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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45972/2022 del 05/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di revoca della detenzione domiciliare. Il Tribunale di sorveglianza aveva revocato la misura perché Negroni, mentre era sottoposto alla detenzione domiciliare, avrebbe inviato tramite l'applicazione Messenger a Paola Lolato un messaggio contenente minacce rivolte a Luca Pierobon, neo eletto sindaco di Cittadella. Negroni ha dedotto vizio di motivazione sostenendo che la condotta contestata non risultava compiutamente accertata, che non era provato che lui fosse l'autore del messaggio e che, comunque, la revoca non avrebbe dovuto essere adottata senza valutare l'andamento complessivo fino ad allora positivo della misura alternativa; inoltre ha prodotto documentazione che, a suo dire, dimostrerebbe che terzi si sarebbero assunti la responsabilità dell'invio.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale di sorveglianza avesse correttamente valutato la gravità della condotta e la sua incompatibilità con la prosecuzione della misura alternativa, richiamando principi consolidati secondo cui la detenzione domiciliare non va revocata automaticamente ma quando il comportamento sia incompatibile con l'efficacia rieducativa o indichi concreto pericolo di commissione di altri reati. La Corte ha ritenuto che l'attribuzione del messaggio all'utenza e all'account del ricorrente non sia efficacemente smentita dalla documentazione prodotta; ha inoltre confermato che non sussiste pregiudizialità tra la valutazione della sorveglianza e l'eventuale instaurazione o esito di procedimenti penali. In aggiunta, la Corte ha sottolineato che la misura alternativa aveva perso la sua giustificazione in ragione del sopravvenuto miglioramento delle condizioni di salute del detenuto (relazione sanitaria del 28/10/2021) e del termine di efficacia già scaduto. Negroni è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.1 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 47-ter legge 26 luglio 1975, n. 354

    La detenzione domiciliare non deve essere revocata automaticamente per ogni violazione delle prescrizioni, ma solo quando il comportamento risulti incompatibile con la prosecuzione della misura, ossia quando indichi il fallimento dell'esperimento rieducativo o un concreto pericolo di commissione di altri reati

  • art. 616, comma 1, primo periodo, cod. proc. pen.

    Predisposizione della condanna alle spese processuali a carico del ricorrente in caso di rigetto del ricorso

Massime di principio

  • La revoca della detenzione domiciliare non è automatica: occorre valutare se la condotta del beneficiario sia incompatibile con la finalità rieducativa o idonea a creare un concreto rischio di reiterazione del reato
  • Il giudice di sorveglianza può decidere sulla revoca anche prima dell'esito di eventuali procedimenti penali connessi: l'assenza di una decisione penale definitiva non impedisce la valutazione disciplinare della misura alternativa
  • Per contestare efficacemente la revoca è necessario fornire prove solide sull'assenza di responsabilità personale (ad es. elementi tecnici che dimostrino la non paternità del messaggio o l'uso illecito dell'utenza), poiché l'attribuzione dell'atto all'utenza/account può essere valutata come prova idonea dal giudice
  • Il miglioramento delle condizioni di salute del detenuto può far venir meno le ragioni che giustificarono l'ammissione alla misura alternativa; quindi la valutazione medica aggiornata è elemento rilevante nella decisione
  • Il giudizio sulla revoca resta in larga misura discrezionale e deve essere motivato logicamente rispetto alla compatibilità delle condotte con la prosecuzione della misura; le valutazioni del tribunale di sorveglianza sono sindacabili in Cassazione solo per vizio di legittimità

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