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Cassazione Civile, Ordinanza n. 19952/2021 del 13/07/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (proprietario)

La controversia

La controversia riguarda la richiesta di indennità per la reiterazione di un vincolo espropriativo e di inedificabilità assoluta imposto su un terreno di proprietà privata per diversi strumenti urbanistici succedutisi nel tempo, con successiva espropriazione dell'area. La Corte d'appello aveva rigettato la domanda ritenendo non provata la sussistenza del danno. La proprietaria ricorre per cassazione deducendo, con un primo motivo, la violazione dell'art. 116 c.p.c. per omessa o errata valutazione delle prove raccolte nei gradi di merito, in particolare delle consulenze tecniche d'ufficio che avrebbero quantificato il danno e di una precedente sentenza amministrativa passata in giudicato che aveva accertato l'illegittimità del diniego edificatorio; con un secondo motivo deduce la violazione dell'art. 132 n. 4 c.p.c. per motivazione irriducibilmente contraddittoria e illogica, poiché la sentenza impugnata richiama il criterio del valore venale del bene ma poi esclude che esso potesse essere considerato nella liquidazione. L'ente resistente propone ricorso incidentale sostenendo, in sostanza, che i vincoli relativi a viabilità, parco pubblico e istruzione avessero natura conformativa e non espropriativa, con conseguente insussistenza del diritto all'indennizzo.

La decisione

La Corte di cassazione rigetta il ricorso incidentale dell'ente locale, conferma la natura espropriativa del vincolo per le previsioni urbanistiche localizzative incidenti su beni determinati, accoglie il ricorso principale nei limiti indicati in motivazione e cassa la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d'appello di Catania in diversa composizione, anche per le spese. La Corte afferma che, nel caso di reiterazione di vincoli preordinati all'esproprio o sostanzialmente espropriativi oltre il limite temporale consentito, il privato ha diritto a un indennizzo non simbolico per il sacrificio subito e non gli è richiesto di provare un danno ingiusto in senso risarcitorio; spetta al giudice di merito accertare l'an del pregiudizio e poi quantificarlo, eventualmente applicando l'art. 39 d.P.R. 327/2001. La sentenza d'appello viene quindi cassata per avere richiesto una prova del danno non coerente con il regime indennitario applicabile.

Norme richiamate

  • art. 116 c.p.c.

    È richiamato quale parametro della censura sulla valutazione delle prove da parte del giudice di merito.

  • art. 132, n. 4, c.p.c.

    È richiamato come vizio di motivazione per irriducibile contraddittorietà e illogicità della sentenza impugnata.

  • art. 360, primo comma, n. 3 c.p.c.

    È indicato come norma processuale che consente la denuncia di violazione di legge nel ricorso per cassazione.

  • art. 360, primo comma, n. 4 c.p.c.

    È richiamato come base per il vizio di nullità della sentenza per motivazione mancante o apparente/contraddittoria nei termini dedotti.

  • art. 375 c.p.c.

    È citato nel contesto del rito camerale in cassazione.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    È citato per la trattazione camerale non partecipata del ricorso.

  • art. 221, comma 4, d.l. n. 34 del 2020

    È richiamato come base normativa per la trattazione scritta delle cause civili durante l'emergenza sanitaria.

  • L. n. 77 del 2020

    È citata come legge di conversione del d.l. n. 34 del 2020.

  • d.P.R. n. 327 del 2001, art. 39

    È interpretato nel senso che, in caso di reiterazione del vincolo espropriativo, l'autorità amministrativa deve liquidare un'indennità al proprietario; la norma sposta l'iniziativa sulla P.A. e attenua l'onere probatorio del privato.

  • art. 39 d.P.R. n. 327 del 2001

    Fondamento dell'indennizzo dovuto per la reiterazione dei vincoli preordinati all'esproprio, in misura non simbolica e rapportata alla diminuzione del valore di mercato o delle possibilità di utilizzazione dell'area.

Massime di principio

  • La reiterazione di un vincolo preordinato all'esproprio o sostanzialmente espropriativo oltre il limite temporale consentito costituisce attività legittima della pubblica amministrazione, ma comporta l'obbligo di riconoscere al proprietario un indennizzo non meramente simbolico.
  • Quando il vincolo ha natura espropriativa e non conformativa, il privato non è tenuto a dimostrare un danno ingiusto in senso aquiliano: gli spetta un'indennità per il sacrificio subito per effetto di un atto lecito della pubblica amministrazione.
  • Ai fini dell'indennizzo per reiterazione del vincolo, il giudice di merito deve accertare l'an del pregiudizio e procedere alla quantificazione, tenendo conto delle caratteristiche concrete del bene e della diminuzione del suo valore di mercato o delle possibilità di utilizzazione.
  • La destinazione a opere pubbliche impressa su beni determinati, con localizzazione puntuale dell'opera, integra un vincolo preordinato all'esproprio; non è sufficiente, per qualificare il vincolo come conformativo, il solo inserimento in uno strumento urbanistico di livello generale o secondario.
  • In presenza di disciplina indennitaria espressa, l'onere di attivazione e di liquidazione non grava sul proprietario come prova di un illecito, ma richiede alla pubblica amministrazione una specifica valutazione e determinazione dell'indennizzo.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniProprietà
RamiProcesso civileDiritti realiEsecuzioni
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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