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Cassazione Penale, Ordinanza n. 15997/2026 del 04/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Catanzaro che aveva parzialmente riformato la decisione del Tribunale, confermando la responsabilità per un tentativo di furto aggravato. Il ricorso articolava due motivi: con il primo si deduceva vizio di motivazione ex art. 606, lett. e), c.p.p., sostenendo che la valutazione di idoneità degli atti, ai fini del tentativo, fosse errata e che la condotta dovesse essere riqualificata o comunque esclusa, anche in rapporto al reato impossibile; con il secondo si lamentava la mancanza di motivazione sulla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, sulla prevalenza dell'attenuante del vizio di mente sulle aggravanti contestate e sulla determinazione della pena base.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo non scrutinabile perché sostanzialmente ripropositivo delle doglianze già svolte in appello e disattese con motivazione logica e completa dalla Corte territoriale, la quale aveva correttamente applicato i criteri sull'idoneità del tentativo e sulla distinzione dal reato impossibile. Ha dichiarato inammissibile anche il secondo motivo perché generico quanto alla pena base e, per il resto, inedito, cioè non previamente dedotto nei gradi di merito. Ne è seguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    richiamato come norma incriminatrice del delitto tentato; la Corte valorizza i criteri di idoneità degli atti e la distinzione dal reato impossibile.

  • art. 624 c.p.

    indicato come parte della fattispecie contestata, riferita al furto.

  • art. 625 c.p.

    indicato come parte della fattispecie contestata, riferita alle aggravanti del furto.

  • art. 606, lett. e), c.p.p.

    richiamato quale parametro del motivo di ricorso per vizio di motivazione, ritenuto inammissibile perché meramente ripetitivo e volto a sollecitare una rivalutazione del merito.

  • art. 616 c.p.p.

    implicito nella condanna alle spese processuali e alla somma in favore della Cassa delle ammende a seguito della declaratoria di inammissibilità.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito proporre una ricostruzione alternativa dei fatti quando la sentenza impugnata abbia già fornito una motivazione logica e completa sulla valutazione della prova e sull'idoneità degli atti ai fini del tentativo.
  • Il motivo di ricorso che si limiti a riprodurre le doglianze già dedotte in appello e puntualmente confutate dalla Corte territoriale è inammissibile se non confronta specificamente la ratio decidendi della decisione impugnata.
  • La valutazione dell'idoneità degli atti nel tentativo va distinta dal reato impossibile; una motivazione che applichi correttamente tale criterio resiste al sindacato di legittimità se non presenta vizi logici o giuridici.
  • Sono inammissibili le censure generiche sulla determinazione della pena base e quelle che introducono per la prima volta in cassazione questioni non dedotte nei precedenti gradi di giudizio.
  • La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniFurto
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio
IstitutiTentativoOnere della prova

Testo integrale

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