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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 5545/2021 del 01/03/2021

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato la declaratoria di illegittimità del licenziamento orale a lui intimato (la sentenza riporta la data 18.4.2011, in un passaggio è indicata 18.11.2011) addebitandolo alla Mide Multiservice s.r.l. I fatti: il lavoratore era alle dipendenze di Omnia Cleaning snc fino al 15.4.2011 in ragione della cessazione dell'appalto comunicata con lettera del 31.3.2011; la Mide ha successivamente subentrato nell'appalto. Il ricorrente non ha impugnato il licenziamento scritto intimato da Omnia Cleaning; ha invece impugnato solo il presunto licenziamento verbale dalla Mide. Davanti alla Corte d'appello si è discusso se sussistesse un fenomeno di successione (art. 2112 c.c. o subentro ex D.lgs. 276/2003) o un rapporto di fatto che potesse rendere la Mide destinataria del recesso, e se fosse provato l'effettivo licenziamento orale da parte della Mide.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la valutazione della Corte d'appello secondo cui: le vicende relative al primo licenziamento intimato da Omnia si erano cristallizzate per mancata impugnazione; non era stata dimostrata la sussistenza di una successione di impresa o di un unico centro di imputazione del rapporto tale da rendere applicabile l'art. 2112 c.c.; non risultavano prove persuasive che fosse stato intimato un licenziamento orale dalla Mide; le questioni esaminate erano comunque direttamente connesse alle censure di appello e rientravano nel thema decidendum. Per questi motivi la cassazione ha ritenuto infondati i motivi (art. 360 c.p.c.) e ha rigettato il ricorso; non sono state ordinate spese processuali a carico della resistente che non si è difesa; è stata richiamata la disposizione sul contributo unificato (DPR 115/02 art.13).

Norme richiamate

  • art. 2112 c.c.

    La norma è stata ritenuta non applicabile perché non è stata dimostrata la sussistenza di un fenomeno di successione dell'impresa o di continuità che imputasse alla Mide il rapporto di lavoro; dunque la Mide non è stata ritenuta automaticamente subentrata negli obblighi verso il lavoratore

  • art. 29 co. 3 D.lgs. 276/2003

    Richiamato come possibile fondamento di subentro, ma escluso dalla Corte territoriale per mancata dimostrazione dei presupposti fattuali

  • art. 4 CCNL imprese di pulizie

    La Corte ha osservato che un'azione volta ad ottenere l'assunzione in forza del contratto collettivo presupponeva una diversa ricostruzione dei fatti, non prospettata dall'attore; pertanto non poteva essere ordinata l'assunzione senza che fosse stata specificamente chiesta

  • art. 360 co. 1 n. 4 c.p.c.

    La censura per "error in procedendo" è stata proposta dal ricorrente ma la Corte di Cassazione l'ha ritenuta infondata: il giudice d'appello non ha travalicato il thema devolutum esaminando questioni direttamente connesse alle censure

  • art. 360 co. 1 n. 3 c.p.c.

    La dedotta violazione e falsa applicazione di norme processuali e sostanziali è stata valutata e ritenuta non sussistente dalla Corte, che conferma la correttezza dell'applicazione delle regole sul rito e sulla devoluzione

  • art. 112, 434, 437 c.p.c.

    Richiamati dal ricorrente nella contestazione del procedimento di appello; la Corte ha ritenuto che non vi sia stata violazione dei principi invocati perché l'interpretazione dell'atto di appello e l'ambito dell'esame di merito erano conformi alla giurisprudenza di legittimità

  • art. 2909 c.c.

    Citato dal ricorrente; la Corte non ha riconosciuto, in base agli elementi di fatto, l'operatività della norma nella fattispecie (il richiamo nel testo appare come parte delle doglianze ma senza effetto decisorio)

  • DPR n. 115/2002 art. 13 co. 1 quater e 1 bis

    Richiamato in ordine all'obbligo del versamento del contributo unificato: la Corte ne dà atto e dispone, se ricorrono i presupposti, l'ulteriore pagamento da parte del ricorrente

Massime di principio

  • Se un lavoratore non impugna un licenziamento formale intimato dal datore uscente, quella vicenda può cristallizzarsi e impedire contestazioni successive basate sugli stessi fatti nei confronti del subentrante
  • Per attribuire al subentrante (nuovo appaltatore) gli effetti del licenziamento occorre provare la successione dell'impresa, la continuità dell'attività o l'esistenza di un "centro unico di imputazione": senza tali elementi l'art. 2112 c.c. non opera
  • Le domande alternative (es. dichiarare l'illegittimità del licenziamento e/o ordinare l'assunzione ex CCNL) devono essere formulate esplicitamente: se si intende ottenere l'assunzione dal subentrante ai sensi del CCNL, va chiesto espressamente e sostenuto con adeguata ricostruzione fattuale
  • Il giudice di appello può esaminare questioni non formulate in modo letterale nell'atto di gravame purché siano logicamente connesse e rientrino nel thema devolutum; tuttavia non può decidere su punti totalmente estranei, che finirebbero per creare giudicato interno non contestato
  • Il licenziamento orale richiede prova convincente della sua reiterazione e della riconducibilità al datore: l'assenza di testimonianze o di elementi probatori chiari può portare al rigetto della domanda
  • In impugnazioni di licenziamento in contesti di appalto/subentro è essenziale documentare la sequenza contrattuale tra le imprese, le comunicazioni di cessazione appalto e ogni atto che dimostri il trasferimento dell'obbligo occupazionale
  • Se la controparte non si difende in cassazione, il giudice può comunque decidere nel merito; la mancata difesa può influire sulle statuizioni sulle spese ma non determina automaticamente l'accoglimento del ricorso

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