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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 06867/2026 del 20/02/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in quattro motivi: 1) vizio di motivazione e mancata risposta della Corte in relazione al reato di resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.) e all'applicazione dell'aggravante di cui all'art. 576, comma 1, n. 5-bis c.p.; 2) contraddittorietà della motivazione rispetto alla ricostruzione fattuale (contraddittorio tra consegna della documentazione e affermazione di condotta violenta volta a impedire l'atto d'ufficio); 3) errata applicazione e mancato riconoscimento dell'assorbimento/inesistenza di talune aggravanti (artt. 61 n.10, art. 576 n.5-bis, art. 61 n.2) e conseguente doglianza sull'improcedibilità del reato di lesioni per difetto di querela; 4) erronea configurazione del reato di cui all'art. 1099 cod. nav. (inosservanza di ordine di una "nave da guerra").

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso parzialmente fondato: ha rigettato i primi tre motivi ritenendoli infondati (confermata la responsabilità per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e per le lesioni, nonché la corretta applicazione delle aggravanti contestate in relazione ai principi giurisprudenziali recenti) e ha accolto il quarto motivo relativo all'art. 1099 cod. nav., annullando la condanna per tale fattispecie senza rinvio. La Corte ha disposto la rideterminazione immediata della pena complessiva, eliminando l'aumento relativo al reato navale, fissando la pena complessiva in anni uno e mesi due di reclusione.

Norme richiamate

  • art. 337 c.p. (resistenza a pubblico ufficiale)

    La Corte ha interpretato l'inciso "mentre compie un atto di ufficio" in senso non meramente istantaneo: la resistenza può manifestarsi nelle fasi immediatamente precedenti e successive purché funzionali al compimento dell'atto; pertanto la condotta di Pellegrini è stata ritenuta funzionalmente collegata all'atto d'ufficio nonostante la consegna di documenti in una fase precedente

  • art. 576, primo comma, n. 5-bis c.p.

    La Corte ha chiarito che l'aggravante non è automaticamente assorbita dal reato di resistenza quando la condotta non è pienamente sovrapponibile al fatto costitutivo della resistenza; l'applicabilità va valutata concretamente e non sempre si verifica l'assorbimento

  • art. 61 n.10 c.p.

    L'aggravante per avere commesso il fatto contro un pubblico ufficiale può essere applicata se non sussiste piena sovrapponibilità tra il fatto che integra l'aggravante e l'elemento costitutivo del reato di resistenza; in presenza di condotte protratte e con uso significativo di forza l'aggravante resta valutabile

  • art. 61 n.2 c.p. (nesso teleologico)

    La circostanza aggravante che rende il reato procedibile d'ufficio (per il delitto di lesioni) è stata ritenuta sussistente in fatto, giustificando la procedibilità d'ufficio e respingendo l'eccezione di improcedibilità per difetto di querela

  • artt. 582-585 c.p. (lesioni personali)

    La Corte ha confermato la valutazione delle lesioni in concorso con la resistenza, ritenendo che le aggravanti siano valutate con riguardo a ciascun reato concorrente e non automaticamente assorbite

  • art. 1099 c. nav.

    La Corte ha ritenuto che per integrare il reato è necessario che l'ordine provenga da una "nave da guerra" e sia impartito in uno dei casi previsti dall'art. 200 cod. nav.; tali presupposti mancano nel caso di specie, per cui la condanna per l'art. 1099 cod. nav. è stata annullata

  • art. 200 cod. nav.

    "In alto mare, nel mare territoriale, e nei porti esteri dove non sia un'autorità consolare, la polizia sulle navi mercantili nazionali è esercitata dalle navi da guerra italiane. A tal fine, i comandanti delle navi da guerra possono richiedere alle navi mercantili informazioni di qualsiasi genere, nonché procedere a visita delle medesime e ad ispezione delle carte e dei documenti di bordo; in caso di gravi irregolarità possono condurre le navi predette per gli opportuni provvedimenti in un porto dello Stato, o nel porto estero più vicino in cui risieda un'autorità consolare. Nei porti ove risiede un'autorità consolare le navi da guerra italiane esercitano la polizia, a norma dei commi precedenti, su richiesta dell'autorità medesima"

    La norma definisce l'ambito dei poteri di polizia marittima delle "navi da guerra" verso le navi mercantili; la Corte l'ha usata per delimitare l'applicabilità dell'art. 1099: l'ordine deve essere posto nell'ambito dei poteri di polizia marittima per tutelare la sicurezza e disciplina della navigazione

  • art. 239 Codice dell'Ordinamento Militare (COM), comma 1 e comma 2

    "Sono navi militari quelle che hanno i seguenti requisiti: a) sono iscritte nel ruolo del naviglio militare; b) sono comandate ed equipaggiate da personale militare, sottoposto alla relativa disciplina; c) recano i segni distintivi della Marina Militare o di altra Forza armata o di Forza di polizia a ordinamento militare."; "Per nave da guerra si intende una nave che appartiene alle Forze armate di uno Stato, che porta i segni distintivi esteriori delle navi militari della sua nazionalità ed è posta sotto il comando di un ufficiale di marina al servizio dello Stato e iscritto nell'apposito ruolo degli ufficiali o in documento equipollente, il cui equipaggio è sottoposto alle regole della disciplina militare."

    La Corte ha applicato queste disposizioni per escludere che la motovedetta CP532 della Guardia Costiera fosse qualificabile come "nave da guerra" ai fini dell'art. 1099, poiché mancava il requisito che l'unità fosse comandata da un ufficiale di marina iscritto nell'apposito ruolo

  • art. 1100 e 1099 cod. nav. (richiami giurisprudenziali)

    La Corte ha distinto il territorio di tutela delle norme del Codice della navigazione (sicurezza e disciplina della navigazione) dal bene protetto dall'art. 337 c.p. (tutela fisica del pubblico ufficiale), escludendo l'operatività dell'art. 1099 quando l'ordine impugnato non attiene ai poteri di polizia marittima

Massime di principio

  • La resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.) richiede una connessione funzionale con l'atto d'ufficio: la contemporaneità non è solo l'istante del perfezionamento dell'atto, ma comprende fasi immediatamente precedenti o successive se funzionali al completamento dell'atto
  • Le circostanze aggravanti vanno valutate concretamente rispetto a ciascun reato concorrente; non sempre opera l'assorbimento automatico di un'aggravante nell'altro reato concorrente: occorre verificare la piena sovrapponibilità delle condotte
  • Se il reato di lesioni è aggravato da circostanze che lo rendono procedibile d'ufficio (es. art. 61 n.2), la mancanza di querela non determina l'improcedibilità
  • Per i reati del codice della navigazione (es. art. 1099 c. nav.) l'applicazione richiede che l'ordine provenga da una "nave da guerra" e sia impartito nell'ambito dei poteri di polizia marittima previsti dall'art. 200 cod. nav.; unità militari diverse o comandi non militari possono non rientrare nella fattispecie
  • La qualificazione di unità come "nave militare" o "nave da guerra" dipende dai requisiti formali (iscrizione nei ruoli militari, comando da ufficiale di marina iscritto, segni distintivi) e non basta la mera appartenenza a un corpo dipendente dalla Marina
  • Se una delle imputazioni viene annullata in Cassazione senza rinvio, la Corte può procedere direttamente alla riformulazione o alla rideterminazione della pena complessiva in base agli elementi già acquisiti

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