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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20590/2025 del 03/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del riesame di Reggio Calabria che aveva rigettato l'appello della DDA avverso l'ordinanza del GIP che aveva respinto la richiesta di applicazione della misura custodiale in carcere a carico di Giuseppe Neri. Neri era indiziato dei reati connessi allo scambio elettorale politico-mafioso (art. 416-ter c.p.) in relazione a presunte promesse di procurare voti, attribuite a soggetti collegati a cosche di 'ndrangheta (Araniti e locale di Croce Valanidi), nonche ad addebiti connessi all'associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.). Il procuratore denunciava violazione di legge e manifesta illogicita della motivazione del Tribunale in relazione alla qualificazione della provenienza mafiosa delle promesse di voto, alla figura degli intermediari (Barillà, Rugolino, Gattuso) e alla sussistenza di una contro-promessa di utilita da parte del Neri.

La decisione

Ricorso respinto. La Corte ha ritenuto infondate le censure del pubblico ministero e confermato la valutazione del Tribunale del riesame secondo cui mancano i gravi indizi necessari per disporre la custodia cautelare: non risultano sufficienti elementi per attribuire a Daniel Barillà la qualita di appartenente alla cosca Araniti o per dimostrare che la promessa di voto provenisse dalla cosca; non risultano provati con gravita la formulazione da parte di Neri di promesse o di una manifestazione di disponibilita diretta a soddisfare interessi della cosca; in ordine al capo E la Corte ha ritenuto che la promessa di voto, formulata da soggetto (Gattuso) la cui appartenenza mafiosa non e stata dimostrata, richiederebbe l'accertamento dell'uso del metodo mafioso, che manca; l'apporto del presunto intermediario Rugolino non sufficiente a dimostrare lo scambio richiesto dall'art. 416-ter. La Corte ha inoltre ribadito i principi giurisprudenziali richiamati in tema di natura dell'utilita e della valutazione degli indizi e ha confermato i limiti del sindacato di legittimita sulla motivazione del tribunale del riesame.

Norme richiamate

  • art. 416-ter cod. pen.

    Il reato di scambio elettorale politico-mafioso richiede che l'indagato accetti la promessa di procurare voti da soggetti appartenenti a una associazione mafiosa o che agiscano con metodo mafioso, e in cambio eroghi o prometta utilita o manifesti disponibilita a soddisfare interessi dell'associazione. L'utilita puo essere generica e anche di natura personale, e non e richiesta la puntuale individuazione dei favori; pero occorre il nesso tra la promessa e l'appartenere o l'uso del metodo mafioso e, quando la promessa proviene da soggetto non mafioso, va dimostrato l'impiego del metodo mafioso.

  • art. 416-bis cod. pen.

    Norma sull'associazione mafiosa richiamata nel dibattito sulla provenienza delle promesse di voto. La Corte valuta che per l'applicazione delle fattispecie connesse occorra provare il collegamento funzionale tra l'azione dell'intermediario e gli interessi dell'associazione; la semplice parentela o vicinanza al clan non e di per se sufficiente a configurare l'appartenenza.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Principio sulla necessita, per l'adozione di misure cautelari personali, della sussistenza di gravi indizi di colpevolezza. Il giudice di legittimita puo verificare la congruità e la logica delle ragioni addotte dal giudice di merito ma non puo sostituirsi alla valutazione probatoria compiuta dal tribunale del riesame.

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato in quanto contestata la partecipazione a reati in concorso; la decisione si concentra pero sugli elementi richiesti per il reato specifico di scambio elettorale politico-mafioso e sull'esistenza di gravi indizi.

Massime di principio

  • Per contestare lo scambio elettorale politico-mafioso e necessario dimostrare con gravi indizi che la promessa di voti proviene da soggetti appartenenti a una associazione mafiosa o che i voti siano procacciati mediante metodo mafioso; contatti o parentela non sono sufficienti di per se.
  • L'utilita promessa puo essere generica e personale, e non richiede quantificazione preventiva, ma perchè tale utilita rilevi ai fini del reato deve sussistere un collegamento con gli interessi dell'associazione o la consapevolezza del candidato di tale collegamento.
  • Se la promessa di voto proviene da un soggetto non mafioso, occorre provare l'uso del metodo mafioso per qualificare il fatto ai sensi dell'art. 416-ter.
  • Il ruolo di intermediari o garanti (es. commercialisti, introduzioni) rafforza l'ipotesi accusatoria solo se e accompagnato da elementi indicativi dell'appartenenza mafiosa dell'intermediario o della concreta capacita del gruppo di influenzare il voto; il mero intervento di un terzo non prova automaticamente la provenienza mafiosa della promessa.
  • Nelle decisioni sulle misure cautelari il giudice valuta la gravita degli indizi nel loro complesso; il sindacato in Cassazione è limitato alla verifica della logicità e dell'adeguata motivazione del giudice di merito, non a una rivalutazione piena delle prove.
  • In fase istruttoria e cautelare è strategico cercare indizi che colleghino esplicitamente la promessa di voti agli interessi dell'associazione (es. comunicazioni su finalita di rafforzamento del clan, prove di sfruttamento di incarichi pubblici per il clan, uso di intimidazioni) e la consapevolezza del candidato circa la natura del soggetto promotore.

Testo integrale

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