammissibile dopo l'apertura del dibattimento e prima dell'espletamento dell'istruttoria dibattimentale o della discussione finale; si possono utilizzare elementi acquisiti nelle indagini preliminari senza necessità di sopravvenienze dibattimentali.
  • Limiti e cautele: il potere del PM non è assoluto — deve rispettare le garanzie difensive previste dagli artt. 519 e correlati; non è invece consentito che la modifica avvenga oltre la fase in cui la cognizione è devoluta a un giudice superiore o dopo la chiusura dell'istruttoria dibattimentale.
  • Prassi processuale: in casi analoghi, se il PM non modifica l'imputazione e il giudice dichiara improcedibilità per mancanza di querela, la Procura può proporre ricorso per cassazione; la Corte di Cassazione può annullare la sentenza del merito quando ritenga illegittimo avere impedito al PM di contestare un'aggravante che renda il reato procedibile d'ufficio.

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