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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9909/2024 del 08/03/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza con la doglianza di difetto assoluto di motivazione circa la finalità probatoria del sequestro dei beni e, in particolare, ha contestato la sproporzione del sequestro del proprio cellulare rispetto alla possibilità di effettuare una mera estrazione di copia forense dei dati (principio di proporzionalità).

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha richiamato il limite dell'impugnazione per i provvedimenti cautelari reali (art. 325 c.p.p.) e la giurisprudenza sulle esigenze motivazionali del decreto di sequestro probatorio. Ha ritenuto che il giudice del riesame avesse adeguatamente indicato il reato contestato (art. 603-bis c.p.), il nesso tra i beni sequestrati (inclusi supporti informatici) e il reato, e la finalità probatoria perseguita (identificare elementi utili a verificare lo sfruttamento e i rapporti tra lavoratori, società e intermediari). Sulla questione della presunta sproporzione del sequestro del cellulare, la Corte ha confermato che la necessità di esaminare una massa amplissima di dati giustificava il sequestro dell'apparecchio anziché la sola copia forense. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • Codice penale, art. 110

    Richiamato quale norma relativa alla concorso di persone nel reato in relazione all'ipotesi investigativa.

  • Codice penale, art. 603-bis

    Norma che incrimina lo sfruttamento del lavoro; individuata come il reato oggetto dell'indagine e rispetto al quale è stato ritenuto pertinente il materiale sequestrato.

  • Codice di procedura penale, art. 325

    Stabilisce il vizio consentito in Cassazione avverso provvedimenti cautelari reali (violazione di legge); la Corte ha ricordato che il ricorso per cassazione è possibile solo per violazione di legge ai sensi di questa norma.

  • Sezioni Unite, sent. n. 36072 del 19/04/2018 (Botticelli)

    Principio secondo cui il decreto di sequestro probatorio deve indicare, anche se sinteticamente, la finalità probatoria perseguita e il rapporto tra le cose e il reato.

  • Sezioni Unite, sent. n. 5876 del 28/01/2004 (Ferazzi)

    Richiama l'obbligo di motivazione del decreto di sequestro probatorio in ordine alla finalità dell'apposizione del vincolo.

  • Giurisprudenza successiva (es. Sez. 6, n. 56733 del 12/09/2018 Macis)

    Chiarisce che l'obbligo motivazionale va modulato in relazione al fatto ipotizzato, alla natura del bene e al nesso tra bene e reato; principio applicato nella decisione.

Massime di principio

  • I decreti di sequestro probatorio devono contenere una motivazione, anche concisa, che indichi la finalità probatoria e il nesso tra i beni sequestrati e il reato: la mancanza di tale motivazione può integrare vizio rilevante per cassazione.
  • Il ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari reali è possibile solo per violazione di legge ex art. 325 c.p.p.; pertanto i motivi devono mirare a violazioni normative o a vizi motivazionali radicali.
  • La scelta tra il sequestro dell'apparecchio e la mera estrazione di copia forense va valutata in concreto: se l'esame richiede l'analisi di una massa ampia e complessa di dati, il sequestro può risultare proporzionato e giustificato.
  • Nel proporre impugnazioni, è essenziale confrontarsi con la ratio decidendi del provvedimento impugnato: offerte difensive che non incidono sulla motivazione centrale dell'atto rischiano di essere considerate inammissibili o infondate.
  • La proporzionalità dell'intervento cautelare dipende dalla natura del bene, dalla quantità di dati e dalla concreta esigenza investigativa; argomentazioni generiche sulla mera possibilità di copia forense sono insufficienti senza dimostrare la fattibilità e l'adeguatezza di tale misura.

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