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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13431/2022 del 07/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma della condanna per i reati di cui agli artt. 336, 624 e 625 nn. 2 e 7 c.p., articolando tre censure: (1) violazione del principio di correlazione e vizio di motivazione perché la procura speciale per la definizione in rito abbreviato sarebbe stata depositata solo per uno dei reati e non si capirebbe se l'abbreviato riguardasse entrambi; (2) sul reato di cui all'art. 336 c.p. deduce l'assenza dell'idoneità costrittiva della minaccia, posto che gli operanti avevano già esaurito gli accertamenti sull'auto dell'imputato, mancando così l'elemento materiale del reato; (3) contesta l'applicazione dell'aggravante di cui all'art. 625 n.2 c.p., sostenendo che lo smontaggio degli pneumatici non avrebbe comportato impiego di violenza ulteriore rispetto all'azione necessaria per la sottrazione e quindi non integrerebbe la violenza sulle cose.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato e dichiarato infondato. Sul primo motivo la Corte ha rilevato che la contestazione del reato di furto era già presente nella richiesta di convalida dell'arresto e che l'imputato, con il difensore munito di procura, ha accettato la celebrazione del giudizio direttissimo anche per quel delitto; la richiesta di definizione in rito abbreviato depositata in udienza ha quindi riguardato entrambe le imputazioni. Sul secondo motivo la Corte ha applicato l'orientamento consolidato secondo cui nell'art. 336 c.p. l'atto contrario ai doveri d'ufficio rientra nel dolo specifico e la consumazione del reato non richiede che la pubblica funzione non sia già stata esercitata: la minaccia con finalità di costringere è sufficiente. Sul terzo motivo è stato confermato che la rimozione degli pneumatici costituisce uso di energia fisica idoneo a provocare una trasformazione o mutamento di destinazione del veicolo, richiedendo attività di ripristino, e dunque integra l'aggravante di cui all'art. 625 n.2 c.p. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 336 cod. pen.

    Il delitto di minaccia o resistenza a pubblico ufficiale richiede il dolo specifico relativo alla finalità di costringere il pubblico ufficiale a compiere un atto contrario ai doveri d'ufficio o a omettere un atto d'ufficio; la consumazione non richiede che l'atto contrario sia già stato realizzato, per cui la minaccia è rilevante anche se gli operanti avevano già espletato accertamenti

  • art. 624 cod. pen.

    Norma delittuosa base per il reato di furto contestato; applicata con riferimento alle condotte contestate all'imputato

  • art. 625 nn. 2 e 7 cod. pen.

    L'aggravante della violenza sulle cose (n.2) si integra quando, per commettere il furto, si usa energia fisica che determina rottura, danneggiamento, trasformazione o mutamento di destinazione di una cosa o di un presidio a tutela della cosa, rendendo necessario un ripristino; è sufficiente che l'energia sia rivolta allo strumento di protezione o a una componente essenziale del bene sottratto

  • art. 438 e ss. cod. proc. pen.

    Disciplina della definizione del procedimento con riti speciali; la richiesta di rito abbreviato depositata in udienza direttissima può riguardare tutte le imputazioni già contestate nel procedimento se l'imputato vi aderisce

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Limiti all'enunciazione dei motivi di impugnazione che l'imputato deve rispettare in sede di ricorso

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Disposizione che prevede la condanna alle spese processuali a carico del ricorrente in caso di rigetto del ricorso

  • art. 23 del d.l. n. 137 del 12/02/2022

    Previsione procedurale citata in relazione alla requisitoria scritta del Procuratore generale; qui usata per segnalare gli atti difensivi e le conclusioni del Pubblico Ministero

Massime di principio

  • Se l'imputato e il suo difensore accettano espressamente un rito speciale (es. direttissimo o abbreviato) per le imputazioni già formulate nella richiesta di convalida dell'arresto, l'accettazione può comprendere anche reati connessi purché originariamente contestati; la difesa deve verificare e, se necessario, limitare esplicitamente la procura speciale per evitare estensioni non volute
  • Nel reato previsto dall'art. 336 c.p. la valutazione è centrata sul dolo specifico e sulla volontà di costringere il pubblico ufficiale; non è necessario che la minaccia risultasse preventivamente 'idonea' a interferire con funzioni non ancora esercitate, per cui anche minacce poste dopo accertamenti possono integrare il reato
  • Per l'aggravante di cui all'art. 625 n.2 c.p. non è richiesta la rottura fisica della 'res' sottratta: è sufficiente l'uso di energia che provochi una trasformazione, un danneggiamento o un mutamento di destinazione della cosa o dei suoi presidi di protezione, ovvero il distacco di componenti essenziali che richiedano attività di ripristino
  • In caso di più imputazioni è prudente chiedere espressamente al difensore di specificare l'ambito della procura speciale e l'adesione a riti particolari, per evitare che l'accettazione implicita estenda il rito anche a reati che si intendevano escludere
  • Per contestare l'aggravante della violenza sulle cose è necessario dimostrare l'assenza di qualsiasi effetto sulla funzione o integrità del bene o dei suoi presidi, ossia provare che l'energia impiegata si sia risolta in una mera manipolazione senza danno, trasformazione o mutamento di destinazione

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