Cassazione Civile, Ordinanza n. 01264/2023 del 17/01/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (proprietario)
La controversia
La controversia nasce da una domanda proposta da un proprietario confinante contro i vicini costruttori di un'autorimessa edificata sul fondo attiguo nel Comune di Urago d'Oglio. L'attore sosteneva che il manufatto, pur qualificato dai convenuti come interrato, emergesse dal piano di campagna e fosse quindi una costruzione soggetta alle distanze legali dal confine e tra edifici, previste sia dall'art. 873 c.c. sia dalle norme tecniche comunali integrative, che nella zona di riferimento imponevano una distanza minima dal confine di 5 metri. Il Tribunale aveva accolto la domanda, ritenendo che l'opera non fosse completamente interrata e ordinandone l'arretramento. In appello, invece, la Corte territoriale aveva riformato la decisione, ritenendo che l'autorimessa fosse sostanzialmente interrata, che mancasse la prova di una concreta lesione del diritto del vicino e che non fosse stata dimostrata un'intercapedine insalubre o una variazione apprezzabile del piano di campagna. Con il ricorso per cassazione, il proprietario confinante ha denunciato: 1) violazione degli artt. 112 e 346 c.p.c., per avere la Corte d'appello fondato il rigetto su una questione di insalubrità dell'intercapedine e di concreta lesione non dedotta dalla controparte; 2) violazione dell'art. 873 c.c., per aver subordinato la tutela alla verifica dell'insalubrità e del pregiudizio concreto, e per aver fatto riferimento all'intradosso del solaio, invece che all'estradosso e alla nozione codicistica di costruzione; 3) omesso esame di un fatto decisivo, perché la consulenza tecnica aveva invece accertato una sopraelevazione dell'estradosso dell'autorimessa rispetto al piano di campagna di cm 31,90, dato che avrebbe dovuto condurre a ritenere integrata la violazione delle distanze.
La decisione
La Corte di cassazione ha accolto il secondo e il terzo motivo, ritenendoli logicamente pregiudiziali e fondati, e ha assorbito il primo. Ha cassato la sentenza della Corte d'appello di Brescia con rinvio alla medesima Corte, in diversa composizione, affinché si uniformi ai principi di diritto indicati e provveda anche sulle spese del giudizio di legittimità. La Corte ha affermato che, in tema di distanze legali, la nozione di costruzione è unica e coincide con qualsiasi opera non completamente interrata avente i caratteri della solidità e stabilità al suolo; i regolamenti locali possono integrare l'art. 873 c.c. solo quanto alla distanza, non incidere sulla nozione di costruzione. Ha inoltre precisato che, una volta accertata la violazione delle distanze, il giudice non può compiere un ulteriore giudizio sulla concreta insalubrità dell'intercapedine o sulla specifica dannosità della costruzione: la riduzione in pristino va ordinata in modo incondizionato. Il rilievo della Corte territoriale sulla mancanza di una concreta lesione e sulla necessità di verificare l'insalubrità è stato quindi ritenuto erroneo.
Norme richiamate
Norma richiamata per la trattazione in camera di consiglio e il deposito di memorie.
Richiamato nel primo motivo di ricorso per dedotta ultrapetizione, ma il motivo è stato poi assorbito.
Richiamato nel primo motivo di ricorso per dedotta violazione delle preclusioni sulle domande ed eccezioni non riproposte, ma il motivo è stato assorbito.
La Corte ribadisce che la nozione di costruzione è unica e che i regolamenti locali integrano la disciplina codicistica solo nella determinazione delle distanze, non nella definizione di costruzione.
Massime di principio
- In materia di distanze legali, la nozione di costruzione ex art. 873 c.c. comprende qualsiasi opera non completamente interrata, avente caratteri di solidità e stabilità al suolo, indipendentemente dalla tecnica costruttiva, dalla destinazione o dal livello di posa dell'opera.
- I regolamenti edilizi locali possono solo stabilire distanze maggiori rispetto a quelle codicistiche; non possono modificare la nozione di costruzione rilevante ai fini dell'art. 873 c.c., né restringerne la portata applicativa.
- Per verificare se un manufatto sia interrato o emergente dal piano di campagna occorre guardare all'estradosso quale parte più alta dell'opera rispetto al preesistente piano di campagna, non all'intradosso del solaio, salvo diversa disciplina espressamente rilevante e compatibile con la norma codicistica.
- Accertata la violazione delle distanze legali o regolamentari, il giudice non può subordinare la tutela reale alla prova di una concreta insalubrità dell'intercapedine o di uno specifico pregiudizio alle facoltà di godimento del vicino: la legge presume che il rispetto delle distanze soddisfi esigenze di sicurezza e igiene.
- Quando la costruzione è realizzata in violazione delle distanze legali, la riduzione in pristino deve essere ordinata senza margini di equo contemperamento o discrezionalità giudiziale, anche se ciò incida su parti dell'edificio regolari.
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