Cassazione Penale, Sentenza n. 21623/2023 del 19/05/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza che li ha ritenuti responsabili di reati di bancarotta fraudolenta: Sbressa come amministratore unico e socio unico di Interattiva s.r.l. per distrazione di risorse finanziarie e per bancarotta fraudolenta documentale (tenuta irregolare delle scritture), con contestazioni su prelievi ritenuti ad uso personale; Ambrogetti come extraneus per aver beneficiato e contribuito a spese personali finanziate dalla società. Le censure principali: (1) per Sbressa, che i prelievi fossero in realtà compensi spettanti all'amministratrice (richiamando analogia con art. 2389 c.c.), che tali compensi risultassero da registrazioni INPS e da contratto di collaborazione (Deloitte) e che quindi i fatti dovessero essere qualificati, eventualmente, come bancarotta preferenziale o non integrare reato per mancanza di pericolo concreto per i creditori; contestazione anche della qualificazione tra bancarotta documentale e semplice e dell'elemento psicologico richiesto; (2) per Ambrogetti, che abbia fatto affidamento sulla legittimità delle provviste (compensi della moglie) e che la sua condotta non configurasse dolo di apporto al depauperamento societario.
La decisione
La Corte di legittimità ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che la motivazione della Corte d'appello fosse adeguata e congrua: i prelievi erano stati effettuati per spese inequivocabilmente personali, senza delibera assembleare né elementi probatori idonei a qualificare quei prelievi come compensi regolari; la rilevanza delle presunte prove (es. consulenza Deloitte, registrazioni INPS) era già valutata e disattesa nel merito. Quanto alla bancarotta documentale, la Corte ha confermato che la rilevata irregolare tenuta delle scritture, unita ai significativi prelievi distrattivi, giustifica la qualificazione in termini di bancarotta fraudolenta documentale (con dolo generico desumibile per via logico-inferenziale). Sul profilo del pericolo per i creditori, la Corte ha richiamato il principio secondo cui la bancarotta per distrazione è reato di pericolo concreto e che l'assenza di danno concreto a posteriori (es. pagamento dei creditori dall'assuntore del concordato) non esclude la sussistenza del reato. Conseguenza: ricorsi inammissibili; ricorrenti condannati alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende. (Si segnala che in grado di appello la Corte d'Appello di Milano aveva già annullato alcuni capi per incompetenza territoriale e dichiarato la prescrizione di alcuni reati, ma le impugnazioni in Cassazione relative ai punti sopra descritti sono state ritenute inammissibili.)
Norme richiamate
La difesa aveva invocato in via analogica l'art. 2389 c.c. (compensi degli amministratori di S.p.A.) per giustificare i prelievi come compensi. La Corte ha ritenuto inammissibile tale deduzione: non è sufficiente l'affermazione di un diritto a compensi, occorrono elementi probatori specifici (delibera, quantificazione, elementi di confronto) e non è ammessa l'autoliquidazione da parte dell'amministratore-socio.
art. 216, comma 1, n. 2, legge fallimentare
Norma della bancarotta fraudolenta documentale. La Corte ha confermato che per questa fattispecie è richiesto il dolo generico (coscienza e volontà dell'irregolare tenuta delle scritture con consapevolezza che ciò renda impossibile la ricostruzione patrimoniale) e che il dolo può essere desunto per via logico-inferenziale dalle modalità della condotta.
art. 217, comma 2, legge fallimentare
Norma della bancarotta semplice. La Corte ha richiamato la distinzione tra le fattispecie: la bancarotta semplice può essere dovuta a dolo o a colpa (differente dal dolo generico richiesto per la bancarotta documentale).
disp. att. art. 173 c.p.p. (sintesi del ricorso)
Riferimento procedurale alla modalità di riassunto dei motivi di ricorso depositati (il ricorso è stato riassunto ai sensi di detta disposizione).
orientamenti giurisprudenziali richiamati
La Corte ha richiamato consolidati principi di giurisprudenza di legittimità: (i) la bancarotta per distrazione è reato di pericolo concreto e l'assenza di danno a posteriori non esclude la responsabilità; (ii) l'extraneus concorre quando volontariamente apporta alla condotta dell'amministratore con piena consapevolezza che essa depauperi il patrimonio societario (non è richiesta la conoscenza specifica del dissesto).
Massime di principio
- Prelievi da società da parte dell'amministratore-socio: per evitare qualificazione come distrazione è necessario documentare in modo chiaro e antecedente la natura retributiva (delibera assembleare, contratto chiaro, quantificazione e riscontri comparativi). L'autoliquidazione non è sufficiente.
- La prova di registrazioni contributive (es. INPS) o di un contratto di collaborazione non determina automaticamente la legittimità di prelievi: tali elementi devono essere effettivamente accertati e congruenti con l'entità dei prelievi e con la procedura societaria (delibere, contabilità regolare).
- Bancarotta per distrazione = reato di pericolo concreto: non è necessario dimostrare un danno effettivo ai creditori se l'atto era idoneo a esporre il patrimonio societario a rischio prima dell'apertura della procedura concorsuale.
- Bancarotta documentale vs semplice: la prima richiede dolo generico (consapevolezza di rendere impossibile la ricostruzione patrimoniale), desumibile dalle modalità della condotta; la seconda può essere anche per colpa.
- Responsabilità dell'extraneus: chi beneficia di spese personali pagate con fondi societari può essere responsabile se ha volontariamente e consapevolmente partecipato al depauperamento, anche senza comprovata conoscenza del dissesto aziendale.
- In sede di impugnazione, le censure rivolte esclusivamente a una parte della motivazione e che chiedono una rivisitazione dei fatti già valutati in grado di merito sono spesso inammissibili o destinate a fallire: è necessario contestare la decisione in modo strutturato e confrontarsi con l'intero impianto argomentativo.
- Per la qualificazione dei fatti e la determinazione del dolo, la valutazione logico-inferenzenziale dei giudici a partire dagli elementi patrimoniali e contabili è centrale: contabilità irregolare unita a prelievi significativi rafforza l'ipotesi di dolo documentale.
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